Quando le lobby “usano” la democrazia partecipativa

Siamo portati a pensare che l’interazione tra chi riveste un incarico politico e un lobbista si svolgano su un piano autonomo e privilegiato rispetto ai canali di partecipazione tradizionali. Non è così, per varie ragioni. Ad esempio perché l’amministrazione non ha i fondi necessari per gestire separatamente la partecipazione dei cittadini da quella delle industrie. Oppure perché mancano gli skills tecnici e politici necessari.

Ma il caso più interessante di sovrapposizione tra l’attività di pressione dei gruppi di interesse e quella dei singoli cittadini si verifica quando sono gli stessi gruppi di pressione ad adottare strategie di lobbying in cui è prevista la mobilitazione di parti più o meno ampie della società civile. Gli esempi sono numerosi. All’inizio del 2013 l’Internet Association americana, associazione che difende gli interessi delle aziende informatiche, ha creato una piattaforma online per coinvolgere “the average Joe” – l’equivalente del nostro “signor Mario Rossi” – nell’esercizio di pressioni sul Congresso. La piattaforma si compone di 14 sezioni, alle quali corrispondono altrettanti temi legati alla disciplina di internet. Tutti i cittadini americani sono stati invitati ad assumere il ruolo di lobbisti e scrivere ai membri del Congresso. Sempre negli Stati Uniti sono ricorse a strategie simili la multinazionale dell’online selling eBay (attraverso l’invio di un messaggio di posta elettronica a tutti gli utenti registrati alla propria piattaforma) e numerose startup come Uber e Sidecar (entrambe impegnate nella mobilità urbana).

Il fenomeno, comunque, è noto anche al di fuori dei confini nazionali. Molto spesso le campagne di lobbying esercitate nei confronti dei regolatori globali passano attraverso la sensibilizzazione delle comunità nazionali. Si potrebbe citare l’esempio di Avaaz, piattaforma online di advocacy, che consente a chiunque di mobilitare la comunità su un tema, ma che di fatto è utilizzata spesso dalle organizzazioni non governative per accrescere l’impatto mediatico della propria azione.

Pregi e difetti? Uno per parte. Il vantaggio della mobilitazione democratica dei gruppi di pressione è il valore che, indirettamente, viene attribuito alle forme di interazione democratica tra cittadini e istituzioni. Ed è anche il difetto principale. Perché il valore non è diretto – non deriva cioè dall’uso che i cittadini fanno spontaneamente di un canale di partecipazione – ma indiretto, funzionale cioè alle esigenze dei gruppi di pressione.

Direttore Area Istituzioni dell'Istituto per la Competitività (I-Com). E’ Professore in “Media, Activism & Democracy” presso la New York University – Florence, e Professore in “Global Advocacy” presso la Vrije Universiteit di Brussels.

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