I Big Data e la rivoluzione dell’indagine statistica

Articolo blog
Silvia COMPAGNUCCI

Big_DataCresce a ritmo sostenuto l’utilizzo di dispositivi che ogni istante ci consentono di monitorare e misurare praticamente ogni fenomeno e di scambiare informazioni di ogni genere in ogni angolo del pianeta. Si tratta di una mole di dati enorme tale che ogni due giorni viene creato un volume di dati pari alla quantità di informazioni generate dall’umanità intera fino al 2003. Questo ì il fenomeno dei Big Data, locuzione con la quale si fa riferimento a dati prodotti in grande quantità, ad elevata velocità ed in formati diversi la cui conservazione ed analisi richiedono tecnologie e risorse ben più articolate e complesse di quelle tradizionalmente utilizzate. I Big Data rappresentano una ricchezza enorme per le imprese le quali attraverso l’utilizzo di strumenti di analisi ad elevata sofisticazione riescono a trarre da tali dati informazioni preziose per efficientare i processi aziendali, comprendere meglio le dinamiche di mercato ed orientare e personalizzare le proprie offerte ai consumatori.

In tale ottica è straordinariamente interessante il contributo che i Big Data potranno offrire allo sviluppo delle indagini statistiche. Ed infatti, non solo a livello nazionale l’Istat – e dunque il settore pubblico – ha iniziato a sfruttare gli enormi benefici connessi all’utilizzo, nel rispetto delle regole sulla privacy, di tale enorme ricchezza informativa, ma anche Eurostat che ha avviato una serie di test pilota per indagare l’utilizzo dei dati digitali per finalità statistiche.

La disponibilità di questa grandissima quantità di dati sta infatti rivoluzionando la statistica offrendo, di fatto, un termometro in tempo reale dei fenomeni sociali ed economici che costituisce un’opportunità straordinaria per l’adozione di decisioni – anche politiche – improntate a tempestività. La statistica dunque si trova ad affrontare una vera e propria rivoluzione che parte dalle fonti per arrivare alla metodologia di analisi. Ed infatti, quanto al primo profilo, il settore della telefonia mobile rappresenta una nuova fonte, importantissima, di produzione di dati. La straordinaria diffusione degli smartphone, in particolare, e le numerosissime attività che mediante essi vengono quotidianamente svolte (operazioni finanziarie, ricerca di informazioni, internet banking, accesso ai social network, acquisto di beni e/o servizi etc.), determina la produzione di una quantità enorme di dati e, dunque, la disponibilità di un vero e proprio patrimonio informativo a disposizione delle indagini statistiche. A ciò si aggiunge il fenomeno dell’IoT e, dunque, la crescente diffusione di dispositivi che misurano e monitorano le nostre abitudini di vita e di consumo nonché, nel caso dei dispositivi sanitari, la nostra salute, contribuendo ad immettere nel mondo digitale una quantità di dati senza precedenti. Non solo le fonti ma anche la metodologia non sarà più la stessa. Dai tradizionali questionari l’indagine statistica si orienterà sempre più verso tecniche di analisi tese ad integrare i diversi dati provenienti dalle più disparate fonti riducendo la complessità ed estraendo quei segnali utili per produrre l’informazione statistica. Il tutto abbattendo in maniera importante i tempi di elaborazione dei dati a vantaggio della tempestività dell’analisi e dell’adozione delle conseguenti decisioni.

Per fare questo sarà indispensabile, evidentemente, favorire la diffusione di skill particolari e diffondere sempre più una cultura digitale nel sostrato socio-economico dei diversi Paesi, oltre ad individuare il giusto compromesso tra l’interesse all’utilizzo dei dati ed il diritto alla riservatezza di chi tali dati produce, ma è fuor di dubbio che la rivoluzione dei dati è partita e che il fenomeno Big Data rappresenta una delle più interessanti possibilità di sviluppo per l’Italia e l’Europa.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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