La via italiana al videogioco tra creatività e cultura

Articolo blog
Bruno ZAMBARDINO

Games-Week-2017La nuova (solo in apparenza) frontiera produttiva del videogioco sembra ormai avviarsi concretamente verso la sua espansione e il suo meritato riconoscimento anche nel nostro paese, dove quest’anno secondo le stime di Newzoo si raggiungeranno ricavi per ben 1,6 miliardi di euro, più di quanto generi l’industria del cinema.

L’affermazione del settore videoludico come vera e propria industria creativa e culturale la dimostrano non solo i 24,5 milioni di videogiocatori coinvolti, ma anche gli eventi che quest’anno hanno visto i videogiochi come protagonisti. Basti pensare a Let’s Play, il primo festival italiano del videogioco tenutosi a Roma a marzo, o alla Milan games week (Mgw) appena conclusa, che ha messo in mostra il meglio della produzione internazionale e nazionale. L’aumento delle vendite del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo quanto affermato da Aesvi (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani), è un chiaro sintomo che il settore sta andando verso la giusta direzione. In questo sarà sostenuto dalla Legge 14 novembre 2016, n. 220, che riforma il cinema e l’audiovisivo, e che per la prima volta prevede l’estensione del tax credit audiovisivo anche alle produzioni di videogame. L’agevolazione del tax credit rappresenta un primo segno concreto di sostegno e riconoscimento da parte dello Stato, nonché una marcia in più verso la crescita del settore, anche attraverso l’attrazione delle grandi produzioni internazionali.

Il videogioco non è ormai solo riservato all’attività prettamente ludica, ma si presenta come un mezzo di comunicazione potente e una forma di intrattenimento applicabile a diversi ambiti, anche e soprattutto a quello culturale. Come riportato dal Corriere della Sera, nei musei ad esempio si iniziano a scoprire le enormi potenzialità della realtà virtuale e del game nel coinvolgere i visitatori e divulgare la cultura in modo più diretto e innovativo. Il caso più recente è quello del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il primo museo al mondo a produrre e distribuire un videogioco gratuito e pensato per tutte le età. “Father and Son – the game”, questo il nome del progetto, riesce a far vivere diverse storie il cui esito è definito dalle scelte degli stessi giocatori e in cui le vicende si intrecciano con il patrimonio architettonico e con le opere conservate al museo, come quelle provenienti da Ercolano e Pompei. Il successo dell’iniziativa sembra aver inoltre spronato altri musei a seguirne l’esempio, tra cui i musei archeologici di Taranto e di Reggio Calabria.

Sulla stessa prospettiva d’integrazione si basa l’accordo tra Aesvi e Istituto Luce Cinecittà per il progetto “Games for Culture”, un concorso nazionale per la produzione di videogame con lo scopo di valorizzare il patrimonio culturale. Inoltre anche nell’ideazione di quella che sarà la “nuova Cinecittà” si prevede la creazione di strutture per la ricerca, la formazione e lo sviluppo di prodotti videoludici. Questo si inserisce in un piano più ambio di collaborazione proficua tra le attività legate al cinema, alla televisione e al videogioco, che si troveranno così a convivere in un unico polo accentratore.

È ormai stato dimostrato come i videogiochi possano essere propulsori anche per lo sviluppo dell’attività turistica, grazie alle straordinarie ricostruzioni di luoghi reali e al loro inserimento in contesti narrativi verosimili e coinvolgenti. Non a caso il portale nazionale delle location Italy for Movies lanciato poche settimane fa a Venezia dal Ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini conterrà anche le ambientazioni dei videogiochi. Primo fra tutti il titolo Assassin’s Creed 2, realizzato dalla azienda francese Ubisoft e caratterizzato da un’ambientazione che ripropone molte città italiane come Venezia, Roma, Firenze, Forlì, San Gimignano e Monteriggioni. Il videogioco ha avuto il merito di far vivere a milioni di giocatori una sorta di viaggio virtuale nell’Italia Rinascimentale, con la possibilità di vagare con ampia libertà in luoghi come il Palazzo Strozzi, il Colosseo o il campanile di San Marco. Particolare è il caso del piccolo borgo toscano di Monteriggioni che, anche a distanza di otto anni dal rilascio del videogioco, ha visto un intensificarsi del numero di visite, con nessun costo promozionale da parte degli enti locali. Il merito di questo nuovo turismo virtuale che coinvolge i videogiochi è accresciuto dal fatto che sono soprattutto i più giovani a conoscere e a legarsi a i luoghi a tal punto da avere poi il desiderio di esplorarli dal vivo.

(scritto in collaborazione con Azzurra Teoli)