Come sta il cinema italiano ? Riflessioni di mezza estate

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

In che stato di salute è il cinema italiano?

Se dovessimo considerare partecipazioni a festival e premi vinti, diremmo che è in splendida forma. Purtroppo il valore artistico è un parametro non propriamente scientifico.

Sono i dati oggettivi come quelli raccolti da chi monitora l’industria (Cinetel, DG Cinema Mibact, Anica, Anec-Agis, Siae) a dirci che le cose non vanno troppo bene. E ci troviamo a commentare le stesse dinamiche dell’anno scorso.

Gli italiani vanno poco al cinema: i biglietti venduti nel 2014 sono stati poco più di 91 milioni con una diminuzione del 6%, mentre gli incassi sono pari a circa 575 milioni di euro, con una flessione del 7%. Gli ultimi dati relativi al primo semestre 2015 indicano una buona partenza (51 milioni di spettatori, 2 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una crescita del 5% che si traduce in oltre 330 milioni di incassi) e l’uscita del nuovo film di Zalone certamente lasciano ben sperare anche per il 2016 ma ciò non risolve i problemi strutturali di questo segmento di mercato negli ultimi tempi un po’ fiaccato dall’accelerazione dei consumi digitali domestici connessa alle nuove forme di accesso e fruizione dei contenuti (tema che abbiamo affrontato di recente in una roundtable dedicata alla creazione del Mercato Unico Digitale e all’impatto sull’industria dei contenuti) e dalla forte concorrenza della cosiddetta “nuova serialità pay”.

Uno dei nodi ricorrenti è costituito dalla stagionalità dei consumi. Gli italiani non vanno al cinema (o lo fanno davvero raramente) nei mesi che vanno da giugno a settembre, restringendo di fatto la stagione ad 8 mesi con inevitabili colli di bottiglia e fenomeni di cannibalizzazione anche tra film italiani appartenenti allo stesso genere. Non è cosi in Spagna dove ad esempio il picco delle presenze si registra nel mese di agosto.

Eppure quando la tv programma film in prime time viene premiata con ottimi ascolti: 9 milioni di spettatori hanno guardato su Canale 5 La Grande Bellezza, nonostante già 7,4 mln lo avessero visto in sala e a dispetto del fatto che in quel momento fosse ancora in programmazione al cinema. I film interessano il pubblico ma il nostro mercato non sa valorizzarli al meglio. Accanto agli strumenti di incentivazione fiscale che stanno riportando in Italia le grandi produzioni internazionali, urgono politiche davvero efficaci in termini di allungamento della stagione, feste ad hoc ben organizzate, condivise tra i vari pezzi della filiera (leggi: con prodotto appetibile) e collocate in periodi dell’anno meno forti al box office. Servono anche incentivi alle sale cittadine per arrestarne la scomparsa con gravi conseguenze sull’accesso da parte del pubblico al prodotto di qualità (film d’essai italiani ed europei) ma anche investimenti per dar vita a multisale moderne di città in grado di attrarre nuove fasce di utenza.

Inoltre se sale e tv non riescono ad offrire tutto il prodotto a disposizione andrebbe arginata la “bulimia produttiva”, in continuo aumento come dimostrato anche dall’Ultimo Rapporto dell’Ente dello Spettacolo, degli ultimi anni immaginando graduali connessioni con il mondo della rete e dei servizi video on demand in forte espansione anche in chiave antipirateria. Specie perchè le risorse economiche destinate alla produzione non aumentano proporzionalmente al numero di film. Risultato: molte opere non sono di gran valore, difficilmente avranno circuitazione, e spesso si somigliano. Qualcuno pare essere consapevole del problema e tenta strade alternative. Il cinema mainstream prova a riossigenare la commedia attingendo personaggi dalla rete come Frank Matano, Maccio Capatonda e Willwoosh, per promuoverli a protagonisti del grande schermo. Gli indipendenti si rifanno ai generi che l’Italia esportava molto bene negli anni 70. Ad esempio Hungry Hearts che spazia dalla commedia romantica passando al thriller per approdare all’horror, ha vinto 6 premi e partecipato a 21 festival. Buoni segnali arrivano dai decreti tecnici attuativi pronti a supportare il cinema, in attesa di una riforma di sistema annunciata dal ministro Dario Franceschini alla quale sta lavorando alacremente il Direttore Generale Cinema, Nicola Borrelli in stretta collaborazione – per la parte legata ai rapporti tra broadcaster e produttori audiovisivi – con il Sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. Per la produzione, viene introdotta la possibilità di definire per ciascun anno le tipologie di film a cui la Commissione può assegnare la qualifica. Sarà possibile valorizzare fortemente i talenti under 35, con una quota a favore dei film di ricerca, documentari o coproduzioni e prevedere a quali tipologie di opere vada applicato il reference system. Inoltre, i contributi percentuali sugli incassi diventeranno uno strumento di sostegno reale alle produzioni. Sono previsti meccanismi di premialità per film indipendenti, per quelli che escono in estate, e che vincono premi ai festival. Segnali incoraggianti nell’anno in cui tre registi italiani Moretti, Sorrentino e Garrone partecipano al concorso ufficiale del Festival di Cannes con concrete possibilità di vincere, ma per il futuro occorre che la citata riforma arrivi presto e contenga misure efficaci sugli assi d’intervento già evidenziati da Mibact e Mise mai come ora intenzionati a dare organicità all’industria cinematografica italiana e a rafforzarla sui mercati internazionali.

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