10 regole d’oro per prevenire gli incidenti a rischio biologico

RISCHIO BIOLOGICOIl 5 ottobre si è tenuto a Roma il 6° Summit organizzato dall’European Biosafety Network. Questo incontro ha rappresentato un’importante espressione pubblica dell’impegno sociale europeo verso la prevenzione degli incidenti a rischio biologico, che hanno un notevole impatto sulla salute dei lavoratori e dei cittadini dell’Unione Europea.

Gli infermieri sono sicuramente la categoria professionale in assoluto più esposta in ambito ospedaliero, in quanto si trovano spesso in situazioni in cui sussiste un potenziale rischio di lesione o di esposizione a sangue o altro materiale potenzialmente infettivo. Le procedure più a rischio includono la raccolta di sangue, la cannulazione venosa e l’introduzione percutanea degli aghi di siringhe.

Le esposizioni occupazionali percutanee rappresentano quasi il 75% della totalità delle esposizioni a rischio biologico. In Italia, si tratta di un fenomeno che registra circa 100.000 incidenti mentre in Europa 1.200.000.

In assenza di interventi preventivi tecnologici o terapeutici, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo ogni anno si verificano oltre 3.000.000 di incidenti causati da strumenti pungenti o taglienti contaminati con HIV o virus dell’epatite B e C; questi causano il 37% delle epatiti B (pari a circa 66.000 casi), il 39% delle epatiti C (pari circa a 16mila casi) e il 4,4% delle infezioni da HIV (pari circa a 1.000 casi) contratte dagli operatori sanitari, cioè almeno 83.000 infezioni ogni anno direttamente riconducibili a un’esposizione professionale, di tipo percutaneo, a materiali biologici infetti.

I dati dell’Osservatorio Italiano 2017 sulla Sicurezza di Taglienti e Pungenti per gli operatori sanitari evidenziano che due infermieri su tre ammettono di mettere in pratica almeno un comportamento che li espone al rischio di incidenti per puntura o taglio; un terzo degli infermieri reincappuccia gli aghi usati, prassi esplicitamente proibita dal 1990. Anche lo smaltimento dei dispositivi contaminati nel 40% dei casi avviene in contenitori impropri, generando pure per il personale non sanitario, come ad esempio gli addetti alle pulizie, il rischio di pungersi.

Purtroppo, in Italia – nonostante l’eccellente legislazione sulla sicurezza del lavoro – resta ancora molto da fare relativamente all’adozione dei dispositivi di sicurezza, che dovrebbero andare a sostituire gli strumenti che l’operatore sanitario usa quotidianamente per svolgere il suo lavoro e che lo espongono a rischio di infezioni. Secondo i dati del Ministero della Salute relativi agli acquisti nel settore pubblico, la percentuale di conversione da dispositivi convenzionali a dispositivi di sicurezza è pari a poco più della metà relativamente ai soli dispositivi per accesso venoso periferico (gli aghi cannula), che sono i più pericolosi poiché raccolgono e trattengono sangue; per  gli altri dispositivi comuni (device per prelievo, aghi, siringhe con ago, etc.), invece, è molto più bassa.

Piani di prevenzione, formazione per gli operatori e disponibilità di dispositivi sempre più sicuri sono, invece, le tre strategie fondamentali per contrastare il fenomeno unitamente ad un cambiamento culturale. Talvolta, basterebbe mettere in pratica semplici regole per evitare punture accidentali e infezioni occupazionali:

  1. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, per prima cosa porta con te il contenitore rigido a prova di puntura per lo smaltimento.
  2. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, non avere fretta, non lasciarti distrarre.
  3. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, la distanza massima accettabile che l’ago dovrà percorrere è pari alla lunghezza del tuo braccio.
  4. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, chiediti se è necessaria.
  5. Quando stai per effettuare una procedura che preveda l’uso di aghi o taglienti, chiediti se il dispositivo che stai per usare è quello corretto. se hai a disposizione un dispositivo che integra un meccanismo di sicurezza, usalo.
  6. Quando hai effettuato la procedura, smaltisci immediatamente il dispositivo che hai appena usato in modo definitivo, nel contenitore idoneo.
  7. Non lasciare mai un ago o un tagliente in giro, anche quando è sterile, o non è stato usato su un paziente.
  8. Non aspettare di avere un’esposizione a rischio: vaccinati contro i patogeni trasmissibili in ospedale.
  9. Se nonostante tutte le precauzioni, durante o al termine della procedura, per un movimento brusco del paziente o per altra causa imprevedibile, l’ago o il tagliente ti feriscono, rimani calmo.
  10. Impara dal tuo incidente o da quello del tuo collega. le denunce servono anche a questo.

In tal modo, si potrebbero evitare fino a 53mila incidenti a rischio biologico, 550 mila ore lavorative perse e 16 mila giornate di malattia. Ogni anno in Italia vengono spesi almeno 36 milioni per far fronte alle conseguenze delle ferite accidentali da aghi cavi. Si tratta di una cifra sottostimata, considerando che la metà degli incidenti non viene denunciata dagli operatori, il più delle volte per sottovalutazione del rischio o per modalità di notifica troppo complesse.

Informazioni sull'Autore

Maria Rosaria DELLA PORTA

Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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