Il circolo vizioso del sotto-finanziamento del SSN: la parola a medici e operatori sanitari

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Davide INTEGLIA

Il 70% di adesioni tra medici, veterinari, tecnici, amministrativi e dirigenti del SSN e un blocco di 4 ore ad ogni inizio turno degli interventi operatori non urgenti e visite ambulatoriali, ma anche dei controlli veterinari e delle ispezioni nei mercati ortofrutticoli e ittici. Sono solo alcune manifestazioni del disagio espresso dagli operatori del settore sanitario e para-sanitario nello sciopero del 22 luglio scorso, indetto per denunciare a gran voce la continua riduzione delle risorse destinate alla Sanità, che rischia di compromettere l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza e di ridurre l’accesso alle cure da parte dei cittadini.

In poche parole, secondo i medici, in gioco c’è il corretto funzionamento dell’intero sistema. I punti del dissenso riguardano il problema del precariato dei giovani medici (circa 10.000), la formazione, il blocco del turnover – che interessa circa 20.000 medici e dirigenti sanitari – e, in particolare per questi ultimi, il congelamento dei contratti e delle retribuzioni per il quadriennio 2010-2013.

Pesa molto anche il taglio di dieci miliardi di risorse destinate alle Regioni, il cui bilancio è assorbito in media per il 70% dal settore socio-sanitario. Se da un lato si prevede, con esplicite disposizioni normative, il potenziamento dell’assistenza, dall’altro lato, l’impoverimento delle risorse destinate al SSN rischia di ripercuotersi sull’intera organizzazione dell’assistenza ospedaliera e territoriale.

Gli operatori temono la creazione di un circolo vizioso che, attraverso la continua riduzione delle risorse destinate al SSN, riduca in maniera generalizzata e strutturale la capacità dei medici e degli operatori di garantire la stessa qualità nell’assistenza, situazione che potrebbe poi giustificare – su basi errate – un’ulteriore penalizzazione degli stessi professionisti.

Questi ultimi, dunque, richiedono standard minimi organizzativi nelle strutture di ricovero che possano consentire loro di operare con strumenti e risorse idonee, e chiedono – parallelamente – che vengano ridiscussi i parametri della responsabilità professionale e delle polizze assicurative del personale medico, alla luce della situazione di precarietà in cui essi si trovano ad operare.