Le start up e la ripresa dell’economia: un connubio vincente?

La prima Relazione annuale sullo stato d’attuazione della politica del Governo a sostegno dell’ecosistema delle start up innovative ha rilevato che a febbraio 2014 nella sezione speciale del registro delle imprese delle Camere di Commercio risultano registrate 1719 start up innovative. Da gennaio 2013 si sono iscritte in media 123 start up innovative al mese, 4 al giorno, con un picco a marzo 2013 di 305 iscrizioni. Quanto alla struttura giuridica, l’82,3% è costituito da società a responsabilità limitata, seguite da società a responsabilità limitata semplificate (7,2%) e società a responsabilità limitata con unico socio (6%). Ammontano invece a 32 le società per azioni (1,9%), 26 le società cooperative (1,5%), 17 le società a responsabilità limitata a capitale ridotto (1%) e 2 le società consortili a responsabilità limitata. Quanto alla dislocazione territoriale, la Lombardia guida la classifica con 341 start up, seguita da Emilia-Romagna e Lazio con 192 e 177 imprese. Le regioni con il minor numero di start up sono, invece, Calabria (20), Molise (10) e Basilicata (9). Milano, Roma e Torino sono le province in cui le start up registrano la maggior diffusione con rispettivamente, 228, 158 e 113 aziende. Tra le province del sud, Napoli, con 50 start up, si posiziona al sesto posto a livello nazionale ed al primo nell’area meridionale del Paese. Quanto al fatturato, nel 2012 quasi il 60% delle start up hanno fatturato fino a 100.000 euro, un terzo da  100 a 500.000 euro  e solo il 6,4% da 500.000 a 5 milioni di euro. Per quanto riguarda gli ambiti di attività, il 78% opera nei servizi, il 18% nell’industria/artigianato, il 4% nel commercio. Per quanto attiene, invece, alla vita delle start up, il 43% di tali imprese non supera l’anno, il 30% circa ha tra 1 e 2 anni , il 13% tra 2 e 3 anni, il 9% tra 3 e 4 anni. Solo il 6% circa ha più di 4 anni.

Guardando alla tipologia, i dati registrano una prevalenza delle attività connesse con il mondo del digitale sia fra i servizi che nella trasformazione industriale. In particolare, esaminando le 4 cifre della classificazione Ateco 2007, tra le attività dei servizi spiccano le attività di produzione di software non connesso all’edizione (354 imprese), le altre attività di ricerca e sviluppo sperimentale nel settore delle scienze naturali e dell’ingegneria (215), la produzione di portali web (95), consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica (88), altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica (85). Sono inoltre 19 gli incubatori certificati, ossia le strutture con esperienza consolidata nell’attività di sostegno alle start up innovative.

I dati evidenziati dal Ministero mostrano, dunque, come il rilancio del sistema produttivo nazionale non possa prescindere dalla valorizzazione delle start up. Al fine di consentire la piena espressione della dinamicità di tali realtà imprenditoriali, è dunque assolutamente necessario che l’attività delle istituzioni sia orientata alla semplificazione, sburocratizzazione e defiscalizzazione.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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