L’Oms pubblica la sua prima lista dei test diagnostici essenziali

First-ever WHO list of essential diagnostic tests to improve diagnosis and treatment outcomes”. Così l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha annunciato, il 15 maggio 2018, la pubblicazione della sua prima Essential Diagnostics List, un catalogo contenente i test ritenuti essenziali per la diagnosi delle patologie più comuni e delle malattie su cui è prioritario intervenire a livello globale.

La mancanza di test diagnostici o il ricorso a test sbagliati può infatti portare non solo al protrarsi della sintomatologia, ma anche alla morte dei pazienti. L’Oms ha dunque pubblicato una lista di test in vitro, da effettuarsi su campioni biologici quali ad esempio sangue e urine, contenente 113 prodotti, di cui 58 utili per il rilevamento e la diagnosi di un’ampia gamma di patologie comuni, mentre i restanti 55  per l’individuazione, la diagnosi e il monitoraggio delle malattie definite “prioritarie”, quali l’HIV, la malaria, la tubercolosi, l’epatite C e B, il papilloma virus e la sifilide.

In base al loro grado di complessità è inoltre possibile effettuare una ulteriore suddivisione in test che, non richiedendo personale specializzato o elettricità (come i glucometri per l’individuazione del diabete o i test per la diagnosi rapida di malaria acuta nei bambini) si prestano ad essere usati nelle strutture di assistenza sanitaria di base, dove i servizi di laboratorio risultano spesso scarsi o inesistenti, e in altri test che, essendo più sofisticati, sono destinati a strutture mediche più grandi.

Le conseguenze, in termini di salute e costi sanitari, dovuti ad una mancata o tardiva diagnosi non sono difficili da immaginare: attualmente si stima ad esempio che il 46% degli adulti con diabete di tipo 2  non sia stato diagnosticato a livello globale, mentre sappiamo che la diagnosi tardiva di malattie infettive come l’HIV o la tubercolosi ne aumenta il rischio di diffusione rendendole più difficili da trattare.

L’Essential Diagnostics List dell’Oms funge dunque da punto di riferimento per tutti i Paesi, che possono così aggiornare o sviluppare la propria lista diagnostica essenziale, adattata a livello locale, garantendo inoltre ai cittadini forniture adeguate e personale ben formato. Tale lista, alla cui realizzazione ha contribuito un gruppo di 19 esperti, verrà regolarmente aggiornata dall’Oms e tenderà ad espandersi nei prossimi anni.

La lista dei test diagnostici essenziali nasce dunque per rispondere all’esigenza di incrementare l’accesso alla diagnosi e ridurre il numero delle diagnosi errate, consentendo dunque a medici e pazienti di ottenere esiti migliori dai trattamenti somministrati.

Informazioni sull'Autore

Cinzia ARU

Laureata in Biotecnologie Mediche presso l'Università di Tor Vergata nel 2012, ha conseguito un master in Management e Marketing Farmaceutico nel 2013. Il forte interesse verso gli aspetti giuridici ed economici del farmaco ne ha promosso il passaggio dalla ricerca di laboratorio, riguardante soprattutto nanotecnologie e cellule staminali, alla consulenza. Dal 2014 svolge attività di consulenza in ambito farmaceutico/sanitario mirata alla promozione dell'innovazione.

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