Ma è davvero un futuro in comune?

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Gianluca SGUEO

Martedì 7 ottobre l’Istituto per la Competitività e Cittalia hanno presentato il primo rapporto dell’Osservatorio sulle Relazioni Territorio-Imprese – ORTI. Il rapporto conclude il lavoro di 1 anno, svolto da 6 ricercatori, e si divide in 3 capitoli. Anche se i temi affrontati sono diversi, il rapporto segue una linea chiara: si chiede cioè quali siano le modalità di interazione tra amministrazioni locali e imprese e, soprattutto, prova a ragionare su quali siano le opportunità di miglioramento di questi rapporti (soprattutto in termini di trasparenza, semplificazione e riduzione del contenzioso).

Gli aspetti interessanti sono diversi. Per quanto riguarda quelli inerenti trasparenza e partecipazione dei portatori di interesse, la parte su cui è stato più attivo il coinvolgimento dell’Area Istituzioni – si possono riassumere in poche battute:

(1) Primo, Qual’è il tasso di compliance delle amministrazioni locali rispetto alle norme sulla trasparenza? Il dato complessivo offerto dalla Bussola della trasparenza è di 0,6 inadempimenti, in media, per ogni Comune. Ma da un’analisi empirica svolta dal gruppo di ricerca (attraverso un controllo manuale) è emerso che, in media, vi sono 8 inadempimenti per ciascun Comune. Se invece si considerano i punteggi assegnati dagli Organismi Interni di Valutazione emerge la tendenza ad assegnare punteggi molto alti. Dall’analisi emerge che oltre il 90% dei dati pubblicati dalle amministrazioni sono considerati dagli OIV qualitativamente perfetti (casi in cui viene conferito il punteggio massimo, pari a 3, all’interno di una forbice che va da 0 a 3).

(2) Quali sono le ipotesi di inadempienza delle amministrazioni territoriali? Il rapporto ne individua principalmente due: carenza di personale e sistemi informatici obsoleti (o in fase di rinnovamento). La disponibilità delle informazioni è inoltre inficiata dalla carenza di dati, per ciascuna categoria, relativa agli anni precedenti. Un numero rilevante di inadempienze si concentri nella sezione “Consulenti e collaboratori”, dove si devono pubblicare cv, incarichi, retribuzioni, dichiarazioni di insussistenza di conflitto di interessi e carichi pendenti, relativi ai professionisti esterni all’amministrazione che prestano servizio per l’ente.

(3) Qual’è il rilievo del ruolo svolto dal Responsabile della Trasparenza? Dal rapporto si evince che le amministrazioni godono di una sostanziale libertà quando si tratta di individuare, all’interno della propria pianta organica, la figura del Responsabile. Ciò presenta un inconveniente: non sempre tale ruolo viene affidato a professionisti esperti di trasparenza e open data. Per rimediare a tale lacuna, alcune amministrazioni creano strutture amministrative con la funzione di supportare l’operato del Responsabile nella gestione del ciclo della trasparenza (ossia il processo di reperimento-pubblicazione-controllo dei dati).

(4) Come vengono coinvolti i cittadini nelle decisioni pubbliche? A fronte di un numero esteso di prassi partecipative sono destinate alla cittadinanza (es: “Pisa partecipa”, il caso dei bilanci partecipativi) spesso le forme di partecipazione servono lo scopo di incanalare il consenso relativamente a specifici progetti infrastrutturali.

(5) E le imprese? Più complesso è il caso del coinvolgimento delle imprese. Accade infatti che, nei Comuni di piccole dimensioni, la gestione dei rapporti sia effettuata direttamente dal Sindaco o dall’assessore competente. Nei Comuni di maggiori dimensioni è invece presente una maggiore strutturazione. In alcuni casi, ad esempio, la partecipazione delle imprese viene incanalata attraverso un potenziamento degli sportelli già presenti in Comune, come il SUAP (Sportello Unico Attività Produttive). In altri casi la partecipazione delle imprese è prevista nell’ambito di progetti su larga scala di marketing territoriale (es: La Spezia, Salerno). Le iniziative di marketing territoriale coinvolgono diversi ambiti istituzionali: il Comune, gli atenei universitari presenti sul territorio, le autorità provinciali, oltre ovviamente alle imprese e loro rappresentanze. Tali esperienze di marketing territoriale hanno lo scopo di mettere a sistema gli asset espressi dal territorio. Il fine ultimo è favorire l’aggregazione distrettuale delle imprese, promuovendo le economie di scala e connettendo il territorio con le reti di trasporto europee.

L’obiettivo iniziale ORTI era quello di offrire una prima – e necessariamente preliminare – mappatura delle esperienze più interessanti sul territorio. I risultati aprono una serie di scenari e prospettive di grande interesse. Una domanda su tutte: quello che aspetta i rapporti territorio-impresa è davvero un “futuro in comune”? Il prossimo rapporto – è l’auspicio – saprà affrontare, discutere e risolvere il dilemma.

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