Al via gli incentivi per la produzione di biocarburanti. Il decreto del ministero dello Sviluppo economico

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8 marzo 2018     Michele MASULLI

trasporti_biometanoÈ di pochi giorni fa la firma da parte del ministero dello Sviluppo economico del decreto interministeriale per la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti. Per i profani, il biometano si ottiene dal biogas, a sua volta derivato da processi di digestione di materiale organico – come la frazione umida dei rifiuti solidi urbani, organismi vegetali e animali, colture dedicate, scarti agro-industriali, reflui zootecnici e fanghi di depurazione – e usato come combustibile per la produzione di energia termica ed elettrica. Il biometano, invece, mostra le stesse caratteristiche del gas naturale e può essere utilizzato come carburante e, allo stesso modo, essere immesso nelle reti di trasporto e distribuzione.

Il provvedimento si inserisce all’interno della strategia europea di promozione del consumo di energia da fonti rinnovabili. In particolare, come previsto dalla cosiddetta direttiva “Iluc”, si ambisce a raggiungere l’obiettivo del 10% del consumo di energie rinnovabili nel settore dei trasporti entro il 2020 e il risultato specifico dello 0,9% per i biocarburanti avanzati alla stessa data, che diventa 1,5% al 2022. L’obiettivo per i biocarburanti avanzati deve essere soddisfatto per il 75% da biometano e per il 25% da biocarburanti di altre specie. Grazie a questi decreti, l’Italia adotterà lo strumento del “Certificato di Immissione al Consumo” (Cic), vettore di un sistema di immissione obbligatoria di biocarburanti nei trasporti. Come spiega Staffetta Quotidiana, l’onere della misura ricade esclusivamente sui “soggetti obbligati”: gli operatori della vendita dei carburanti, infatti, sono tenuti a immetterne una quota sotto forma di biocarburanti, onere che già oggi, quindi, viene compreso nel prezzo alla pompa. Il provvedimento, pertanto, non comporta aggravi sulle bollette del gas e dell’elettricità. Si provvede, inoltre, a sostituire i biocarburanti che vengono in gran parte importati (ad esempio il biodiesel) con il biometano prodotto in Italia. Così si prova a sostenere gli agricoltori e, più in generale, le filiere produttive del nostro Paese e a facilitare allo stesso tempo il ciclo dei rifiuti.

In questo senso, viene incontro alle attese sia degli imprenditori del settore primario che degli operatori dell’industria dei rifiuti. Il decreto, quindi, fissa a 375 euro il prezzo garantito dei Cic (Certificato di Immissione al Consumo) e prevede due meccanismi di incentivazione a favore dei soggetti obbligati all’immissione. Nel primo caso, il Gestore dei Servizi Elettrici (Gse) acquista il biometano avanzato dai produttori che fanno richiesta di beneficiare della misura e che, in cambio, ricevono il prezzo di mercato del gas ridotto del 5% e un premio corrispondente al valore dei Cic. Di seguito, il Gse vende il biometano ai grossisti a prezzo di mercato tramite asta, dopo la conclusione di contratti di trasporto e fornitura con rivenditori di carburante. Nel secondo caso, inoltre, i produttori di biometano possono evitare l’intervento del Gse e rinunciare all’incentivo, immettendo direttamente il biometano nella rete. Successivamente, lo stesso Gse verificherà che quanto immesso sia stato iniettato nel consumo del settore trasporti e garantirà il premio di 375 euro per Cic.

Il decreto, inoltre, prevede incentivi aggiuntivi per gli impianti di distribuzione e liquefazione di biometano. I produttori che investono in tali tipologie di impianti, infatti, possono ottenere un aumento del 20% del valore dei Cic, così da poter contenere l’aggravio di spesa sostenuto. I “soggetti obbligati” possono scegliere di rinunciare alle misure previste dal decreto, tramite opportuna comunicazione al Gse a 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Pertanto, dovranno rispettare gli obblighi di immissione di biocarburanti avanzati, dimostrando di avere immesso in via autonoma nelle reti quanto previsto o attraverso l’acquisto di Cic sul mercato.