Montalbano: una fiction per decreto

Nei giorni scorsi si è molto discusso delle minacce da parte del produttore di Montalbano, Carlo Degli Esposti, di trasferire il set della nota ed apprezzata serie televisiva dalla Sicilia in Puglia per la totale assenza di sostegno economico a fronte delle forti ricadute in termini di indotto locale, flussi turistici, ritorno di immagine.

I maligni avranno pensato al tempismo perfetto, dal sapore promozionale, delle dichiarazioni provocatorie del patron della Palomar giunte in concomitanza con la messa in onda su Rai 1 delle nuove indagini del commissario di Vigata.  Lo scorso lunedì (22 settembre) per la cronaca la puntata dal titolo “Una voce di notte” ha conquistato oltre 6,2 milioni di spettatori pari al 25% circa di share, stravincendo la prima serata.  Ma qui siamo di fronte ad un prodotto di alatissima qualità che non ha certo bisogno di simili operazioni per essere apprezzato dal pubblico, considerando che è tra i pochi a varcare con successo i confini nazionali e che riesce a vincere la battaglia degli ascolti persino con le repliche con grande soddisfazione da parte del broadcaster pubblico. Del resto la fiction si sa è un tipico prodotto ad “utilità ripetuta” (e non “immediata” come l’intrattenimento) ma con Montalbano l’analisi costi/benefici è di gran lunga a favore di questi ultimi.

Come sottolineato dallo stesso Carlo degli Esposti “il successo inglese di Montalbano ha portato Ryan Air a comprare tutti gli slot di Comiso per portare i turisti a Ragusa. La serie ha portato la bellezza della Sicilia nel mondo, possibile che la Regione non abbia mai contribuito in tutti questi anni?”.

Per fortuna, seppure tardivamente, se ne sono accorti anche alla Regione Sicilia, dove grazie all’intervento del governatore Crocetta si sono affrettati a stanziare ed approvare  in tempi record un fondo per le produzioni audiovisive seriali con carattere ciclico e continuativo, pari a 200 mila euro. Una somma davvero irrisoria se si considera che Montalbano rappresenta per la Sicilia uno strumento di marketing territoriale ben più potente di una qualsiasi (costosissima) campagna pubblicitaria o di un piano di promozione turistico lanciato in giro per il mondo.

Gli addetti ai lavori, tuttavia, sanno perfettamente che negli ultimi 10 anni la Regione direttamente o indirettamente (tramite fondi strutturali o risorse legate a programmi di intervento pluriennali come Sensi Contemporanei) ha speso diversi milioni di euro per sostenere le produzioni audiovisive girate sul proprio territorio. Il problema dunque non sta tanto nella disponibilità e nell’entità delle risorse a disposizione (si veda il caso della fiction Agrodolce la cui chiusura a Termini Imerese ha creato gravi problemi economici ed occupazionali), quanto nel grado di trasparenza dei meccanismi di accesso e di erogazione di tali fondi e nella capacità organizzativa delle strutture preposte a dare assistenza alle società di produzione (Cinesicilia, Sicilia Film Commission). Soggetti che non hanno certo brillato in questi anni per trasparenza nelle procedure, per continuità nelle attività a supporto dell’audiovisivo e certezza dei finanziamenti erogati.

Accanto alle risorse, servirebbe allora una grande opera di semplificazione burocratica di snellimento delle procedure e concessione in maniera tempestiva dei permessi per le riprese. “Proprio questa storia ha dimostrato che il vero problema è l’eccessiva burocrazia, con gli uffici che non comunicano tra di loro, la mano destra che non sa cosa fa la sinistra”.

La polemica ci offre l’occasione per sottolineare come gli investimenti pubblici regionali nel settore audiovisivo – sotto forma di fondi per l’ospitalità e/o per la lavorazione su set o ancora di incentivi per l’attrazione di produzioni internazionali – siano in grado di generare impatti significativi sui territori alimentando un indotto sempre più robusto e contribuendo alla nascita di una vera e propria industria locale. All’inizio dell’anno la Dg Cinema del Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo in collaborazione con Luce-Cinecittà ha commissionato uno studio analitico, scandagliando le opportunità derivanti dallo sviluppo del settore audiovisivo in ciascuna regione italiana .

Lo dimostra proprio la Puglia che nel corso degli ultimi 7 anni con la nascita e lo sviluppo di una Film Commission efficiente e ben organizzata rappresenta oggi un modello virtuoso di intervento pubblico nel settore impegnando peraltro risorse relativamente modeste (3/4 milioni l’anno) ma raccogliendo frutti rilevanti come dimostra la vitalità delle location pugliesi dal Salento al Gargano, la  spiccata vocazione internazionale e la qualità delle opere scelte e sostenute. Uno studio della Fondazione Rosselli di qualche anno fa ha stimato un effetto moltiplicatore pari a 1:6 sull’economia locale pugliese, ovvero per ogni euro investito dalla Regione, le produzioni ne hanno spesi almeno 6 sul territorio in beni e servizi. Ciò è in linea con la logica attuata da AFC verso il settore valorizzato non con approccio assistenzialistico o esclusivamente cultural-oriented, ma considerato come una vera e propria risorsa industriale e di crescita delle economie territoriali. Una storia di successo che continua visto che nel 2013 in terra pugliese si è registrato un aumento delle produzioni del 50% e che quest’anno due dei sette film scelti per l’Oscar sono stati girati in Puglia. Regione dove peraltro la stessa Palomar ha lavorato intensamente producendo la serie di successo “Braccialetti Rossi” (a Fasano si sta girando la seconda stagione) .

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