Accesso, finanziamento e innovazione nelle cure: lo scatto di reni che ci si attende dall’Europa

I servizi sanitari degli Stati membri della Ue, la cui regolamentazione è rimasta sempre di stretta competenza degli Stati nazionali, oggi inizia ad essere oggetto di integrazione progressiva nell’ambito dell’Unione europea. Un primo esempio sostanziale è la Direttiva 24/2011, recepita con la Legge 24 Marzo 2014. Pur essendo stata depotenziata rispetto alla portata originaria, con tale Direttiva i servizi sanitari degli Stati membri avranno una sempre maggiore necessità di uniformare le procedure di accesso alle cure e del loro relativo rimborso, e i sistemi più evoluti utilizzeranno la mobilità dei pazienti per espandere l’offerta dei propri servizi, che comporterà una sempre maggiore competizione tra gli Stati nell’erogazione delle cure.

Un sistema sanitario, per vincere la sfida competitiva con gli altri Paesi ed attrarre pazienti e fondi, dovrà puntare a migliorare la qualità e il sistema di accesso alle cure. Ma l’esperienza italiana è del tutto singolare dal momento che, a fronte di un inizio di armonizzazione dei sistemi sanitari che comincerà ad operare attraverso la Direttiva sulle cure transfrontaliere e non potrà che portare a nuovi provvedimenti europei che segneranno la via della creazione di un sistema sanitario su base comunitaria, in Italia il sistema sanitario si sta sempre più diversificando tra le Regioni.

Ora più che mai è necessario ragionare su un “progetto europeo” per la salute, che punti a scrivere una nuova pagina sulle possibilità di accesso ai servizi sanitari, sulla capacità di finanziamento e sull’innovazione nelle cure stesse. L’Italia può dare un impulso importante nel suo Semestre di Presidenza Europeo, proprio per avviare i lavori del nuovo Parlamento e della nuova Commissione, concentrandosi sulla promozione di tre iniziative che eventualmente possono trovare spazio all’interno di un unico pacchetto normativo.

La prima riguarda il finanziamento dei servizi sanitari nazionali, dalle analisi condotte, si evince come sia necessario realizzare un riproporzionamento dei diversi criteri di finanziamento dei servizi sanitari, rafforzando il canale di finanziamento ad accumulazione reale, e vagliando a fondo le sinergie e le complementarietà con i fondi pensione. Con un intervento legislativo su base europea bisogna effettuare una diversificazione multipilastro del finanziamento dei servizi, per affiancare al criterio a ripartizione pubblico (pay-as-you-go) quello privato di mutualità pura, e a quello assicurativo privato (pooling), il criterio basato su investimenti reali di lungo termine sui mercati (l’accumulazione reale). Un punto che, nei meccanismi fondamentali, si presenta nello stesso modo sia per la sanità che per le pensioni, anche se sinora più indagato e discusso, e in parte affrontato, per queste ultime che per la sanità.

La seconda deve far riferimento alle differenze di sistema tra gli Stati e all’interno degli stessi, l’aspetto che preoccupa maggiormente è l’accesso differenziato alle cure per i cittadini europei. Gli Europei non sono tutti uguali di fronte al bisogno di salute. Ne è prova la tendenza a differenziare le regole nell’erogazione delle cure che crea un meccanismo schizofrenico: da un lato c’è una forza centripeta che tende ad uniformare le modalità di accesso alle cure (esempi ne sono la Direttiva sulle cure transfrontaliere e il Regolamento sulla trasparenza e autorizzazione dei trials clinici) e dall’altro una forza centrifuga, che porta le autonomie locali a divenire veri e propri centri regolatori delle modalità di accesso ai servizi sanitari e ai farmaci, con potere di vincolo e di autorizzazione sui rispettivi territori, diversificando – di fatto – le possibilità di cura. L’intervento da realizzare riguarda l’omogeneizzazione dei sistemi di pricing & reimboursement, introducendo sistematicamente, su larga scala, nuove modalità di autorizzazione e rimborso, come per esempio l’adaptive licencing e l’adaptive reimboursement, che legano l’autorizzazione alla diffusione per le varie indicazioni terapeutiche, e il rimborso, all’esperienza d’uso e alle evidenze certificate che si ottengono nel tempo del valore terapeutico del farmaco e il rafforzamento delle possibilità di cure all’estero.

Il terzo intervento deve far riferimento alla promozione agli investimenti in ricerca e produzione dell’industria di tecnologia sanitaria nella Ue. I dati ci restituiscono un’Europa che primeggia in uno dei settori industriali chiave di quest’epoca, l’industria del farmaco, per la capacità di innovazione presente e futura e per la presenza di un indotto molto ampio e delle ricadute positive sullo sviluppo territoriale. E’ necessario ragionare su un rilancio dell’Industria europea particolarmente nell’ambito dei farmaci e dispositivi medici, che possa competere e primeggiare puntando su qualità ed innovazione, in un panorama mondiale che vede l’avanzare di Paesi emergenti sempre più competitivi nell’attrazione degli investimenti. A questo proposito, gli interventi da adottare da parte del Legislatore europeo riguardano l’omogeneizzazione delle norme che regolamentano le condizioni per avviare progetti di produzione, lo sviluppo finale del farmaco e la commercializzazione, puntando su uniformità delle regole tra gli Stati, semplificazione e trasparenza e prevedere incentivi (specifici e omogenei in tutta Europa) alla ricerca e sviluppo, come pure alla produzione farmaceutica e biomedicale.

Coordinatore Scientifico Area Innovazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende Sanitarie dell’Università Cattolica, e un MA in European Economic Studies al College of Europe di Bruges.

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