La scuola e lo switch-off al digitale

La digitalizzazione delle scuole è un obiettivo importante da perseguire ove si consideri che il nostro Paese presenta ancora un profondo ritardo dal punto di vista della maturità dei cittadini/consumatori rispetto ai best performer europei e che lo sviluppo di infrastrutture e servizi digitali necessita, per essere sostenibile e continuare a progredire, di una domanda in grado di catturare l’offerta e garantire un adeguato ritorno degli investimenti compiuti dalle imprese.

Ebbene, partendo anche da tale consapevolezza, nell’ottobre del 2015 è stato presentato il Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD), un documento di indirizzo declinato il 35 azioni ed ideato per guidare le scuole in un percorso di innovazione e digitalizzazione, in conformità a quanto previsto nella riforma della Scuola di cui alla legge 107/2015. Si tratta di un progetto importante che mira ad introdurre le nuove tecnologie nelle scuole, a diffondere l’idea di apprendimento permanente (life-long learning) e ad inserire nel concetto di scuola l’idea dell’esistenza di spazi di apprendimento virtuali.

Quale era la situazione di partenza al momento della redazione del Piano? L’Osservatorio tecnologico del Miur, istituito nel 2000 con l’obiettivo di raccogliere i dati sul processo di digitalizzazione delle scuole, nell’ambito dell’analisi relativa all’anno scolastico 2014-2015 ha verificato che il 70% delle classi è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (sebbene spesso con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di lim e il 6,1% di proiettore interattivo. Sono in totale 65.650 i laboratori delle scuole, per una media di 7,8 per istituto; di questi, l’82,5% è connesso in Rete in modalità cablata o wireless, il 43,6% è dotato di LIM e il 16,9% di proiettore interattivo. Per terminare il quadro la stessa analisi ha verificato che il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web, il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online, il 69.2% utilizza una tipologia di registro elettronico di classe, il 73.6% utilizza il registro elettronico del docente e infine il 16.5% utilizza forme di gestione centralizzata LMS (Learning Management Systems quali ad es. Moodle) per la didattica e i suoi contenuti.

Questo il punto di partenza. Dopo un anno dall’adozione del Piano, grazie al progresso tecnologico il sistema educativo del nostro Paese si trova a vivere una fase di radicale cambiamento che riguarda sia gli ambienti scolastici che il rapporto tra insegnante e studente. Gli stanziamenti un miliardo di euro da parte del governo hanno consentito l’avvio di 19 delle 35 azioni previste, pari a circa il 60% del Piano. Tra i progetti avviati spicca per importanza la “fibra a banda larga per ogni scuola” nell’ambito del quale sono stati avviati interventi in 700 comuni di Abruzzo, Lombardia, Sardegna, Toscana , Lazio, Calabria, Marche e Puglia con un finanziamento di 88 mln per il cablaggio interno degli istituti. A ciò si aggiungono i finanziamenti per gli ambienti digitali per la didattica (138 milioni per 5938 scuole), i fondi destinati ai laboratori territoriali selezionati (60 iniziative per un massimo di 750mila euro a progetto) e 28 mln per gli atelier creativi (per un totale di 1800 progetti finanziabili).

Sono diversi tuttavia gli ostacoli da superare per il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione fissati, primo tra tutti quello di rendere il personale della scuola davvero in grado di gestire il passaggio al digitale. Ed infatti, sebbene sia stato avviato un percorso di formazione che prevede, tra le novità più affascinanti, la figura dell’animatore  digitale, la strada è irta di difficoltà legate non solo a questioni demografiche ma anche, ad esempio, a nomine – rispetto alla figura dell’animatore digitale – a volte operate senza la necessaria chiarezza e trasparenza, a corsi di formazione non sempre di qualità soddisfacente ed all’insoddisfazione manifestata soprattutto in alcuni ambienti scolastici per le stringenti direttive impartite dal Miur che minerebbero l’autonomia degli istituti.download

Sicuramente le difficoltà sono molte così come numerose le nuove sfide da affrontare. È certo che la maturazione digitale del nostro Paese non può non passare attraverso le scuole che educando e formando le giovani generazioni per prime devono farsi portavoce di una stagione nuova che ponga al centro dell’attenzione la diffusione del digitale e l’acquisizione di una maggiore consapevolezza circa le straordinarie opportunità che ad essa si accompagnano. Per questo passa gran parte dello sviluppo futuro del nostro Paese.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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