Canone RAI in bolletta, 5 buoni motivi per essere contrari

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Stefano DA EMPOLI

renzi -raiL’anno scorso il blitz era fallito, quest’anno potrebbe avere buone chance di successo. Perché siamo a inizio ottobre e non a inizio dicembre e soprattutto perché stavolta si è esposto personalmente il premier Matteo Renzi, intervenendo domenica su Rai 3.

L’idea di far pagare il canone attraverso le bollette elettriche ritorna come l’uovo di Colombo, in grado di garantire contestualmente un abbassamento del prelievo (dagli attuali 113,59 euro l’anno a una media di 100 euro) e un incasso superiore (grazie alla minore evasione e a un bacino di utenze molto più elevate delle 17 milioni che sarebbero necessarie per mantenere l’attuale gettito di 1,7 miliardi di euro, pure al netto di esclusioni ed esenzioni). Dunque, una mossa apparentemente win-win per la quale l’unico rammarico sembrerebbe di non averci pensato prima. Sempre che come l’anno scorso si continuino a fare i conti senza l’oste, in questo caso il mercato elettrico.

Qualora si tenga conto del profilo micro della questione (gli effetti di mercato), oltre a quello macro (il reperimento delle risorse), l’analisi dell’impatto del provvedimento cambia repentinamente segno. Per almeno 5 buone ragioni:

1) Autorità per l’energia, imprese e associazioni dei consumatori sono tutti d’accordo nel ritenere la bolletta elettrica che già conosciamo poco trasparente e comprensibile. Questo elemento limita la consapevolezza del consumatore e dunque il grado di efficienza del mercato. Dopo che l’Autorità ha completato un percorso di semplificazione molto partecipato che porterà dal primo gennaio 2016 all’entrata in vigore della cosiddetta “bolletta 2.0”, che risolve non certo tutte le criticità ma almeno una parte, sarebbe come annullare un gol perfettamente valido e costringere i giocatori a ripetere l’azione in condizioni ben più difficili rispetto a prima.

2) Aumentebbe ulteriormente il peso delle componenti fiscali e parafiscali in bolletta e diminuirebbe di converso la componente di mercato, che secondo una simulazione di I-Com potrebbe arrestarsi tra il 39,6% e il 40,5% dell’intera bolletta annuale (a seconda dei criteri di versamento del canone), nel caso di una famiglia con consumi pari a 2700 kWh/anno. Questo significa che, rispetto al costo diretto e indiretto del servizio, diminuisce il potenziale beneficio derivante dalla concorrenza sotto forma di diminuzione dei prezzi. Ricordiamo, a questo proposito, che uno dei capisaldi del Disegno di Legge sulla Concorrenza, voluto dal Governo e alla vigilia dell’approvazione alla Camera in prima lettura, è proprio il completamente del mercato dell’energia da qui al 2018. In questo senso, indebolire un mercato con una mano mentre con l’altra si vorrebbe rafforzarlo non appare una mossa né coerente né intelligente. Si dirà che 100 euro sono pochi per produrre tutto questo sconquasso ma in realtà rappresentano il 20% circa della bolletta pagata ogni anno da una famiglia media. Non proprio peanuts, come ebbi a dire in un post del dicembre scorso.

3) Se in occasione del tentativo dell’anno scorso appariva velleitario immaginare di poter rendere la riforma operativa nel giro di poche settimane, il tempo in più disponibile stavolta rischia di essere illusorio e in ogni caso insufficiente. La Legge di Stabilità concluderà il suo percorso nella migliore delle ipotesi a metà dicembre. Come si fa a ipotizzare che le aziende di vendita si attrezzino, cambiando i propri sistemi di fatturazione, nel giro di poche settimane o anche solo di pochi mesi? Per dare un’idea, l’Autorità per l’energia ha dato quasi un anno di tempo alle aziende per implementare la bolletta 2.0. Senza dimenticare che difficilmente dopo la Legge di Stabilità si potranno evitare uno o più provvedimenti attuativi dell’Autorità per l’energia, che dunque allungheranno ulteriormente la tempistica. Ci si chiede per quale motivo, se l’intenzione del Governo non era mutata di fronte alla resistenza del settore elettrico, si sia lasciato scorrere quasi un anno prima di riprendere seriamente in mano la questione, confrontandosi adeguatamente con le aziende alle quali si chiede di intraprendere un nuovo mestiere in qualità di soggetti riscossori dello Stato per un tributo non legato al proprio business e con le associazioni dei consumatori per studiare modalità attuative che minimizzassero gli effetti negativi sui consumatori.

4) Le aziende di vendita di elettricità potrebbero non avere gli strumenti adeguati per svolgere al meglio i compiti che verrebbero loro attribuiti. Ad esempio, non possiedono dati reddituali e patrimoniali, necessari per applicare eventuali esenzioni, e spesso hanno armi spuntate per costringere i proprio clienti a pagare, come testimonia l’elevato tasso di morosità. In più, a parte i costi materiali ai quali andrebbero incontro e che andrebbero naturalmente riconosciuti, come la mettiamo con il concreto rischio che l’attuale morosità, che già oggi scoraggia molte aziende dall’essere attive sul mercato residenziale, aumenti grazie a una tra le imposte più odiate in circolazione?

5) Non è affatto certo che si aumenti la certezza delle entrate derivanti dal canone, grazie a una minore evasione. Da un lato si sottovaluta il fenomeno della morosità che già oggi caratterizza il settore elettrico e che sarebbe con ogni probabilità destinata ad aumentare con un provvedimento che internalizzi il canone in bolletta. Dall’altro, è facile paventare il rischio di un contenzioso molto elevato, generato da cittadini che rivendicherebbero la mancata corrispondenza tra contratti di elettricità e possesso/utilizzo di un televisore e da aziende di vendita che contesterebbero il loro nuovo ruolo con tutte le potenziali ricadute negative. Per non parlare, in una prospettiva non troppo remota, di tutti coloro che potrebbero staccarsi dalla rete per non dover pagare il canone, un’eventualità che è stata ricordata proprio ieri nel corso di un evento AIGET presso l’Expo da alcuni operatori che stanno ricevendo dai proprio clienti richieste di informazione in tal senso.

In conclusione, l’augurio è che una volta tanto una promessa di Renzi non debba essere mantenuta ad ogni costo e che ci si accorga che dietro la cortina fumogena di una mossa win-win si nasconde in realtà un provvedimento che rischia di avere gravi ripercussioni su cittadini e imprese e più in generale sulle sorti di un mercato elettrico finalmente liberalizzato in tutti i suoi aspetti. Come ha auspicato lo stesso Governo nel momento in cui nel febbraio scorso ha licenziato il testo del Disegno di Legge sulla Concorrenza. E’ il caso di ricordarsene prima che sia troppo tardi.

 

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