L’insostenibile consumo di acqua in bottiglia

Articolo blog
Eleonora MAZZONI

La maggior parte degli italiani, il 67%, beve abitualmente acqua minerale in bottiglie di plastica e il motivo principale di questa scelta risiede nella convinzione che l’acqua in bottiglia sia più sicura. Molto inferiore la percentuale di chi dichiara di consumare acqua del rubinetto depurata (il 27%) e acqua minerale in bottiglie di vetro (il 25%). Minima, infine, la percentuale di chi consuma acqua delle casette dell’acqua municipale (il 12%). Questo il sintetico quadro che l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile 2018 (LifeGate), ha presentato, proprio in occasione della Giornata mondiale dell’acqua lo scorso 22 marzo. Anche se il 74% della popolazione italiana dichiara di “credere nella sostenibilità”, molti non sembrano avere coscienza di quanto queste abitudini possano alimentare l’ insostenibilità del sistema. Proprio in vista della giornata mondiale dell’acqua Legambiente ha evidenziato [1] che per soddisfare la sete di acqua minerale dei cittadini italiani vengono utilizzate tra i 7 e gli 8 miliardi di bottiglie di plastica da 1,5 litri, per un totale di 456 mila tonnellate di petrolio e oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 emesse per produrle. L’Italia è il primo Paese in Europa e il secondo al mondo per consumo di acqua in bottiglia, con una media di 206 litri l’anno a persona. A questi numeri si deve aggiungere il fatto che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie viene avviato a riciclo, mentre i restanti due terzi continuano a finire in discarica, in un inceneritore o dispersi nell’ambiente e per l’85% dei carichi si continua a preferire il trasporto su gomma: un autotreno immette nell’ambiente anche 1300 kg di CO2 ogni 1000 km.

Per giunta, i risultati delle analisi scientifiche condotte dai ricercatori della State University of New York at Fredonia evidenziano che l’acqua in bottiglia contiene in media una quantità di microplastiche doppia rispetto a quella rilevata nell’acqua del rubinetto. Il 93% delle bottiglie analizzate è risultato contenere tracce di plastica, per una media di 10,4 particelle per litro contro le 4,45 dell’acqua di rubinetto. Nel 54% dei casi si trattava di propilene, l’alchene utilizzato per la produzione dei tappi. Proprio alla luce di questi risultati l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha annunciato che realizzerà ricerche sui rischi legati al consumare acqua potabile conservata in bottiglie di plastica. I microframmenti derivanti dal composto PET (polietilene tereftalato) sono infatti potenzialmente tossici e gli effetti sulla salute dell’uomo non sono chiari. Anche se il nostro Paese è ricco di acqua alcune criticità nel sistema di approvvigionamento, di gestione e di controllo esistono e spesso contribuiscono ad alimentare la sfiducia dei consumatori nei confronti dell’acqua del rubinetto. Tra i problemi più frequenti sicuramente l’inadeguatezza della rete idrica e alcune situazioni di contaminazione dell’acqua potabile, connesse con l’inquinamento delle falde utilizzate per l’approvvigionamento o con problemi lungo la distribuzione.

Tuttavia, come sottolinea Andrea Minutolo, coordinatore scientifico di Legambiente, si tratta di situazioni puntuali note e segnalate dalle autorità competenti. I controlli sull’acqua che arriva nelle nostre case sono molto accurati e frequenti e la normativa a livello europeo è in continuo aggiornamento, come testimonia la discussione della nuova Direttiva sulle acque potabili avviata lo scorso 1 febbraio, il cui obiettivo è proprio quello di incrementare l’utilizzo di acqua di rubinetto e ridurre l’eccessivo consumo di bottiglie di plastica, prevenendo i problemi qualitativi sulle acque potabili e rafforzando la rete dei controlli e le modalità di comunicazione, informazione e trasparenza. Proprio la Commissione Europea ci ricorda, se non bastassero tutti i motivi sin qui elencati, che ridurre il consumo di acqua in bottiglia può far risparmiare alle famiglie europee circa 600 milioni di euro l’anno.

Tutto questo forse aiuta a migliorare la nostra coscienza del termine “sostenibilità”.

[1] “Acque in bottiglia, un’anomalia tutta italiana”, Legambiente 22 marzo 2018.

Direttore Area Innovazione dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia Politica presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza, con una tesi sperimentale sulla scomposizione statistica del differenziale salariale tra cittadini stranieri ed italiani.