La pianificazione delle risorse frequenziali: forse a metà del guado?

L’Osservatorio AGCom ha registrato nel quarto trimestre 2013 un aumento del traffico dati del 32,7%, in linea con l’incremento del registrato nel 2012. Si tratta di un trend ormai consolidato frutto della straordinaria diffusione dei devices mobili (smartphone e tablet) e, da ultimo, dello sviluppo dell’internet of things che, seppur ancora in fase iniziale, racchiude enormi potenzialità. La massiccia e crescente richiesta di banda mobile rende dunque sempre più urgente un’attenta riflessione sullo spettro che individui, da un lato, risorse frequenziali aggiuntive da destinare al mobile e, dall’altro,  tecniche di utilizzo dello frequenze che garantiscano maggiore efficienza.

Se come evidenziato dagli esperti del settore il fabbisogno per l’Italia ammonta a circa 500 Mhz, è chiaro che non è più rinviabile la redazione di un inventario delle frequenze che fornisca una rappresentazione puntuale dello spettro, descriva gli attuali utilizzi – e sottoutilizzi – e rintracci le criticità indicando i margini di miglioramento nello sfruttamento delle risorse a disposizione.

L’Italia continua ad accumulare un certo ritardo sia nel censimento delle risorse frequenziali, sia nell’adozione di una strategia che assicuri un migliore sfruttamento delle medesime.  Sono molti i nodi ancora da sciogliere. Per quanto riguarda la banda sui 2,3 Ghz, mentre a livello europeo è stata indicata come la banda per un possibile utilizzo destinato all’LSA ed in alcuni paesi – si pensi alla Francia – l’implementazione è già ad un buon stato di avanzamento, in Italia tale banda è utilizzata – e certamente sottoutilizzata – per scopi molteplici che vanno dagli usi amatoriali, agli utilizzi militari, ai servizi di emergenza. È vero che oltre alle difficoltà che l’LSA pone, in generale, nella definizione del  pricing da adottare per la condivisione delle risorse frequenziali, nell’individuazione dei tempi e dei modi di tale condivisione e nella predisposizione di un database a ciò destinato, l’Italia si trova ad affrontare problematiche ulteriori legate alle peculiarità paesaggistiche che rendono più complessa l’individuazione delle problematiche interferenziali ed alla circostanza che probabilmente su tale banda non esiste un soggetto effettivamente dominante ma tanti piccoli operatori che fanno un uso privato di queste frequenze rendendo difficoltosa la definizione di incumbent. Anche in relazione alla preziosissima banda dei 700 Mhz il ritardo accumulato rende urgente una pronta azione. Ed infatti, nonostante sia stato deciso a  livello internazionale di destinarla già nel 2015 all’uso condiviso di operatori di Tlc e broadcaster, siamo ancora lontani dall’asta che consentirà l’assegnazione alle telco di risorse frequenziali su questa banda ed è quindi dietro l’angolo il rischio che i nostri operatori televisivi creino enormi interferenze con le reti mobili dei paesi vicini. A tutto ciò si aggiunga il nodo della banda L e del suo possibile utilizzo per il supplemental down link per la banda larga mobile, nonché la questione della banda 3,4 e 3,8 Ghz rispetto alla quale esponenti dell’AGCom hanno espresso la possibilità di indire una nuova consultazione pubblica. Al ritardo nel censimento delle frequenze si aggiungono poi, in generale, i limiti elettromagnetici particolarmente bassi nel nostro paese, l’elevata litigiosità che rende difficile l’impianto di nuove antenne, oltre alla circostanza che le varie Arpa adottano criteri diversi per la misurazione delle onde elettromagnetiche ostacolando, di fatto, la realizzazione di nuove reti.

La situazione è dunque complessa e la sfida per i decisori politici particolarmente ambiziosa. Non è più tempo di decisioni tampone che risolvano i problemi che si presentano hic et nunc. È necessario che finalmente venga realizzato un puntuale censimento delle risorse frequenziali e che vengano adottate decisioni strategiche che assicurino un uso efficiente dello spettro (anche attraverso il ricorso all’LSA e lo sfruttamento delle nuove tecniche quali le small cells e la carrier aggregation che già rappresentano una realtà all’estero), rispondano con efficacia alla crescente domanda di banda e risolvano in via definitiva il problema del coordinamento internazionale.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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