Big Data: un potenziale successo di business o una minaccia alla privacy?

Nel 2014 le revenue derivanti dai Big Data hanno evidenziato una crescita del 58% rispetto all’anno precedente e si prevede una crescita di questo valore dai 28.5 miliardi di dollari attuali ad oltre 50 miliardi di dollari nel 2017. I Big Data rappresentano la fonte di cambiamento dei paradigmi di produzione delle informazioni all’interno dei diversi settori aziendali anche per il loro valore che si sostanzia nell’accurata comprensione del comportamento del cliente, cioè di insights elaborati in real time e trasmessi alle strutture di CRM e business intelligence dell’azienda.

Le banche oggi usano i Big Data e lo fanno per tre ordini di ragioni:

  • per prima cosa vogliono comprendere meglio i comportamenti dei clienti al fine di monitorarne i livelli di soddisfazione;
  • inoltre desiderano sviluppare offerte personalizzate al cliente, disponibili in tempo reale, rappresenta una fonte di vantaggio competitivo, difficilmente raggiungibile senza l’uso dei Big Data;
  • Infine intendono migliorare la gestione del rischio in tutte le sue forme (compreso quello legato alla compliance).

Ad oggi però il mancato sfruttamento dei dati interni ed esterni a causa della mancanza di volontà di sviluppare tecniche avanzate di analytics e per l’assenza della giusta consapevolezza del reale valore contenuto in questa tipologia di dati, non consente alle banche di sfruttare appieno il potenziale dei vantaggi dell’uso dei Big Data. Infatti, il 63% degli istituti bancari a livello globale sta ancora esplorando e sperimentando il settore, mentre solo il 37% si trova ora in una fase di espansione nell’uso dei Big Data.

Anche la presenza social delle banche sta diventando sempre di più un must. Ad oggi sono la creazione di relazioni con il cliente e l’aumento della brand awareness, a spingere maggiormente gli istituti finanziari a comparire su almeno una piattaforma social. Questo perchè i social media occupano ormai gran parte della dieta mediatica degli utenti, ed è per questo che sono visti dalle banche come lo strumento per eccellenza nel raggiungimento del più ampio numero di clienti possibili e nel diffondere il proprio brand. La banche intendono anche coinvolgere il maggior numero di clienti possibile in una relazione più stretta e più efficiente con l’istituto, fornendo un servizio di customer care più soddisfacente: molti istituti bancari, ormai, sono presenti su facebook, twitter e su altre piattaforme, proprio con questa finalità.

Non basta. Il livello di customer engagement e altri servizi offerti dagli istituti bancari potrebbero assumere un peso di gran lunga maggiore con la liberalizzazione nella circolazione dei meta-dati affiancata da una loro specifica portabilità. E’ chiaro che sorgono delle problematiche quando si parla di liberalizzazione nella circolazione di Big Data. I dati finanziari degli utenti, ad esempio, sono considerati dagli utenti quelli più “sensibili” e da qui la necessità di adeguare la normativa sulla privacy in modo coerente con l’evoluzione tecnologica e di tutela del consumatore.

Il tema della regolamentazione assume ancora più rilievo oggi, perché le aziende raccolgono sempre più spesso dati sui propri clienti all’interno di un Paese utilizzando propri fornitori insediati altrove. Se, infatti, la normativa statunitense non prevede grandi ostacoli all’utilizzo di questi set di dati, compresi quelli considerati molto “sensibili”, l’Europa è invece il continente che adotta la normativa sulla privacy in assoluto più rigorosa. L’Italia è intenzionata a dotarsi di una normativa all’avanguardia in ambito di dati pubblici, con politiche di valorizzazione per facilitare la circolazione di Big Data utilizzabili anche da applicazioni digitali.

Appare improcrastinabile l’apertura di un dibattito per avvicinare il quadro normativo italiano in tema del trattamento dei dati personali a quello di altri Paesi (come gli Stati Uniti e l’Europa); è bene ricordarsi i due lati della medaglia della condivisione dei dati: i benefici potenziali per tutti i soggetti coinvolti (consumatori compresi) ma anche i rischi, che devono essere arginati da una regolamentazione certa. Il valore del dato, dunque, torna ad essere il protagonista assoluto del dibattito economico e regolamentare.

In questo senso è interessante osservare il ruolo giocato dalle banche: da un lato custodiscono i depositi dei propri clienti, ma dall’altro sono in possesso di un insieme di informazioni che potenzialmente hanno un valore molto superiore al denaro.

Come decideranno di sfruttarlo?

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