Blockchain: potenzialità e possibili campi di applicazione

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Domenico SALERNO

Con il termine “Blockchain” si definisce la tecnologia che è alla base del funzionamento delle più note criptovalute in circolazione e che, per questa ragione, viene comunemente associata al mondo dei pagamenti digitali. In realtà questo sistema ha potenzialità ben più importanti che potrebbero essere sfruttate in settori totalmente differenti da quello per cui è stato concepito.

Per capire quali potrebbero essere le future applicazioni di questa tecnologia bisogna prima comprenderne il funzionamento. La blockchain è un database decentralizzato e criptato attraverso precise regole di sicurezza. Si può paragonare ad un libro mastro digitale che può essere modificato da chiunque faccia parte della rete ma solo con il consenso di tutti i partecipanti. Quando un’operazione viene effettuata e confermata dagli altri utenti diventa immutabile e consultabile da chiunque in qualsiasi momento.

Queste caratteristiche la rendono utilizzabile in innumerevoli ambiti, primo fra tutti il settore bancario. Se si eliminassero gli intermediari finanziari a vantaggio della blockchain si otterrebbero infatti risparmio di costi e maggiore velocità e affidabilità delle transazioni monetarie. Il processo di concessione di un prestito, ad esempio, potrebbe essere notevolmente più rapido e sicuro se gli istituti di credito utilizzassero un database condiviso che contiene le informazioni sulla situazione debitoria dei propri clienti.

Proprio grazie alle possibilità legate a questo sistema digitale, tanti istituti di credito internazionali hanno deciso di investire nel settore. Un esempio è il consorzio R3, una partnership che raccoglie un centinaio di istituti bancari internazionali tra cui le due maggiori banche italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Anche nel settore dell’agroalimentare l’utilizzo della blockchain potrebbe essere utile: servirebbe a garantire la tracciabilità degli alimenti dalla zona di origine delle materie prime passando per i trasporti e gli impianti di lavorazione fino ad arrivare al punto vendita. E queste caratteristiche potrebbero essere utilizzate più in generale dall’industria manifatturiera per supportare la produzione, la logistica e la Supply Chain garantendo quindi sicurezza e affidabilità a tutto il processo della filiera produttiva e di distribuzione.

Due grandi realtà dell’automotive come Psa e Renault hanno già investito nel settore: hanno iniziato lo sviluppo di un libro di manutenzione digitale decentralizzato che tenga traccia di tutte le informazioni sulla storia delle proprie vetture. Dati riguardanti il chilometraggio, i tagliandi periodici, le riparazioni e gli incidenti verranno registrati e inviati automaticamente alla blockchain. Questo sistema servirà principalmente a evitare le frodi che spesso affliggono il mercato dell’usato: avere a disposizione una rendicontazione aggiornata e certa sulla vita di un’auto rappresenta un valore aggiunto sia per un potenziale acquirente che per un proprietario diligente.

Le caratteristiche di questa tecnologia potrebbero inoltre essere impiegate per ottimizzare il lavoro delle pubbliche amministrazioni.  L’Università di Torino ha già attivato un programma di ricerca sulle possibili applicazioni in ambito pubblico. La blockchain riuscirebbe a garantire la gestione degli atti e l’erogazione di servizi ai cittadini in maniera semplice e veloce mantenendo intatti i requisiti sicurezza e trasparenza. E un’iniziativa complementare è stata intrapresa dal Notariato italiano che ha avviato da qualche mese un progetto in partnership con IBM per realizzare la “Notarchain”: una blockchain nella quale le informazioni siano gestite in maniera decentrata ma non da soggetti anonimi bensì dagli stessi notai italiani.

Nonostante la strada sia ancora lunga e piena di ostacoli, soprattutto di natura normativa, questa rivoluzione tecnologica sembra ormai iniziata e destinata a cambiare in maniera profonda non solo le dinamiche aziendali ma molti aspetti della nostra vita quotidiana.

Anche la Commissione europea, che ha posto la digitalizzazione come uno degli obiettivi principali del suo operato nei prossimi anni, ha riconosciuto l’ampio raggio di utilizzo possibile per la blockchain. Ha infatti da poco inaugurato un Osservatorio e forum permanente sulla blockchain che ha il compito di promuovere le realtà europee impegnate ad utilizzarla. La promozione nasce in funzione ai benefici in termini di tracciabilità e sicurezza che possono derivare dall’utilizzo di questo sistema digitale.

Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.