Un semestre in Europa. Sfide ed opportunità per l’audiovisivo

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

Tra pochi giorni si insedierà ufficialmente la nuova formazione della Commissione europea guidata dal lussemburghese Jean-Claude Junker.

Il nuovo assetto prevede il trasferimento di competenze del settore degli audiovisivi dalla DG Educazione e Cultura alla DG Connect, operazione letta da alcuni addetti ai lavori come una chiara volontà da parte della nuova Commissione di dare priorità alle reti digitali, al miglioramento della connettività in Europa per giungere ad un mercato unico digitale indicata dallo stesso neo Presidende della Commissione al primo posto tra le 5 priorità del suo mandato. Forse, temono alcuni, a scapito della creatività e dei contenuti e delle relative modalità di finanziamento. Va rimarcato che sotto la competenza della rafforzata DG Connect ricadrà in il sottoprogramma Media di Europa Creativa principale programma di finanziamento dei contenuti culturali e audiovisivi con una durata di 7 anni dal 2014 al 2020 e un budget complessivo di 1,4 miliardi di euro.

Rispetto al passato, Europa Creativa dà peraltro molta più importanza alle nuove tecnologie e al mezzo digitale, basti pensare che anche per presentare le varie domande è stato mandato in pensione l’invio di materiale cartaceo a favore del più rapido invio telematico. Coerentemente con lo sviluppo del nuovo ecosistema digitale, sono stati attivati schemi di finanziamento a favore della distribuzione online, in particolare il sostegno a piattaforme europee VOD; la creazione di cataloghi digitali; aiuti a progetti che sperimentino l’uscita simultanea o quasi su piattaforme, sale e canali tv.

Le politiche di sostegno comunitarie al comparto audiovisivo devono fare i conti con il nuovo habitat multicanale e multipiattaforma e all’emergere dei nuovi player globali. La rivoluzione digitale offre una maggiore flessibilità di distribuzione generando effetti significativi sul comportamento di un pubblico sempre più esigente che intende fruire in modo personalizzato, flessibile e sempre più in mobilità. Lo dimostrano in modo inequivocabile anche i dati dell’ultimo rapporto annuale di Ericsson ConsumerLab nel quale si afferma che ormai gli italiani che guardano i programmi televisivi in streaming on demand superano quelli che accedono ai contenuti dalla tv tradizionale.

Uno sforzo di adattamento che comporterà delle sfide ambiziose: da un lato, l’industria dovrà sperimentare nuovi modelli commerciali e strategie di ampliamento del pubblico e, dall’altro, dovranno essere elaborate politiche pubbliche a livello regionale, nazionale ed europeo più coerenti ed equilibrate rispetto al nuovo ecosistema digitale.

All’interno di questa nuovo scenario in forte trasformazione (lato domanda e lato offerta) si collocano le iniziative del Semestre italiano di Presidenza afferenti al settore audiovisivo e che vedranno nella Conferenza internazionale di Roma del prossimo 23-24 ottobre – Audiovisual Market and Regulation: an Industry at a Crossroads l’appuntamento più significativo per promuovere un ampio dibattito sui temi di maggiore rilevanza e attualità che caratterizzano l’industria audiovisiva europea e internazionale alla luce delle nuove modalità di accesso e fruizione di contenuti audiovisivi. La progressiva e ampia diffusione di nuove piattaforme e device per la distribuzione dei contenuti audiovisivi impone una discussione sulla riforma dei regimi di finanziamento pubblico (oltre 2 miliardi di euro) e sulla portata del vigente sistema normativo.

Ciò non toglie che nell’era della diffusione dei contenuti sul web e del mercato globale digitale, la salvaguardia e lo sviluppo della produzione “locale” di prodotti cinematografici e audiovisivi europei e la protezione della proprietà intellettuale e del diritto d’autore debbano restare i baluardi del progresso culturale e del rafforzamento della struttura industriale del settore.

L’obiettivo finale della Presidenza italiana è dunque confrontare le posizioni degli Stati membri, in un’ottica di revisione e aggiornamento del quadro regolatorio comunitario e delle politiche di sostegno pubblico e giungere ad una posizione condivisa da consegnare alla nuova Commissione europea per dare slancio ad una industria che solo nel nostro Paese genera un valore economico complessivo di circa 9 miliardi di euro considerando l’intera filiera dell’audiovisivo.

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