Nuove linee guida del NICE sull’uso responsabile degli antimicrobici

Gli antibiotici costituiscono un valido strumento per curare numerose infezioni come la polmonite, la meningite e la tubercolosi ma sono anche efficaci per prevenire le infezioni che si verificano durante gli interventi chirurgici e nel trattamento del cancro. Tuttavia, però, negli ultimi anni si è diffuso un consumo inadeguato e smisurato degli antibiotici, che associato alla conseguente resistenza antimicrobica, costituisce un problema da non sottovalutare poiché mina la salute di molte persone in quanto espone al rischio di ridurre, anche in futuro, le possibilità di cura delle infezioni. Infatti, gli antibiotici più sono utilizzati più, purtroppo, diventano inefficaci dal momento che un uso eccessivo dà ai batteri resistenti una maggiore possibilità di sopravvivere e diffondersi[1]. Inoltre, il freno alla scoperta di nuovi antibiotici rende ulteriormente difficile fronteggiare il problema della resistenza antimicrobica.

Il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) ha diffuso recentemente delle nuove linee guida, che rientrano nella strategia quinquennale del Regno Unito sulla resistenza antimicrobica, in cui si raccomanda un uso appropriato e responsabile di antimicrobici (compresi gli antibiotici), nei bambini, nei giovani e negli adulti. L’anno prossimo sarà, inoltre, pubblicata una nuova guida dedicata alla modifica delle conoscenze, delle attitudini e dei comportamenti delle persone in merito all’uso degli antibiotici e sarà introdotto uno standard di qualità sulla prescrizione degli antibiotici.

Tali raccomandazioni, rivolte principalmente ai medici di medicina generale, agli infermieri, ai farmacisti e ai dentisti, mirano a modificare le pratiche prescrittive al fine di rallentare la comparsa della resistenza antimicrobica e assicurare che gli antimicrobici rimangano un trattamento efficace per le infezioni. Secondo le previsioni del NICE, se tali linee guida venissero seguite alla lettera potrebbero contribuire a ridurre l’inappropriata prescrizione del 22%, pari a 10 milioni di prescrizioni[2].

Molto spesso i medici (9 medici su 10 secondo i dati NICE) affermano di subire pressioni dai pazienti per la prescrizione degli antibiotici e il 97% dei pazienti che richiedono la prescrizione degli antibiotici riescono ad ottenerla, anche quando probabilmente non è appropriata e quindi non porterà ad alcun beneficio. Nonostante le pressioni, i medici che  prescrivono antibiotici, quando non è necessario, non adottano certamente una pratica corretta; d’altra parte i pazienti dovrebbero essere più consapevoli e responsabili riguardo all’uso degli antibiotici, che molto spesso vengono assunti in modo improprio. Quindi, le linee guida, secondo il professor Mark Baker, direttore del Centre for Clinical Practice del NICE, servono anche ad invogliare i medici al dialogo con i pazienti sulla probabile natura della loro patologia, su benefici e rischi di un’immediata prescrizione antimicrobica, sulle opzioni alternative e sulle ragioni per cui la prescrizione di un antibiotico può non essere sempre la migliore soluzione.

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Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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