Il 5G e la banda 3.4-3.6 Mhz. La consultazione avviata dall’AGCOM

Articolo blog
Silvia COMPAGNUCCI

agcomLa nuova frontiera delle comunicazioni mobili sarà senza dubbio rappresentata dal 5G, una tecnologia dalle performance strabilianti – in termini di latenza, durata della batteria, volumi e velocità di trasferimento dei dati, capacità di gestione di dispositivi – che abiliterà servizi innovativi ad elevata complessità generando enormi benefici socio-economici per l’Unione europea. Le cifre pubblicate dalla Commissione, in particolare, parlano di potenziali benefici socio-economici generati dall’introduzione del 5G che possono arrivare a 113 miliardi di euro l’anno entro il 2025 nei 3 settori chiave dell’energia, della sanità e dei trasporti. Inoltre, le stime indicano che, a fronte di investimenti in 5G per circa 56,6 miliardi di euro, verrebbero generati circa 2,3 milioni di posti di lavoro in Europa.

Conscia dell’importanza per l’Unione di ricoprire un ruolo di primo piano nello sviluppo del 5G, il 14 settembre 2016 la Comunicazione ha pubblicato “5G for Europe: an Action Plan” accompagnato dal working document “5G Global Developments”, dove – dopo aver evidenziato i benefici economici connessi alla diffusione del 5G nei diversi settori industriali ed aver descritto i progressi compiuti a livello globale dai diversi Paesi – ha identificato otto diverse azioni per favorire lo sviluppo del 5G in Europa ed in particolare: 1) promuovere preliminary trial dal 2017 e trial commerciali di dimensione multi-nazionale a partire dal 2018 incoraggiando gli Stati membri ad adottare delle roadmap nazionali per lo sviluppo del 5G ed identificare almeno una città “5G enabled” alla fine del 2020; 2) identificare in accordo con gli Stati membri alla fine del 2016 una lista di frequenze “pioniere” da utilizzare per il lancio iniziale dei servizi 5G; 3) adottare un accordo in merito al set completo delle frequenze (sotto e sopra di 6 GHz) da armonizzare per lo sviluppo delle reti commerciali 5G in Europa; 4) monitorare i progressi e favorire lo sviluppo delle small cells; 5) promuovere alla fine del 2019 la disponibilità di un iniziale standard globale 5G, favorire la standardizzazione dell’accesso radio e la conclusione di partnership tra diversi settori industriali; 6) pianificare esperimenti tecnologici da realizzare nel 2017 e presentare una dettagliata roadmap a marzo 2017 per l’implementazione di trial commerciali avanzati; 7) incoraggiare gli Stati membri a considerare gli utilizzi della rete 5G per migliorare la performance dei servizi di comunicazione utilizzati per la pubblica sicurezza; 8) identificare le ipotesi e le modalità per una venture financing facility. Nell’individuare le frequenze da destinare al 5G il Radio Spectrum Policy Group (RSPG) nel novembre 2016 ha adottato una prima opinione sugli aspetti concernenti lo spettro per il 5G “RSPG Opinion on spectrum related aspects for next-generation wireless systems (5G)”, nella quale ha individuato le bande 700 MHz, 3.4-3.8 GHz e 26 GHz (24.25-27.5 GHz) come bande prioritarie a supporto dell’introduzione di sistemi terrestri wireless di nuova generazione.

Ebbene, dopo essere state messe a gara ed avviate le sperimentazioni 5G in ben 5 città italiane, l’ultima Legge di Bilancio ha previsto misure concernenti l’uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G, anche con riferimento agli obiettivi enunciati nel suddetto Piano di azione per il 5G della Commissione europea prevedendo che l’Autorità si attivi nei prossimi mesi per predisporre le procedure di assegnazione.

Nello sciogliere i nodi relativi all’assegnazione delle suddette frequenze e con particolare riferimento alla banda 3.4-3.6 Mhz, l’Autorità, con delibera 503/17/CONS, ha avviato una procedura di consultazione in merito alle istanze di proroga (per sei anni) formulate al Ministero (il quale ha conseguentemente chiesto parare ad AGCOM) dagli operatori – Aria S.p.A., Go Internet S.p.A., Linkem S.p.A., Mandarin S.p.A. e Tim S.p.A. – attuali licenziatari, fino al 2023, di tali frequenze.

L’orientamento dell’Agcom che emerge dal documento è quello di accordare la proroga dei diritti in banda 3.4-3.6 Ghz, fissando però alcuni vincoli che si sostanziano: 1) nel ridimensionamento dei blocchi precedentemente assegnati (che passerebbero da 2×21 Mhz a 2×20 Mhz) così da garantire contiguità per tutti gli operatori sull’intera banda (ed arrivare, in prospettiva, grazie alla liberazione della restante porzione di banda 3.4-3.6 Ghz attualmente in uso alla Difesa, a disporre di ulteriori 80 Mhz (74+2×3 Mhz) e quindi dei 100 Mhz contigui secondo le più recenti indicazioni); 2) nella rendicontazione degli investimenti sostenuti e nella dimostrazione (su base annua) dell’uso efficiente delle frequenze (incluso lo sviluppo della copertura e la qualità della stessa); 3) nell’obbligo per gli operatori che beneficeranno della proroga di formulare un’offerta wholesale sulla propria capacità trasmissiva wireless. Infine, per quanto riguarda i contributi per la proroga dei diritti d’uso in banda 3.4-3.6 Ghz, l’Autorità propone che siano parametrati, a parità di frequenze, durata ed estensione geografica, a quanto sarà definito in termini di valori minimi nella procedura per la banda gemella 3.6-3.8 Ghz prevista per quest’anno.

Dopo le grandi discussioni che hanno appassionato la stampa e le istituzioni, oltre ai vari soggetti a diverso titolo coinvolti, sembra dunque che una soluzione sia vicina e sia nel senso della proroga dei diritti d’uso sulla banda 3.4-3.6 Ghz. Si tratta di una soluzione che, oltre ad essere in linea con le previsioni del bando 2008 che dichiarava rinnovabili i diritti d’uso e con la prassi da sempre seguita nel nostro Paese (le licenze assegnate con la gara GSM sono state prorogate 3 volte, nel 2002, nel 2015 e nel 2017 per un totale di 19 anni e 6 mesi così come le licenze UMT, prorogate nel 2002 e 2017, in quest’ultimo caso, per la banda a 2100 MHz e 1800 Mhz, fino al 2029) presenta il vantaggio di tutelare i diritti degli utenti, garantendo la continuità dei servizi in una logica di efficienza, preservare gli investimenti degli operatori, garantire la concorrenza del mercato e la certezza indispensabile per gli investitori stranieri, rispettare il principio della neutralità tecnologica ed assecondare l’evoluzione del 5G che probabilmente riceverà le prime applicazioni proprio nel Fixed Wireless Access. Prova ne è il fatto che la società britannica Arqiva, fornitore all’ingrosso di capacità di banda, ha acquisito nuove frequenze al fine di sperimentare il 5G in tecnologia FWA, per fornire accesso domestico a internet via radio e non via cavo e che anche negli Usa grandi player come Verizon, Sprint ed AT&T sono in piena fase di test mostrando la chiara intenzione di impiegare il 5G come soluzione FWA almeno in una prima fase.

È chiaro che il successo di tale decisione è subordinato alla garanzia ineludibile di un uso efficiente delle risorse e di apertura verso tutti gli operatori che intendano avvalersi delle capacità trasmissive oggetto di proroga per offrire servizi 5G. Questi correttivi sono stati ragionevolmente inseriti nel documento di consultazione. Ora la parola al mercato e a tutti gli stakeholders che parteciperanno con i propri contributi per gettare le basi per lo sviluppo del 5G.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.