Che cinema fa ? I nodi strutturali e le spinte riformatrici

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

cinemaitalianoIl 15 luglio scorso la Direzione Generale Cinema del Mibact e l’Anica hanno pubblicato i dati sulle tendenze del mercato cinematografico e audiovisivo nel 2015. Proprio mentre il disegno di legge Franceschini di riforma incassa l’approvazione dalla VII Commissione in Senato (un paio di mesi I-Com ha promosso una apposita tavola rotonda sul tema), dopo mesi di intensa discussione, può essere utile dar conto delle principali dinamcihe del comparto accompgnandole con alcune riflessioni sulle prospettive di crescita nei prossimi anni.

Dal punto di vista dei volumi produttivi, si rileva un lieve calo del numero di film prodotti: 185 rispetto ai 201 del 2014. La quota dei film di iniziativa italiana (film italiani e coproduzioni maggioritarie) è in lieve aumento sul totale dei film prodotti: il 72% del totale con 135 film, rispetto al 69% del 2014 con 140 film. A fronte del calo del numero di film prodotti, aumenta invece il valore del costo totale della produzione: 338,8M € nel 2015 contro i 319,5 dell’anno precedente. Anche il valore delle coproduzioni aumenta, raggiungendo quota 64M€ nel 2015 contro i 53,1 del 2014, effetto diretto dell’aumento significativo (ma ancora non sufficiente) del numero delle coproduzioni da 21 a 28 così come del numero di paesi partner, da 11 a 19, sempre con una grande preponderanza delle partnership con i cugini francesi. La crescita degli investimenti complessivi ha inciso sul costo medio dei film d’iniziativa italiana che nel 2015 supera i 2M € mentre resta invariata la percentuale, 60%, dei film con costo di produzione inferiore a 1,5M €. I film ad alto budget, ovvero con costo superiore a 3,5M €, sono stati 29 nel 2015 (25 nel 2014), con un costo medio di 5,8 milioni.

Il mercato della distribuzione di film in sala cinematografica nel 2015 ha registrato un incremento dei risultati al botteghino di circa l’11% rispetto all’anno precedente. Secondo Cinetel la spesa del pubblico in sala nell’anno 2015 è stata di circa 637 milioni di euro, per 99 milioni di biglietti venduti, il terzo miglior risultato degli ultimi 10 anni. Molto al di sotto della media del mercato il dato di pubblico in sala per i film italiani: le flessione nel 2015 è stata di circa il 16% rispetto a all’anno precedente. La quota di mercato nazionale scende quindi al 20,7% sul fronte degli incassi (21,3% sul fronte delle presenze), perdendo in entrambi i casi circa 6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Si tratta del peggior risultato degli ultimi 10 anni, in parte alleviato dagli esiti dei primi mesi del 2016 che hanno visto una significativa inversione di tendenza per il cinema italiano, che, trainato nuovamente da titoli forti (Quo vado, Perfetti Sconosciuti) facendo schizzare la quota di mercato, nel primo trimestre addirittura al 46%, triplicando gli incassi del 2015 e quasi raddoppiando quelli 2014.

Una delle aree di maggior criticità rilevata dall’Anica è quella che riguarda la cosiddetta “stagionalità”, ovvero la disomogeneità del risultato complessivo al botteghino tra i diversi mesi dell’anno. Il 2015 ha visto il peggior mese di maggio e di luglio dell’ultimo triennio e un autunno discontinuo che non ha consentito di recuperare il deficit accumulato. I mesi estivi storicamente sono più scarsi (a differenza di altri mercati come quello spagnolo dove il picco di incassi si registra ad agosto) in termini sia di risultati sia di attrattività dei prodotti distribuiti, mentre si assiste a picchi positivi nei mesi invernali, con la connessa problematica dell’eccessivo numero di film forti che escono contemporaneamente e rischiano di non essere sfruttati al massimo delle loro potenzialità. Il tema della programmazione nell’arco dell’anno rappresenta il principale colli di bottiglia del mercato e su questo fronte è sempre aperta la discussione fra le categorie della produzione, della distribuzione e dell’esercizio. Da leggere positivamente in questo senso l’iniziativa fortemente voluta dal Ministro Franceschini che consentirà in autunno di andare al cinema (il mercoledì) pagando solo due euro proprio per allungare la stagione attraverso un incentivo ai consumi particolarmente allettante.

Andando ad osservare la composizione delle voci che costituiscono il valore complessivo della produzione di film di iniziativa italiana, è in netto aumento la quota degli investitori esterni per apporti su cui è stato chiesto il tax credit, che sfiora il 30% del budget totale. È in aumento anche il tax credit interno, che copre circa il 13% dei costi totali. I contributi statali diretti costituiscono complessivamente circa l’8% della torta. Ricordiamo che il disegno di legge di riforma prevede un rafforzamento dello strumento di sostegno fiscale che si tradurrà a partire dal 2017 in un innalzamento delle aliquote a favore dei produttori fino al 25/30% a fronte del 15% del regime attuale, accanto ad una riduzione del beneficio fiscale per gli investitori esterni e ad alcuni correttivi necessari a rimuovere alcune distorsioni nelle relazioni tra produttori e aziende esterne.

Tornando alle fonti di finanziamento un ruolo – seppure complementare e ridotto – è svolto dai i fondi regionali che pesano per circa il 4%, mentre quelli sovranazionali rappresentano appena l’1% del totale. Il contributo pubblico statale complessivo (diretto e indiretto) pesa per il 20% a cui va aggiunta la quota di credito che lo Stato riconosce agli esterni che investono nella produzione e che assorbe circa il 12% dei costi totali portando quindi l’intervento statale al 32% dei costi di produzione dei film di iniziativa italiana. Peso destinato a crescere in considerazione della nuova iniezione di risorse pubbliche (a regime si potrà contare su un plafond di circa 400 milioni a fronte degli attuali 260).

Il tax credit dedicato alle produzioni estere realizzate in Italia subisce una leggera flessione nel numero di film che passano da 30 nel 2014 a 24 nel 2015, ma comunque con cifre molto più alte dei primi 5 anni di applicazione, e vede aumentare leggermente il numero di paesi di provenienza delle società committenti.

Qualche dato sul sostegno pubblico nazionale alle opere per le tv e per il web, vera novità di questo rapporto. Nel 2015 sono state 104 le opere ritenute ammissibili nel primo anno di applicazione delle norme che hanno esteso il tax credit alla produzione audiovisiva non cinematografica. Soltanto 9 progetti vedono come destinazione primaria la piattaforma web, mentre la gran parte dei titoli (95) è rivolta ad una primaria distribuzione televisiva. Prendendo in considerazione il genere si osserva una netta prevalenza di progetti di fiction (84) rispetto a documentari (13) e animazione (7). Il credito totale richiesto è stato pari a 54,2M € per un totale di investimenti complessivi pari a poco meno di 360M €. Guardando al numero di episodi emerge come circa il 60% dei progetti ha riguardato film tv e mini-serie fino a 8 episodi. Il 70% delle opere ha un costo tra i 7mila e i 30K € al minuto. Di particolare interesse ai fini della valutazione del grado di titolarità dei diritti da parte delle case di produzione, i dati sulle differenti tipologie di contratto che indicano una prevalenza di coproduzioni (42) e preacquisti (26) che complessivamente assorbono il 65% dei progetti considerati, cui si affiancano altre forme quali le cosiddette opere “prevalentemente finanziate” e quelle in licenza di prodotto.

Un mercato quello cinematografico e audiovisivo che naviga ancora in acque incerte anche a causa di eccessive resistenze da parte degli operatori a modificare i propri modelli di business ed ad aprirsi maggiormente ai mercati esteri e a nuovi interlocutori; un mercato che nonostante il rilevante sostegno che riceve dallo Stato non è ancora in grado di aumentare le proprie dimensioni sia in termini di investimenti sia sotto il profilo della presenza sui mercati esteri.

Le rapide trasformazioni in atto a livello internazionale ed europeo con la diffusione prepotente di nuove modalità di accesso e fruizione dei contenuti audiovisivi nonchè l’ingresso in campo di nuove piattaforme distributive on line hanno reso necessario un ripensamento complessivo delle regole comunitarie nel tenattivo di garantire un reale level playing field.

In questo contesto ben venga dunque una riforma strutturale del sistema che modernizzi l’impegno pubblico a favore delle imprese del settore.

La chiave vincente della nuova legge risiede nel mix equilibrato di misure automatiche e fiscali per rafforzare il mercato e accompagnarlo verso un più spedito processo di industrializzazione (anche grazie alla collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico) accanto a schemi di aiuto selettivi (ma non a pioggia) per garantire la diversità culturale e l’innovazione, incentivando i giovani autori e le opere sperimentali ma anche chi investe nelle nuove sale cinematografiche e chi opera nel variegato mondo della promozione e valorizzazione del cinema e dell’audiovisivo, dai festival, alle cineteche passando per la formazione e la media literacy.