Netflix: il ritorno al futuro

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Bruno ZAMBARDINO

Suburra_NetflixDal primo minuto di questo 22 Ottobre è possibile iscriversi a Netflix anche per noi Italiani e chissà che questo non sia il nostro personalissimo “Ritorno al Futuro”, vista la prossimità tempistica con la quale ci affacciamo verso una nuova era che ci era stata pronosticata, con qualche licenza poetica, dall’amatissimo Marty McFly, proprio il 21 Ottobre 2015 di trent’anni fa!

Tra gli addetti ai lavori si registrano pareri contrapposti. C’è chi esprime grande scetticismo e preoccupazione e chi invece vuole dare fiducia a questo nuovo player che fa il proprio ingresso in un mercato nazionale che vive una fase cruciale di trasformazione delle nostre abitudini di consumo dei contenuti, sempre più proiettate verso l’on demand e la fruizione mobile, soprattutto nelle fasce più giovani della nostra popolazione.

Chi scommette sul nostro paese è benvenuto: confidiamo che Netflix investa nella produzione italiana di film e fiction, come ha già iniziato a fare, e contribuisca a farla conoscere nel mondo. Internet sta già cambiando il sistema televisivo e in pochi anni lo rivoluzionerà: è bene che anche la Rai si attrezzi e si muova in quella direzione, come i nuovi vertici Rai mi sembra stiano facendo”. Con queste parole il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli ha commentato l’incontro, avvenuto ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, con Christopher Libertelli, capo del Global Public Policy e Government Relations di Netflix, e con Jenneke Sloetjes, direttore Public Policy Europe. All’incontro ha partecipato anche Nicola Borrelli, direttore generale cinema del Mibact, secondo il quale l’arrivo di Netflix segna l’ingresso di un nuovo, importante soggetto nel panorama audiovisivo italiano. Secondo Borrelli l’arena competitiva sarà ora più ricca e non solo gli spettatori, ma anche gli autori, i produttori e i distributori potranno beneficiare dell’azione di un nuovo protagonista. Ci si attende però che il nuovo player effettui investimenti importanti nella nostra industria – come già avvenuto con l’operazione Suburra la serie tv tratta dal film (attualmente in sala con buoni risultati) che sarà prodotta da Cattleya in collaborazione con la Rai. Un segnale importante di apertura e lungimiranza da parte del broadcaster pubblico che nei prossimi mesi è destinato a cambiare pelle sotto il profilo della governance (più poteri al nuovo amministratore delegato), della gestione delle risorse (tema a sua volta connesso alla proposta di inserire il canone in bolletta) e della qualità dei contenuti offerti.

Suburra – la serie peraltro verrà proposta “in cartellone” anche a tutti gli utenti mondiali via web, e non solo ai pochi italiani che possono contare su una buona “fibra”: due canali distributivi per un unico prodotto ideato appositamente per una realtà estremamente geolocalizzata.

Il colosso Usa della tv in streaming, che sbarcherà domani nel nostro paese (le prime stime parlando di 150mila abbonati nel primo anno di operatività), ha presentato al governo italiano lo sviluppo dei propri servizi e ha illustrato la propria strategia in Europa. Nel corso dell’incontro si è parlato anche di Net neutrality, dell’Open Internet Order della Federal Communication Commission e dello sviluppo dei Content delivery network in partnership con gli operatori italiani. Il riferimento è agli accordi stretti in questi mesi con Telecom e Vodafone e che garantiranno una buona velocità della banda agli utenti intenzionati a fruire della ricca library di Netflix che al momento riserva alle opere europee una quota superiore al 20% di titoli.

L’ingresso del principale operatore streaming potrebbe rappresentare un tassello importante nel processo di riforma in atto dell’intero sistema audiovisivo nella direzione di una maggiore internazionalizzazione delle nostre imprese e del prodotto in modo rivitalizzare l’export della nostra creatività. In questo modo il settore audiovisivo – secondo il Ministero – potrà diventare più aperto e dinamico e i diritti di utilizzazione delle opere potranno circolare in quantità e valore più elevati rispetto al passato. Un effetto non secondario dell’arrivo di un sistema di offerta ad alta componente di servizio come quello di Netflix sarà riscontrabile nel significativo contenimento dello sfruttamento illegale di contenuti audiovisivi in rete.

Perché investire in nuove produzioni invece che limitarsi a trasmettere i prodotti d’oltreoceano? In primis per aggirare lo scoglio dei diritti, soprattutto quelli che, in passato, erano già stati ceduti ad altri broadcaster; in secondo luogo, per strutturare una offerta di prodotti sul mercato europeo in grado di competere con le coproduzioni di qualità proposte dal Regno Unito, dalla Francia e sopratutto dai Nordics. Un approccio del genere, oltre a rappresentare una risorsa per il produttore/emittente e per il fruitore, è un’opportunità inedita per le nostre maestranze, per i nostri talenti cinematografici e televisivi che, per la prima volta, avranno la possibilità di mostrarsi al mondo attraverso una piattaforma in grado di far trasvolare immagini e suoni da una parte all’altra del globo con un semplice click.

Saranno sufficienti i buoni rapporti istituzionali instaurati con il Governo e le rassicurazioni fornite anche all’Autorità Garante per le Comunicazioni e una buona dose di “moral suasion” per assicurare al nostro mercato un flusso di investimenti proporzionale ai ricavi commerciali che la società americana conta di generare ?

Al momento come è noto – secondo le regole europee sancite nella Direttiva Servizi Media Audiovisivi fondate sul principio del Paese di origine – l’operatore americano ha l’obbligo di rispettare le norme previste in Olanda (dove ha deciso di stabilire la propria sede) in materia di quote di investimento e di programmazione di opere europee. A quanto ci risulta tali norme e i relativi controlli da parte dell’Autorità di regolamentazione sono piuttosto blandi e meno stringenti rispetto a quanto disciplinato nel nostro Paese.