Il contributo dei cittadini sulla gestione di epidemie e pandemie: i risultati del rapporto Assett

Articolo blog
Cinzia ARU

assettI risultati del progetto Assett (Action plan in Science in Society in Epidemics and Total pandemics), finanziato dall’Unione Europea e avviato nel 2014, sono stati presentati al Parlamento Europeo il 26 aprile 2017. Il progetto, il cui scopo è quello di inviare a politici e decisori europei diverse raccomandazioni, ottenute a partire da spunti ricevuti da 50 partecipanti per ogni nazione, ha coinvolto 8 Paesi europei, quali Bulgaria, Danimarca, Francia, Irlanda, Romania, Norvegia, Svizzera e Italia.

Riportiamo di seguito le principali risposte ottenute dalle interviste:

  • Più dell’82% dei 400 intervistati ritiene che scuole, uffici e altri servizi pubblici, debbano essere chiusi in caso di pandemia (la percentuale scende al 74% tra gli italiani), mentre il 69% ritiene opportuna la cancellazione dei grandi eventi internazionali (la percentuale degli italiani è in linea con la media europea, arrivando al 68%);
  • Soltanto il 29% degli intervistati si ritiene soddisfatto delle informazioni ricevute dalle istituzioni sanitarie pubbliche (la percentuale scende al 12% per il nostro Paese);
  • La mancata trasparenza in sanità pubblica, ovvero il fatto che alcune informazioni possano non essere rese pubbliche per motivi di sicurezza, non piace al 50% dei cittadini;
  • L’85% dei cittadini ritiene necessario rendere obbligatorio vaccinare gli operatori sanitari contro l’influenza in caso di pandemie o epidemie, il 94% degli italiani è d’accordo ma, in generale, il 68% pensa che il Ministero della Salute dovrebbe rendere obbligatorio il vaccino antinfluenzale in presenza di queste minacce;
  • Il 26% degli europei intervistati ritiene che la copertura vaccinale delle donne in gravidanza tenda ad essere inferiore rispetto alla popolazione generale a causa dell’assenza di informazioni specifiche al riguardo, mentre il 63% pensa che ciò sia in realtà dovuto ad una incertezza nella percezione dei rischi (in Italia le percentuali sono, rispettivamente, pari al 47% e al 52%);
  • Il 57% dei cittadini europei consulta per primo[1], in caso di malattia, il medico di base e il 74% degli intervistati ha inoltre affermato di averlo considerato come fonte maggiormente attendibile per il reperimento di informazioni sulla passata epidemia dovuta al virus Zika, fatto che mostra la grande fiducia che i cittadini ripongono su questa figura. Il 58% degli italiani considera il medico di base come prima fonte di informazioni, solo il 29% preferisce internet. Gli italiani considerano inoltre come fonte più attendibile in caso di pandemia le istituzioni europee (72%), il Sistema sanitario nazionale (63%) e i medici di base (61%), mentre solo il 41% si fida di televisione, radio, amici e parenti.
  • Il 67% degli europei vorrebbe ricevere raccomandazioni su cosa fare (gli italiani per il 70%), il 19% sulle vie di trasmissione delle malattie (la percentuale scende all’8% per gli italiani, i quali vorrebbero inoltre sapere dove procurarsi le medicine) [2].

Riepilogo e conclusioni. I risultati emersi mostrano la necessità, da parte dei cittadini europei e italiani, di una comunicazione più chiara e trasparente, che aumenti il livello di fiducia nelle istituzioni, inoltre la raccolta di suggerimenti e contributi da parte della popolazione potrebbe aiutare il lavoro delle istituzioni nello sviluppo delle future strategie da seguire sulla gestione di epidemie e pandemie, consentendo di ottenere una migliore risposta alle terapie sia da parte di chi è affetto da patologie infettive e dai caregivers, sia da parte di chi non è venuto a contatto con agenti patogeni, prevenendo la comparsa di numerose malattie.

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