Energia e clima: una sfida e un destino comune

Articolo blog
Federico Girolamo LIOY

Assicurare un’energia più competitiva e ambientalmente sostenibile è una delle sfide più rilevanti per il futuro dell’Italia e dell’Unione. Le politiche energetico-ambientali dell’UE per gli anni successivi al 2020 saranno decise nel Libro verde per l’energia e il clima 2030, in discussione in questi mesi. L’Italia ha assunto per il 2030 la posizione di avere un unico target vincolante a livello europeo sulle emissioni di anidride carbonica (CO2) con un atteggiamento neutrale dal punto di vista tecnologico, permettendo a ogni Paese di seguire nel modo più efficace possibile e cost effective le proprie “vocazioni” naturali e industriali, trovando il proprio giusto mix tra efficienza, rinnovabili e altre forme di riduzione delle emissioni (ad esempio applicazione di CCS a tecnologie termoelettriche). Il target unico sulle emissioni è sicuramente il migliore per consentire il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e di sostenibilità del sistema energetico al minor costo e si coniuga soprattutto con i principii che ispirano la creazione di un mercato unico europeo dell’energia. La definizione di un macro-obiettivo più flessibile correggerebbe le storture del sistema energetico europeo attuale, che manifesta uno sviluppo schizofrenico dei mix energetici nazionali (nelle principali economie come la Germania, l’aumento benvenuto di rinnovabili si sta accompagnando a un aumento dell’utilizzo del carbone) per raggiungere obiettivi vincolanti statali, senza agire invece in modo coordinato a livello comunitario.

Per quanto riguarda il sistema ETS (emissions trading system), ritengo che debba essere il punto di riferimento delle politiche energetiche e climatiche della UE. In tal senso è necessario rilanciare e sostenere l’iniziativa europea di backloading delle quote ETS del mercato della Co2. Questo provvedimento, votato il 3 luglio dal Parlamento europeo e in via di discussione in sede di triloghi, con Consiglio e Commissione, ha l’obiettivo di rilanciare il mercato europeo dei diritti di emissione della Co2 cercando di sostenere il prezzo delle quote, ormai arrivato ai 3-4 €/tCo2, e l’efficacia del mercato stesso. Un prezzo così basso non permette infatti di reperire le risorse necessarie per finanziare gli investimenti europei in Low Carbon Technologies, permettendo lo sviluppo di innovazioni sostenibili, da cui possano discendere posti di lavoro nell’Unione.

A livello extraeuropeo, gli assetti globali nel settore energetico stanno cambiando molto rapidamente in quanto, tra il 2016 e il 2018, USA e Canada saranno autosufficienti ed esportatori di energia: una situazione insperata fino a qualche anno fa. Gli Stati Uniti, con il grande sviluppo dello shale gas e la sostituzione nel loro mix energetico del carbone con il gas, sono riusciti a rispettare i vincoli di Kyoto (da loro peraltro non sottoscritti) e si preparano, dopo il recente discorso di Obama alla Georgetown University, a battersi per una lotta globale al riscaldamento climatico. Lo faranno con un ampio programma per ridurre l’inquinamento e preparare il Paese, mediante politiche di adattamento all’impatto già in essere del cambiamento climatico. Gli Stati Uniti si troveranno a guidare l’impegno per combattere il surriscaldamento del pianeta con l’obiettivo soprattutto di raggiungere un futuro accordo sul clima entro il 2015, come previsto dopo la conferenza di Doha. L’Europa e l’Italia, che sono da sempre protagonisti della sfida ai cambiamenti climatici, non mancheranno di sostenere l’iniziativa per un accordo globale e concreto sui cambiamenti climatici prima che il surriscaldamento, oramai previsto di quattro gradi di qui al 2050, non diventi irreversibile per il pianeta.

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