Dove stanno andando gli investimenti delle utility

immagineAumentano gli investimenti delle utility europee, a dispetto di un totale globale in declino (-4,3%), quest’ultimo spiegato essenzialmente dal forte calo nell’area pacifica (-45%). L’Europa, al contrario, è quella che segna la variazione positiva più consistente, e pari al 31%, e quella che ha investito nel 2016 oltre un quarto degli investimenti stanziati a livello globale. Questo in estrema sintesi quanto emerge dall’ultimo rapporto di Ernst&Young “Power transactions and trends”.

51 miliardi di dollari investiti – di cui oltre il 50% solo nell’ultimo trimestre – prevalentemente in infrastrutture di trasmissione e distribuzione. Questo è, in effetti, l’unico settore a veder crescere, dal 2015 al 2016, gli investimenti – da 15,5 a ben 29,1 miliardi di dollari – mentre si riducono significativamente gli investimenti in rinnovabili – di circa il 30%, dai 18,6 del 2015 ai 12,2 miliardi di dollari del 2016.

Gli investimenti in asset di generazione – sebbene già relativamente marginali nel 2015 (1,4 miliardi di dollari) – diminuiscono ulteriormente, scendendo a soli 400 milioni di dollari: nel 2016, infatti, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica (diminuiti complessivamente del 55% rispetto al 2011) raggiungono livelli mai toccati negli ultimi 12 anni, mettendo piuttosto in crisi il settore.

Come mostra la figura che segue, la quota spettante agli investimenti in infrastrutture di trasmissione e distribuzione – investimenti quasi raddoppiati nel giro di un anno – è l’unica a crescere dal 40% nel 2015 al 57% nel 2016 – mentre si è ridotta drasticamente (o meglio, dimezzata) l’incidenza degli investimenti in rinnovabili. Nonostante il consistente calo, però, le rinnovabili restano, per gli investitori, appetibili ed attraggono circa un quarto delle risorse economiche complessivamente investite nell’anno in Europa.

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L’attrattività di T&D e rinnovabili è quanto si riscontra non solo in Europa, ma a livello sostanzialmente globale: complessivamente, infatti, gli investimenti delle utility sono destinati a questi due settori per il 61%, a livello mondo, e per l’81%, a livello europeo. Questa tendenza è rappresentativa, appunto, dell’attuale squilibrio tra la scarsa offerta di progetti nei Paesi sviluppati – caratterizzati ormai da capacità in eccesso e prezzi bassi – e la disponibilità di capitali presenti in quelle stesse aree.

Nonostante le sfide del settore elettrico, gli investitori stanno infatti cercando di puntare su transazioni più complesse che consentano loro di avere dei ritorni economici. È in quest’ottica che vanno letti, ad esempio, l’investimento, annunciato da Enel lo scorso novembre, di 5 miliardi di dollari nella digitalizzazione dei suoi asset di rete, l’investimento di E.ON nella britannica Kite Power Solutions che si occupa di sviluppare tecnologie di generazione di energia eolica ad alta quota; o, ancora, l’acquisizione, da parte di Innogy, di BELECTRIC Solar & Battery, società attiva nel campo del solare fotovoltaico e dell’accumulo; o, infine, l’acquisto da parte di National Grid di 201 MW di capacità di storage per 86,4 milioni di dollari.

Le utility stanno insomma cercando riparo in tecnologie emergenti – come i sistemi di accumulo, ma anche la mobilità elettrica, reti e contatori smart e applicazioni digitali per il controllo attivo e da remoto della domanda di energia – fino a poco fa ritenute troppo rischiose. In tecnologie di questo tipo sono infatti stati investiti, a livello globale, circa 898 milioni di dollari nel 2016.

Informazioni sull'Autore

Giusy MASSARO

Laureata all’Università Commerciale L. Bocconi in Economia, con una tesi sperimentale sull’innovazione e le determinanti della sopravvivenza delle imprese nel settore delle telecomunicazioni.

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