Il super HD può fare la differenza ?

Nell’attuale fase di contrazione generalizzata dei consumi in che misura siamo ancora disposti ad investire nell’aggiornamento dei nostri dispositivi di ricezione televisiva per apprezzarne i contenuti diffusi con il massimo livello di qualità e in alta risoluzione ? Quali misure vanno intraprese per alimentare nuovi flussi di domanda ?

Messa alle spalle la lunga e faticosa transizione dalla standard definition all’alta definizione la sfida dei prossimi anni è rappresentata – come segnalato da IT Media Consulting nel suo ultimo rapporto annuale-  dall’adozione generalizzata dei tv set Hd ready che nei Paesi europei più avanzati già si attesta attorno al 70% con oscillazioni anche significative a seconda del grado di maturità del mercato di riferimento. Ma soprattutto, l’attenzione è oggi rivolta all’ultra HD che secondo gli esperti garantisce una risoluzione da 4 a 8 volte superiore all’attuale risoluzione. Siamo in una fase sperimentale che vede in prima linea alcuni Paesi più maturi come il Regno Unito dove, ad esempio, si riscontra un avanzamento delle sperimentazioni condotte principalmente dal broadcaster pubblico. Bbc ha effettuato alcuni trials in occasione dei recenti Campionati del Mondo di Calcio in Brasile. Anche in altri Paesi si rintracciano test interessanti come quello condotto in Spagna da Rtve che ha trasmesso un documentario di circa un’ora con la nuova tecnologia trasmissiva.

Tre i driver di sviluppo in grado di garantire una effettiva e capillare diffusione di questo nuovo standard nei prossimi anni. In primo luogo occorre puntare (e dunque investire) su specifiche tipologie di contenuto che meglio di altre si prestano ad una visione “ultra- spettacolare” come ad esempio gli eventi sportivi e musicali ma anche la fiction di alta gamma come sembra di aver ben compreso il principale player dello streaming on demand Netflix. La società americana ha infatti annunciato l’intenzione di distribuire la nuova stagione di House of Cards in 4K e c’è da scommettere che l’evento che sarà distribuito oramai in moltissimi Paesi del mondo (in Europa Netflix è appena sbarcato anche in Francia e Germania) costituirà un formidabile vettore di accelerazione del nuovo standard incoraggiando altri operatori a seguire la stessa strada. Nel nostro Paese forse occorre ragionare sulla opportunità di introdurre agevolazioni (anche di natura fiscale) per incentivare in tal senso i produttori di contenuti. In secondo luogo per ottenere una reale accelerazione lato domanda occorre rivedere al ribasso le politiche di pricing che attualmente impediscono alle fasce medie di accedere a questi dispositivi il cui costo oscilla tra i 10 e i 15mila dollari considerando i brand più affermati. Infine vanno messi sul piatto investimenti di dimensioni tali da attenuare i problemi legati alla scarsità di banda.

Appare fin troppo evidente che gli sforzi tra i vari stakeholder (industrie costruttrici, produttori di contenuti, broadcaster e telco) debbano necessariamente convergere in una unica direzione mettendo in campo piani coordinati di investimenti in promozione e comunicazione associati a quelli in infrastrutture e dispositivi tecnologici.

(articolo scritto per Key4Biz e pubblicato all’interno della sezione HDWeek)

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