Cure Transfrontaliere: dal 4 Dicembre attivi i punti di contatto nazionale

Non sono pochi i nodi che il nostro Paese dovrà sciogliere riguardo la Direttiva 2011/24/UE sull’applicazione dell’assistenza sanitaria transfrontaliera, il cui decreto legislativo di attuazione – previsto per il 25 ottobre scorso – sarà emanato non oltre il 4 dicembre.

Il dibattito tra gli addetti ai lavori è stimolante, poiché in gioco non vi è solo il rischio di spalancare le porte al tanto temuto “turismo sanitario”, rischio contro cui a livello nazionale (e sovranazionale) siamo stati più volte rassicurati. Si sta piuttosto lavorando per poter garantire quella trasparenza informativa su opportunità e prestazioni garantite sui territori dei 27 Paesi dell’area Ue.

La questione delle autorizzazioni preventive, il sistema di tariffazione e dei rimborsi, il riconoscimento delle prescrizioni e l’erogazione dei farmaci prescritti, sono senza dubbio gli ostacoli principali da superare nell’implementazione delle misure volute da Bruxelles, insieme a quello dell’individuazione dei centri d’eccellenza sui singoli reparti e strutture. L’Italia è pronta a cogliere la sfida e a trasformarla in un’occasione concreta – e ormai non rinviabile – di svecchiamento del nostro Sistema Sanitario. Si è dunque consapevoli di questo cruciale passaggio, che non può essere un salto nel buio, ma allo stesso tempo la Direttiva trova il nostro Paese disorganizzato su molti fronti, tra cui la disomogeneità qualitativa e quantitativa dell’assistenza sanitaria sul territorio nazionale.

Lo ha sottolineato il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute  – il Dott. Francesco Bevere, nel corso di un incontro organizzato da Cittadinanzattiva sul tema delle cure trasnfrontaliere. Bevere ha portato una “buona notizia”, riferendosi alla previsione nella recente Legge di stabilità, di uno stanziamento di 121 milioni di euro da destinare proprio all’attuazione della Direttiva. Parte di questo budget sarà assorbito dal rafforzamento della comunicazione tra operatori e cittadini-pazienti, tema trasversale a tutte le altre questioni. Su questo aspetto la Direttiva prevede che vengano realizzati in ognuno dei Paesi membri dei National Contact Point (Punti Nazionali di Contatto) per offrire orientamento ed informazioni sui servizi e le cure disponibili negli altri Stati dell’Unione Europea, in base al tipo di assicurazione sanitaria di cui il cittadino è titolare nel Paese di origine. I Punti di contatto dovranno servire anche a fornire assistenza sulle diverse fattispecie presentate dagli utenti, e a dirimere controversie e contenziosi che si potrebbero presentare.

Il Ministero ammette che il Piano è stato individuato ma di fatto non è ancora attiva la piattaforma web né è stato predisposto un numero verde cui i cittadini italiani e stranieri possano far riferimento, anche se lo stesso Ministero assicura che il tutto sarà operativo entro il 4 dicembre. Sul territorio nazionale sembra ci siano accordi per la costituzione di Punti di contatto regionali in Veneto, Liguria, PA di Trento e Valle d’Aosta, ma anche in questo caso nulla è ancora stato attivato.

Considerando che tra i diritti dei pazienti recepiti dalla Carta Europea dei Diritti del Malato, e maggiormente evidenziati nella Direttiva, figurano il diritto all’accesso e il diritto all’innovazione, e sapendo che proprio in Italia la differenziazione tra i sistemi sanitari regionali è forte, ci si augura che l’attuazione della Direttiva avvii una riforma organica del rapporto tra stato e regioni nella programmazione sanitaria e nella politica farmaceutica.

Bisogna infatti evitare che si inneschi una migrazione sanitaria da parte dei cittadini italiani verso l’estero per via della mancanza di servizi o di farmaci in una particolare regione, anche se disponibili in altre regioni italiane. Questo sarebbe un paradosso, dal momento che un paziente italiano, pur potendo trovare il servizio o il farmaco in Italia, invece di remunerare il servizio sanitario italiano, va a remunerare quello di un altro Paese all’interno dell’Unione europea.

Coordinatore Scientifico Area Innovazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende Sanitarie dell’Università Cattolica, e un MA in European Economic Studies al College of Europe di Bruges.

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