Le politiche dell’austerity penalizzano il servizio sanitario

Il settore sanitario rischia di essere una vittima delle politiche dell’Austerity, nonostante le eccellenze italiane riconosciute in tutto il mondo, nonostante i progressi nella pratica clinica sperimentata negli istituti di eccellenza come gli IRCCS. Per fortuna le nuove previsioni in materia finanziaria del Governo hanno risparmiato da tagli, ma in realtà la politica dell’austerity colpisce “in sordina”, non permettendo al settore di ripartire. Ci serve, dunque, discontinuità. Serve uno scatto per far ripartire il settore, e questo può avvenire solamente con un investimento adeguato sul personale sanitario e maggiori strumenti per migliorare le performance organizzative delle strutture sanitarie.

E’ quanto dice anche AMREF, nel convegno organizzato a Roma a dicembre in collaborazione con IPASVI e FNOMCeO. Nel 2010 nell’Europa a 27 il settore sanitario garantiva 17,1 milioni di posti di lavoro, l’8% dell’occupazione globale. Il problema constatato anche dall’organizzazione, che conosce bene anche Paesi e sistemi in cui la scarsità di risorse, soprattutto umane, è strutturale e di fatto determina una incapacità del settore di fornire le cure di prima necessità alla popolazione, è che la spesa per il personale è vista come un costo e non come un investimento. Nelle politiche di Austerity la scure passa sulle risorse umane, ma non coinvolge ancora adeguatamente il management in ristrutturazioni delle aziende e nella riorganizzazione dei servizi, con un adeguato controllo di gestione.

La vera risorsa del sistema sanitario, in Italia, sta proprio nella riorganizzazione dei servizi, e nel risparmio proveniente dalla correzione della cattiva gestione. Bisogna trovare meccanismi incentivanti per indurre il management sanitario a nuove strategie organizzative in grado di valorizzare il personale e incidere su altre forme di spesa. Per questo occorre rivolgersi a tutti gli interlocutori, compresi i sindacati, nel migliorare gli strumenti di contrattazione e puntare al coinvolgimento del personale dipendente e dei professionisti nella vita dell’azienda sanitaria.

Coordinatore Scientifico Area Innovazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende Sanitarie dell’Università Cattolica, e un MA in European Economic Studies al College of Europe di Bruges.

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