Come procede la riforma delle Camere di Commercio. Il via libera della Corte dei Conti

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Maria Francesca AMODEO

calendaUn altro tassello verso il definitivo varo della riforma delle Camere di Commercio, destinate a una radicale e generale riorganizzazione. In pratica saranno accorpate e ridotte nel numero così da passare da 105 a 60. Al processo di semplificazione – già iniziato con la fusione di 27 enti camerali – è stata impressa un’ulteriore accelerazione alcuni giorni fa dalla Corte dei Conti che il primo marzo scorso ha dato il via libera alla riforma voluta dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

I giudici contabili, infatti, hanno espresso parere favorevole sul decreto ministeriale approvato lo scorso agosto dal dicastero guidato dallo stesso Calenda. Un provvedimento, quest’ultimo, che ha portato a conclusione l’iter di riordino del sistema camerale italiano avviato con l’approvazione della legge delega numero 124 del 2015 e proseguito con il decreto ministeriale numero 219 del 2016.

L’obiettivo fondamentale della riforma è razionalizzare il sistema così da permettere anche alle Camere di Commercio di svolgere le loro funzioni in modo più efficace e sostenibile. Per far sì che due o più enti camerali possano fondersi in un solo soggetto, è necessaria la presenza di alcune condizioni. E, quindi, che le Camere di Commercio svolgano funzioni e compiti simili per evitare la frammentazione delle attività. In caso contrario si potrà procedere alla loro fusione solo laddove si impegnino a operare in modo coordinato.

Come detto, in virtù della riforma ne rimarranno 60, distribuite su tutto il territorio nazionale alla luce delle esigenze del sistema produttivo e imprenditoriale e delle peculiarità delle singole regioni di appartenenza. Nel decreto del Mise si legge – solo per citare alcuni esempi – che in Lombardia passeranno da 12 a 7 mentre nel Lazio da 5 a 3. E, ancora, nelle Marche da 5 a una soltanto e in Sicilia da 8 a 4.

Questo passaggio delinea chiaramente la nuova identità e i nuovi compiti del sistema camerale nel Paese”, ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Ivan Lo Bello che – per rendere più significativa la riforma – ha deciso anche di lanciare un nuovo logo che dia il senso anche plastico del rinnovato assetto camerale. “Le Camere di commercio si sono razionalizzate nella presenza sul territorio e sono dotate dalla riforma di nuove funzioni innovative coerenti con i piani di sviluppo del Paese in tema di digitalizzazione, orientamento e formazione, turismo e cultura.” ha concluso lo stesso Lo Bello.

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