Eppure la banda ultra-larga si muove

Articolo blog
Giovanni GANGEMI

Sotto la cenere del digital divide che separa l’Italia dall’Europa tecnologicamente evoluta, cova anche da noi un po’ di brace a banda ultra-larga. Qualcosa si muove nelle reti NGN italiane. Non forse con la velocità dell’ultra-broadband a 100Mbps (velocità che sembra mettere i brividi solo a pensarla, ma che per altro in Asia non fa più notizia), ma pur sempre meglio dello stallo che ha caratterizzato gli ultimi anni di un mercato così fondamentale per lo sviluppo e la competitività del Paese.

La settimana scorsa Telecom ha annunciato, contestualmente alla presentazione della trimestrale di settembre, un update del piano industriale 2014-2016, con un focus particolare sugli investimenti nelle reti di nuova generazione, specialmente nel segmento del fisso. Un investimento da 3,4 miliardi su un totale di 9, anche se una preoccupante nota in fondo alla slide aggiunge “including public funds”… Telecom punta ad accelerare la copertura della rete NGN, che arriverà al 40% nel 2015 e oltre il 50% nel 2016. Sulla scia di Telecom si è posta Fastweb, che proprio grazie ad un accordo con Telecom Italia nel settembre dell’anno scorso, ha avviato un piano per portare la fibra ad altri 3,5 milioni di abitazioni, oltre ai 2 milioni che già copre entro il 2014. Fastweb ha già avviato i lavori in diversi capoluoghi (oltre ai grandi centri in cui era già partita).

L’accordo Telecom-Fastweb, ha spinto Vodafone e Wind (che con Fastweb aveva lanciato un’alleanza chiamata “Fibra per l’Italia”) a cercare una soluzione alternativa rivolgendosi a Metroweb. In un Paese privo di reti via cavo pare forse l’unico modo se non si vuole essere costretti a passare dalla rete Telecom. L’accordo tra i due operatori e la società che detiene ben 7.000 Km di fibra ottica prevede la copertura di 30 città entro il 2015. Un piano che Vodafone ha già cominciato ad attuare il piano ed a Milano ha coperto 45mila unità abitative.

Di fronte a questo dinamismo, però, si pongono due domande. In primo luogo, i nuovi piani degli operatori coprono centri urbani medio-grandi, ovvero le zone dove c’è mercato. In molti in realtà i piani degli operatori sono destinati, come ha ricordato ieri Alessandro Longo in un suo articolo su La Repubblica di ieri, a coprire le stesse zone e le stesse abitazioni. Cosa accadrà nelle zone dove il mercato è minore o dove non ce n’è per nulla? Qual è il piano dello Stato per evitare una forte spaccatura del Paese ed un nuovo digital divide? In secondo luogo, molte di queste coperture porteranno la fibra fino agli armadi di strada (FTTC, Fibre to the cabinet). E’ una soluzione più economica e senz’altro un buon compromesso utile a raggiungere gli obiettivi dell’agenda digitale europea, che chiede una copertura a 30Mb di almeno il 50% della popolazione, ed è la soluzione adottata da molti player, tra cui BT e Deutsche Telekom. Ma, come si chiede anche Roland Montaigne, analista dell’osservatorio Idate sulla fibra ottica, quali garanzie ci sono che tutto ciò permetta di potere garantire, in tempi ragionevoli, l’upgrade al Fibre to the home (FTTH), cioè la fibra che arriva direttamente a casa? Siamo davvero difronte ad una tecnologia “future-proof”? E, infine, che impatto avrà il congelamento dello scorporo della rete Telecom, che sembra emergere dalla nuova strategia della società?

 

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