Cos’hanno in comune Tech, lobbying e disclosure?

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Gianluca SGUEO

Cos’hanno in comune le parole Tech, lobbying e disclosure? Primo, la provenienza grammaticale – tutte e tre di matrice anglosassone. Secondo, l’impatto complessivo sulla politica statunitense. Ad oggi, secondo il Center for Responsive Politics, le multinazionali del tech degli Stati Uniti hanno speso 71 milioni di dollari per attività di pressione. Lo scorso anno ne spesero 141. Terzo, la natura (tendenzialmente) positiva del dato relativo alla trasparenza delle informazioni riguardanti queste aziende.

Quali informazioni esattamente? Quelle che riguardano l’attività di lobbying e, soprattutto, quelle relative alle donazioni elettorali. Le seconde, a differenza delle prime, sono più facilmente occultabili. Ora, stando all’indice di Zicklin del Corporate Political Accountability and Disclosure (lo elabora la Wharton Business School dell’università della Pennsylvania) in media le compagnie tech totalizzano 44% sulla scala della trasparenza. Non male, considerato che il valore mediano sulla trasparenza delle 300 aziende censite dall’indice è 56,4%. Ovviamente anche tra le aziende tech sussistono differenze importanti. Tra le peggiori ci sono Netflix e Salesforce, che prendono 0 punti (trasparenza inesistente). Tra le migliori invece stanno Microsoft, Qualcomm e Intel. Sopra la media anche Google, Amazon e Facebook.

Secondo gli analisti l’indice Zicklin ci dice due cose sull’attività di pressione delle aziende Tech. La prima è che queste ultime si confermano tra le big spenders del mercato della rappresentanza di interessi americano. Ed è un dato noto. La seconda informazione è più interessante: molti vedono l’indice come un segnalatore di “maturità politica”. Premesso che tutte queste grandi aziende hanno rapporti costanti con la politica e le amministrazioni, è interessante notare come alcune tra loro (in numero crescente) non nascondono la propria rete di relazioni. Mostrano, appunto, maturità di comportamento all’interno del sistema politico statunitense. é, peraltro, il segnale che la Silicon Valley di oggi è molto diversa da quella di 10 anni fa. Quella di allora si allontanava da Washington, ritenendo il sistema politico agli antipodi rispetto al proprio modo di fare e pensare. Quella attuale ha compreso l’importanza delle relazioni con la politica, le sfrutta, e lo ammette senza problemi.

Come tutti gli indici, naturalmente, i valori possono essere discussi. Per esempio la presenza di un link sul sito aziendale che conduca alla pagina del sito web governativo con le informazioni elettorali rende, in termini di punteggio, 50. Facebook ha aggiunto il link la settimana scorsa, a pochi giorni dalla pubblicazione dell’indice, facendo così un balzo avanti nella classifica. Anche questo è, a modo suo, lobbying.

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