L’utilità della corretta educazione sanitaria e di un cittadino-paziente “responsabile”

Oggi soggetti pubblici e privati che operano nel sistema sanitario nazionale sono in grado di disporre di una rilevante quantità di dati e informazioni relativi alla storia clinica di un paziente e – d’altra parte – la comunicazione scientifica diviene accessibile in forma divulgativa a una platea sempre più ampia di cittadini e consumatori. Sotto il primo profilo si potrebbe anche prospettare il rischio di iperlegificazione sulle modalità di accesso e fruizione di dati sensibili, dal punto di vista della tutela della privacy e della sicurezza, come anche dal punto di vista dei requisiti tecnici e infrastrutturali che devono servire la messa in rete e la condivisione delle informazioni. Sotto il secondo profilo, invece, un eccesso non “responsabilizzato” di informazioni potrebbe essere controproducente per il cittadino. In questo quadro una equilibrata comunicazione scientifica  può davvero assumere un ruolo di primo piano non solo per informare ed educare i cittadini a coretti stili di vita ma anche per coinvolgerli e responsabilizzarli – in quanto pazienti –  ottimizzando la loro compliance a una determinata terapia.

La diffusione massiccia di malattie non trasmissibili (diabete, cancro, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie-croniche) è un esempio concreto di come l’assenza di un educazione sanitaria adeguata e il debole empowerment dei pazienti possa in parte depotenziare gli effetti delle scoperte scientifiche e delle loro applicazioni mediche. La prevenzione primaria e secondaria non possono non passare attraverso il canale informativo, anche se proprio ai sistemi di prevenzione – ha ricordato di recente il Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco Sergio Pecorelli – è destinato solo l’1,4% della spesa sanitaria nazionale. Anche in Italia l’incidenza delle MNT è elevatissima, tanto da causare il 92% dei decessi totali nel 2010, eppure è accertato che si può notevolmente ridurre con sistemi efficaci di prevenzione e di screening. Questa esigenza è ben presente proprio ad AIFA, che sta puntando  molto sull’empowerment del paziente. Citando l’esempio dell’ipertensione, con un confronto tra prescrizioni mediche e schede di dimissione ospedaliera, il prof. Pecorelli ha sottolineato che la “prevenzione presuppone gestione dei dati e delle informazioni, aumento delle conoscenze e capacità di comunicarle a tutti gli interessati”.

In questa strategia di responsabilizzazione del paziente rientra anche la recente intesa firmata da AIFA e Accademia Europea dell’ Innovazione Terapeutica dedicata ai Pazienti” ( EUPATI) per promuovere un processo educativo per i pazienti e i loro familiari, rendendoli partecipi del percorso di sviluppo dei farmaci, processi di utilizzo, HTA, aspetti regolatori, anche mediante piattaforme virtuali. Un rafforzamento dell’empowerment e una corretta educazione sanitaria andrebbero letti nella giusta dimensione, senza sopravvalutarli né ritenerli superflui. Insieme ad altre azioni, potrebbero accorciare quella distanza – e a volte diffidenza – del paziente rispetto al percorso di cura che sta affrontando e ai professionisti che lo assistono, rendendo anche più concreto il concetto di responsiveness del sistema sanitario.

Public Affairs e Comunicazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, ha lavorato come redattrice per l’agenzia Axia curando approfondimenti e articoli per i mensili Technet ed Atlante su temi di sviluppo sostenibile, responsabilità sociale d’impresa, finanza etica, terzo settore e nuove tecnologie.

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