Il futuro promettente dell’intelligenza artificiale. Focus su sanità e finanza

Il futuro dell’intelligenza artificiale – numeri alla mano – sembra essere davvero promettente. Il giro d’affari mondiale per i sistemi di AI e cognitive computer dovrebbe, infatti, raggiungere – secondo le stime della società di ricerca IDC – 19,1 miliardi di dollari nel 2018, con un aumento del 54,2% rispetto a quanto speso nel 2017. Entro il 2021, invece, dovrebbe arrivare alla cifra record di 52,2 miliardi di dollari con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 46,2% nel periodo 2016-2021.

Sempre secondo le previsioni della società americana specializzata in ricerche di mercato, le imprese impegnate nella vendita al dettaglio investiranno, entro il 2018, 3,4 miliardi di dollari in una vasta gamma di applicazioni IA, soprattutto in quelle rivolte all’assistenza al cliente. Dunque, il retail sorpasserà il settore bancario – secondo in termini di investimenti – per diventare leader in sistemi cognitivi e IA. Al terzo posto, con ben 2 miliardi di dollari di spesa in sistemi automatizzati di manutenzione preventiva e di gestione della qualità e sistemi di raccomandazione si collocherà il settore manifatturiero, seguito a stretto giro dal settore sanitario, che investirà i suoi 1,7 miliardi di dollari principalmente in sistemi cognitivi per le diagnosi precoci ma incrementerà anche gli investimenti in sistemi di intelligenza artificiale per la drug discovery.

È proprio su quest’ultimo settore e sul settore finanziario che si concentra lo studio I-Com, “DATA DRIVEN INNOVATION & AI: Interoperability, ePrivacy and Free Data Flow: which strategy for Europe?” che è stato presentato nella sede di Bruxelles del Parlamento europeo alla presenza, del presidente dell’Istituto per la Competitività Stefano da Empoli, dell’europarlamentare Brando Benifei e del senior expert di Agid Enzo Maria Le Fevre.

L’intelligenza artificiale sta dando un prezioso contributo alla medicina e ha il potenziale per aiutare i medici a migliorare le diagnosi, a prevedere la diffusione delle malattie e a personalizzare le terapie. Ora, grazie ai cognitive computer, è possibile infatti fare diagnosi precoci e precise e quindi identificare una terapia salvavita molto più velocemente rispetto ai metodi tradizionali: in tal senso l’intelligenza artificiale gioca un ruolo prezioso nel compiere grandi passi in avanti verso la medicina di precisione. Inoltre, i sistemi IA combinati con la digitalizzazione sanitaria stanno anche aiutando ad accelerare la telemedicina e a trasformare il modo in cui vengono trattate le malattie croniche, che rappresentano una larga fetta dei budget sanitari. Infine, la robotica apre a nuove opportunità per la chirurgia e migliora le performance ospedaliere.

Dunque, le potenzialità dell’intelligenza artificiale in campo sanitario sono numerosissime e vanno dalla consulenza medica a distanza alla genetica e alla genomica, dall’uso di tecnologie in grado di supportare sia i medici, sia i pazienti alla chirurgia robotica. E fanno ben sperare in grandi cambiamenti nella gestione del sistema sanitario e nel miglioramento dei principali assi relazionali: medico-paziente, paziente-sistema sanitario, e medico-sistema sanitario.

I forti sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità si possono anche leggere nella crescita del mercato, guidata principalmente dagli strumenti che supportano l’analisi delle immagini mediche e gli assistenti virtuali per i pazienti. Le entrate mondiali delle tecnologie per l’analisi delle immagini mediche dovrebbero raggiungere – secondo le stime di Tractica (2017) – i 1,600 milioni di dollari entro il 2025, mentre le entrate globali delle app di assistenza virtuale potrebbero superare i 1,200 milioni di dollari entro il 2025. Un altro progresso nell’assistenza sanitaria attraverso l’uso dell’IA è la capacità di estrarre informazioni contenute in cartelle cliniche elettroniche; i ricavi di tali applicazioni dovrebbero raggiungere 320 milioni di dollari nel 2025 con un CAGR del 37% nel periodo 2016-2025.

Anche il settore finanziario sta diventando più consapevole del potenziale dell’IA e sta iniziando a esplorare come queste nuove tecnologie possano ridurre i costi, aumentare le entrate, ridurre le frodi e migliorare l’offerta di prodotti e le esperienze dei clienti. A tal proposito una survey condotta da PwC (2017) su diverse decine di professionisti che operano nel settore finanziario statunitense mostra come le istituzioni finanziarie si stanno interessando a strumenti di automazione più sofisticati, in particolare a versioni avanzate del software di automazione dei processi intelligenti (IPA). Emerge, dunque, che il 27% delle istituzioni sta svolgendo un processo di formazione per l’uso dell’IPA, mentre solo il 9% – per ora – ha i bots IPA in produzione.

L’ecosistema dell’intelligenza artificiale vede anche numerose startup in fermento, soprattutto negli Stati Uniti, che nonostante stiano “perdendo supremazia” nella pubblicazione dei brevetti AI a vantaggio della controparte cinese, continuano a essere patria di imprese innovative e promettenti.

La società di ricerca CB Insights ha recentemente pubblicato la lista delle 100 AI start-up più promettenti a livello globale: l’elenco mostra come il 77% delle 100 startup sia localizzato negli Usa.

 

Elaborazione I-Com su dati CB Insight 2018

 

La maggior parte delle startup statunitensi opera nel settore della cyber security (12%), dell’assistenza sanitaria (9%), a cui seguono il settore finanziario e assicurativo (6%) e il settore della robotica (6%).

Elaborazione I-Com su dati CB Insight 2018

 

A proposito dei Paesi europei è da evidenziare come ci sia ancora da lavorare per colmare il gap con gli Stati Uniti e con la Cina, sia in merito alle pubblicazioni dei brevetti IA, sia per quanto riguarda gli investimenti. Tuttavia la recente strategia europea e le politiche nazionali dei vari Stati Membri dovrebbero consentire all’Europa di recuperare il terreno perso in questi anni.

Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere delle Comunicazioni ed è consultabile a questo link

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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