Le ricette di policy per una svolta digitale dei consumatori italiani

identità-140222002401_mediumIl Rapporto 2017 sui Consumatori di I-Com ha messo in risalto le straordinarie opportunità derivanti dai nuovi strumenti digitali, tra i quali l’utilizzo massivo dei dati e l’Intelligenza Artificiale sono due facce di una medaglia che assume un valore economico sempre maggiore. Gli ambiti di applicazione sono i più svariati ma in pressoché tutti, direttamente o indirettamente, i cittadini-consumatori sono al centro di questo cambio di paradigma.

Naturalmente, questa rivoluzione in atto contiene alcune sfide e potenziali criticità, molte ancora in fase di comprensione e declinazione, da affrontare con urgenza e con la dovuta attenzione.

La prima sfida in assoluto è assicurare che il numero maggiore possibile di persone sia nelle condizioni di cogliere le nuove opportunità.

In questo senso, continua a preoccupare l’immaturità dell’Italia nell’utilizzo dei servizi digitali. Proprio quando finalmente il nostro Paese comincia ad essere dotato di infrastrutture di connettività che nel giro di pochi anni potranno ben posizionarlo rispetto al resto d’Europa (come d’altronde già succede nel mobile).

Oltre a continuare a spingere sull’infrastrutturazione, ed in particolare sulla fibra ottica e sul 5G che consentiranno un importante salto tecnologico, occorre prevedere la rapida implementazione di politiche di sostegno all’acquisizione delle skill digitali e all’accesso alle tecnologie abilitanti, in modalità tecnologicamente neutrale. A questo riguardo, appare importante favorire la digitalizzazione dei modelli di business sia dell’industria che dei mercati, ossia far sì che il modo di offrire prodotti o servizi diventi, da analogico, sempre più digitale. In questo processo di maturazione un forte contributo può essere offerto dalla PA e dalla digitalizzazione dei suoi servizi, con un switch off di almeno alcune delle modalità attuali di accesso fisico.

La piena digitalizzazione della società italiana è una condizione necessaria ma non sufficiente per poter sfruttare appieno le potenzialità offerte dai cosiddetti “Big Data”.

Innanzitutto, appare fondamentale che il sistema educativo e formativo investa risorse adeguate nello sviluppo di figure chiave quali data scientist, data architect ed esperti in Data Management. È poi fondamentale trovare un punto di equilibrio adeguato tra la libera circolazione dei dati e la tutela della privacy. Il tema si pone con particolare urgenza per l’implementazione di strumenti di Intelligenza Artificiali, basati su un’enorme mole di dati e sui quali occorre creare un terreno di regole che consenta all’Unione Europea di giocarsi la partita ad armi pari con Stati Uniti e Cina, che stanno già investendo risorse enormi nel campo.

L’implementazione dell’IA deve essere accompagnata da una riflessione attenta su privacy, sicurezza e protezione dei dati personali. Bisogna creare un sistema che consenta, attraverso la trasparenza, di far capire le enormi potenzialità dell’intelligenza artificiale e che porti a scelte basate su consapevolezza e consenso, e che sia, inoltre, in grado di minimizzare le asimmetrie informative.

Occorre dunque favorire un’informazione chiara, obiettiva e affidabile affinché i cittadini, gli utenti, i consumatori, le aziende, le istituzioni e la società in generale abbiano una comprensione accurata ed equilibrata dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni.

Un primo banco di prova sarà costituito dall’entrata in vigore, a maggio 2018, del Regolamento 2016/679 sulla protezione dei dati personali.

Un ulteriore tema che preoccupa molto le aziende che adottano sistemi di intelligenza artificiale concerne la responsabilità. Secondo molti osservatori, le norme tradizionali potrebbero non essere sufficienti in quanto non consentirebbero di determinare qual è il soggetto cui incombe la responsabilità del risarcimento né di esigere da tale soggetto la riparazione dei danni causati. Sembrerebbe dunque necessario fare uno sforzo a livello legislativo, in sede europea e/o nazionale, per una più ampia declinazione del concetto di responsabilità.

Uno dei timori frequentemente evocati quando si discute di intelligenza artificiale e di robotica riguarda infine l’impatto sul mercato del lavoro. Diversi studi affermano che il consolidarsi dei sistemi di intelligenza artificiale trasformerà l’occupazione piuttosto che ridurla. Sicuramente è di prioritaria importanza creare le competenze del futuro che, proprio grazie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, potranno offrire grandi opportunità di occupazione. La sfida principale non riguarda soltanto la creazione di nuove figure professionali, ma anche l’adattamento di quelle esistenti al nuovo eco-sistema del lavoro. Occorre dunque pensare al percorso formativo in un’ottica sempre più multidisciplinare, che consenta di acquisire ampie competenze di cybersecurity, legali, tecnologiche.

A proposito di cybersecurity, tema sul quale il Rapporto I-Com sui Consumatori di quest’anno si sofferma estensivamente, il lavoro a livello italiano deve sempre di più intrecciarsi con quello europeo, con l’Italia in grado di giocare un ruolo propulsivo nella Strategia europea in via di definizione.

A livello europeo, appare urgente un’effettiva politica comune di ciberdifesa europea, attraverso la messa a sistema delle migliori esperienze provenienti dagli Stati membri e dai relativi centri di studio e ricerca, maggiori fondi per il sistema di sicurezza cibernetica europea e una governance quanto più armonizzata del sistema europeo di cyberdefense.

Fondamentale appare anche la creaazione di un unico sistema di certificazione, con unici standard a cui attenersi per garantire la sicurezza cibernetica dei prodotti e servizi in circolazione in tutto il Mercato Unico. Per garantire maggior efficienza a tale sistema di certificazione, a livello comunitario, potrebbe essere utile unificare anche gli organismi di valutazione, con la creazione di un unico organismo europeo che abbia il compito di recepire le richieste di certificazione e la contestuale verifica.

A livello europeo e nazionale, occorre anche lavorare sui processi di formazione e istruzione dei cittadini dell’UE, in particolar modo, incremento delle opportunità di formazione multidisciplinari, dal piano giuridico ed economico, fino agli aspetti tecnico-informatici. Avendo come prospettiva la crescita di una consapevolezza diffusa anche degli aspetti più controversi della Rete tra i cittadini, soprattutto tra i nativi digitali, attraverso una politica di educazione civica alla sicurezza informatica, che parta dalle scuole. E che possa preparare davvero il cittadino-consumatori di oggi e di domani a cogliere le tante opportunità offerte dalla rete, ponendo il giusto livello di attenzione ai rischi.

Informazioni sull'Autore

Stefano DA EMPOLI

Presidente di I-Com, che ha fondato nel 2005, insegna economia politica e politica economica nell’Università Roma Tre.

daempoli@i-com.it twitter @daempoli

Visualizza tutti gli articoli di Stefano DA EMPOLI →