Per i suoi primi 30 anni Auditel si regala un nuovo governo

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

Circostanza curiosa. Proprio mentre il governo Renzi mette mano alla governance della Rai riducendo il numero dei membri del CdA e rafforzando i poteri dell’amministratore delegato, un altro CdA di grande rilievo come quello dell’Auditel si allarga in modo consistente, passando da 22 a 30 membri. Per la prima volta entrano nell’organo di gestione due nuovi broadcaster privati come Sky e Discovery, ridisegnando in questo modo l’assetto della società presieduta da Giulio Malgara e i relativi pesi delle componenti rappresentate.

Come rilanciato da vari organi di stampa ed addetti ai lavori si tratta di un cambiamento storico non solo per l’ingresso nel Consiglio dei suddetti broadcaster che già facevano parte del comitato tecnico ma anche – paradossalmente – per lo spostamento del baricentro decisionale dalla componente “televisiva” a quella del “mercato”. Fino ad oggi, infatti, il Consiglio era composto da 10 componenti rappresentanti del mercato, 6 della Rai e 6 delle emittenti private (4 di Mediaset, 1 di La7 e 1 di Confindustria Radio Tv per le tv locali). Da oggi invece i membri del Cda salgono a 30 creando un equilibrio perfetto. 15 rappresentano il mercato (di cui 10 in rappresentanza di Upa) che e 15 il settore tv: 6 per Rai, 9 per le emittenti commerciali (accanto ai 6 precedenti, si aggiungono 2 membri per Sky e 1 per Discovery).

Come sta accadendo in altri segmenti del mercato la direzione è quella dell’integrazione. Il nuovo assetto Auditel dovrebbe infatti condurre ad una accelerazione e ad un consolidamento dei progetti di modernizzazione dei (costosi) sistemi di rilevazione degli ascolti in un panorama mediatico che ogni giorno riserva nuove soprese sul fronte dell’engagement dell’utenza. L’ingresso di Sky potrebbe infatti tradursi in un progressivo allineamento delle metodologie di misurazione evitando contrapposizioni e sperimentazioni parallele. Ricordiamo che Sky nel maggio dell’anno scorso aveva lanciato il progetto Smart Panel puntando ad allargare il campo di osservazione e ad un maggior coinvolgimento “social” del pubblico.

Non a caso accanto alle modifiche statutarie il CdA di Auditel ha impresso una accelerazione alla costruzione del cosiddetto Super Panel fissando al luglio 2016 la scadenza per far confluire oltre 10.000 famiglie dotate di set meter nell’attuale campione di 5.700 famiglie

L’obiettivo strategico è recuperare credibilità, porsi in una posizione di eccellenza a livello internazionale nell’impiego degli strumenti di ricerca più avanzati sotto il profilo tecnico e metodologico, per giungere a “stime sempre più accurate per rispondere all’esplosione del numero dei canali digitali e alla frammentazione delle audience”, come richiamato da un articolo che sintetizza le decisioni assunte da Auditel.

Decisioni che rappresentano senz’altro un salto di qualità nella sfida che gli operatori del settore hanno da tempo intrapreso per intercettare gusti e comportamenti dei pubblici là dove i contenuti audiovisivi vengono effettivamente consumati. Il nuovo approccio alla misurazione deve essere guidato da una logica multiscreen e multipiattaforma. Si pensi all’esplosione della fruizione su second screen diventati ormai una “estensione strutturale” del dispositivo tv, generando nuove opportunità per l’intero mercato della comunicazione. Secondo una ricerca Nielsen appena uscita su un campione di 30mila individui intervistati in 60 Paesi, gli italiani mostrano grande predisposizone all’uso social della tv: “il 39% degli intervistati dichiara di tenersi aggiornato sui programmi per poter partecipare al dibattito su Twitter e Facebook, mentre il 29% conferma di guardare più volentieri un programma se ha una sponda di condivisione in Rete. Nello stesso tempo risulta che il 26% proprio mentre guarda la tv si mette in contatto con altre persone via web e il 47% naviga in internet”.

Insomma la nuova governance di Auditel ne rafforza sicuramente il ruolo in termini di autorevolezza ed imparzialità. Soprattutto rispetto ad anni in cui questo organismo spesso oggetto di critiche per le difficoltà di adattare con tempestività le proprie strumentazioni ai mutamenti repentini delle modalità di consumo. Tematiche sulle quali qualche anno fa I-Com organizzò una interessante tavola rotonda alla presenza dei principali stakeholders.

L’auspicio è che questo nuovo assetto spinga verso un miglioramento complessivo del sistema Auditel sul versante della reputazione così come su quello dell’innovazione tecnologica. Un bel modo per festeggiare i suoi primi 30 anni di vita.

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