Spesa farmaceutica: analisi dei trend e sfide per il futuro

iStock_000013815113_ExtraSmall-dollar-pillDi recente, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato il paper “Pharmaceutical Expenditure And Policies: past trends and future challenges”, che esamina le tendenze della spesa farmaceutica negli ultimi anni e le prospettive nonché le sfide future che i sistemi sanitari dovranno affrontare.

Nel 2013, nei Paesi OCSE, la spesa farmaceutica – incluso anche il consumo dei farmaci ospedalieri –  ha raggiunto quota circa 800 miliardi di dollari, quasi il 20% in media della spesa sanitaria totale. I farmaci rappresentano, dunque, una quota molto significativa della spesa sanitaria complessiva: in media, 1 dollaro ogni 5 spesi per la salute viene destinato all’acquisto di prodotti farmaceutici.

I principali fattori che, nel corso degli ultimi anni, hanno influenzato il consumo dei farmaci e di conseguenza determinato l’incremento della spesa farmaceutica sono l’invecchiamento della popolazione, la crescente diffusione delle malattie croniche, i cambiamenti nelle pratiche prescrittive dei medici e la disponibilità di nuovi farmaci ad alto costo per bisogni di salute prima non conosciuti o soddisfatti.

Dall’analisi delle due componenti di spesa farmaceutica, territoriale ed ospedaliera, emerge che  mentre la prima è cresciuta ad un ritmo più lento o addirittura è diminuita dall’inizio dell’ultima crisi economica, la seconda, invece, ha registrato un trend in aumento in diversi Paesi, spinto soprattutto dalla disponibilità e dai prezzi dei farmaci ad alta specialità.

Nel prossimo futuro, si stima un ulteriore incremento della spesa farmaceutica, trainato principalmente dai farmaci ospedalieri. In particolare – secondo i dati IMS Institute (2014), riportati nel paper OCSE – la spesa farmaceutica complessiva crescerà negli anni a venire con tassi medi compresi tra il 4 e il 7% e nel 2018 potrebbe arrivare a quota quasi 1.200 miliardi di dollari,  +30%  rispetto ai livelli registrati nel 2013.

Spesa farmaceutica OCSE

L’OCSE ha ribadito in diverse occasioni che l’incremento della spesa farmaceutica non è da considerarsi un problema in sé. Infatti, in un’ottica di investimento nella salute della popolazione, una maggiore spesa dovrebbe essere correlata ad un miglioramento della gestione delle malattie croniche, alla prevenzione delle complicanze e alla riduzione del relativo uso di risorse sanitarie.

La disponibilità di terapie innovative, commercializzate spesso a prezzi elevati per i sistemi sanitari, ha posto, però, ai sistemi sanitari delle sfide importanti per garantirne l’accesso e la sostenibilità finanziaria.

Molti farmaci innovativi portano grandi benefici ai pazienti, altrettanti, però non sono costo-efficaci, quindi, si spende molto per ottenere dei benefici aggiuntivi talvolta modesti e per un ristretto sottogruppo di pazienti e questo pone in discussione l’efficienza della spesa farmaceutica.

Dinanzi a tali evidenze, l’OCSE mette in luce la necessità di una radicale revisione delle pratiche tariffarie per i nuovi farmaci.

In Italia si discute, ormai, da tempo di una revisione della governance farmaceutica ed anche l’ultima roundtable I-ComFUTURE PROOF. Una nuova governance della spesa farmaceutica per le nuove sfide del Servizio Sanitario Nazionale” è stata una valida occasione per farlo.

Diverse sono le proposte messe sul tavolo per garantire la sostenibilità del sistema e l’accesso ai medicinali innovativi. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha proposto la possibilità di svincolare il finanziamento dei farmaci innovativi ad alto costo dal Fondo Farmaceutico Nazionale e di istituire dei budget specifici per ciascuna area terapeutica affidati al monitoraggio in tempo reale attraverso i Registri AIFA: questa nuova modalità di attribuzione dei budget consentirebbe di distribuire le risorse tenendo conto dell’impatto delle nuove molecole ad alto potenziale di innovazione sulle diverse aree; inoltre, di rivedere la metodologia di calcolo del Fondo Farmaceutico Nazionale basandosi, ad esempio, sul tasso di crescita annuale composto (CAGR), che tiene conto degli ultimi 5 anni dello storico della spesa farmaceutica alla luce dei risultati veramente ottenuti e disinvestendo dalla rimborsabilità di prodotti che non hanno mantenuto quanto ci si attendeva in termine di efficacia e/o sicurezza[1].

Si ritiene che un vantaggio per il SSN potrebbe derivare, inoltre, da un “decollo” dei farmaci equivalenti e biosimilari verso i quali vi è ancora reticenza. Gli equivalenti e i biosimilari potrebbero, infatti, rappresentare una soluzione importante per contenere la spesa e recuperare risorse da investire sui medicinali innovativi[2].

Queste ed altre sono, dunque, le proposte avanzate e le soluzioni prospettate per consentire di coniugare i successi dell’innovazione con la sostenibilità economica, resta solo da capire quali sono le più giuste e condivise e metterle in pratica per garantire la tutela della salute.


 

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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