Digitalizzazione: la governance non basta, occorrono le risorse

Articolo blog
Giovanni GANGEMI

Un anno fa (giugno 2012) il decreto sviluppo del governo Monti dava vita all’Agenzia per l’Italia Digitale, che fondeva le competenze di DigitPA (già CNIPA), Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione e Dipartimento per la Digitalizzazione ed Innovazione tecnologica. Alcuni mesi dopo (ottobre), il decreto Crescita 2.0 fissava le priorità dell’Agenda digitale del nostro Paese e poche settimane dopo avveniva la nomina di Agostino Ragosa alla direzione della nuova Agenzia, resa però effettiva solo alcuni mesi più tardi. Più recentemente, il nuovo governo Letta ha creato una seconda figura, quella di Francesco Caio, come responsabile dell’Agenda Digitale per conto di Palazzo Chigi, che Letta stesso ha ribattezzato Mr Agenda Digitale nel tweet di investitura. Proprio negli stessi giorni è avvenuta la nomina di Antonio Catricalà (già sottosegretario) a viceministro dello sviluppo economico, con delega alle telecomunicazioni.

Qualcuno paventa l’effetto “spezzatino” delle competenze tra i vari soggetti coinvolti, con il timore che ci possa essere una pericolosa sovrapposizione e mette in guardia dal possibile rischio che il già lento cammino dell’Italia verso la digitalizzazione si fermi del tutto. C’è da sperare – evidentemente – che non sia così e che invece i tre organismi trovino una virtuosa cooperazione. Il punto, però, è che non si tratta (solo) di una mera questione di governance. I soggetti messi in campo possono essere tanti o pochi, purché siano dotati delle risorse sufficienti. Il vicedirettore generale della DG Connect, Roberto Viola, ha richiamato l’attenzione sui 10 miliardi di fondi strutturali non ancora spesi dall’Italia, parte dei quali potrebbero (e dovrebbero) essere usati per colmare i ritardi infrastrutturali del nostro Paese. Gli ha fatto eco il Commissario Neelie Kroes, che ha sottolineato la necessità, ed anzi l’urgenza, di investire nella banda larga ultraveloce in Italia. L’argomento è più che mai sensibile, vista la congiuntura e la scarsezza delle risorse in generale, ma pure, ed anzi proprio in una situazione di emergenza, gli investimenti nel digitale devono essere considerati come prioritari e come condizione imprescindibile per la ripresa economica del nostro Paese.

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