Digital divide: un Paese quasi connesso. O no?

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Giovanni GANGEMI

Nell’Osservatorio trimestrale sulle telecomunicazioni (dati aggiornati al 30 giugno 2013), Agcom ha introdotto una interessante statistica che mancava nelle precedenti versioni, a proposito del digital divide. Complessivamente, rileva l’Authority, il 4,0% degli italiani si trova in una situazione di digital divide, ovvero 2,370 milioni di cittadini. Sottolinea Agcom che questo risultato si ottiene anche grazie alla presenza del broadband mobile, che garantisce a circa metà della popolazione tagliata fuori dalla banda larga fissa, pari all’8,8%, di connettersi alla broadband. Appare interessante notare che solo il 3,2% della popolazione non accede ai servizi in banda larga su rete fissa per colpa dell’assenza totale del servizio.

Per una volta, il digital divide non rappresenta una spaccatura regionale del Paese. Tra le regioni più virtuose, oltre a Lombardia e Lazio, trainate evidentemente dal ruolo delle grandi aree metropolitane di Milano e Roma, figurano Puglia, Sicilia e Sardegna, mentre Piemonte, Veneto e persino l’Emilia Romagna hanno risultati sotto la media, anche se in fondo alla classifica troviamo Molise, Basilicata e Calabria.

La necessità di operare per colmare questo divide è urgente, perché, per quanto minoritaria, una parte comunque significativa del Paese non può essere lasciata senza internet. Occorre puntare ancora sul mobile, così come su altre tecnologie alternative, come quella del satellite, esattamente come si è fatto per il digitale terrestre, con il lancio della piattaforma TivùSat.

Ma – come già sottolineato più volte dalle colonne di questo blog – la disponibilità del servizio da sola non basta a connettere un Paese dove, a giugno 2013, gli accessi a banda larga fissa non hanno ancora raggiunto i 14 milioni, come certificato dallo stesso Osservatorio dell’Agcom. Certo, la banda larga mobile continua ad aumentare, sia in termini di Sim con traffico dati (34,3 milioni, +20% su base annuale), che in termini di chiavette (8,6 milioni, +24,6%), ma molte di queste utenze sono già utenze che dispongono della banda larga fissa nelle loro abitazioni. Il problema di far connettere una parte della popolazione che riceve la banda larga ma decide di non utilizzarla resta una priorità altrettanto importante.

Ed un’ultima riflessione: qui stiamo parlando di banda larga come velocità a 2Mbps: siamo sicuri che questo sia ancora uno standard accettabile e valido, quando l’Agenda Digitale Europea ci chiede di connettere metà della popolazione a 30 Mbps entro il 2020?

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