Le terapie a misura di paziente e le nuove frontiere nella somministrazione di farmaci


Articolo
Cinzia ARU

La somministrazione di farmaci in grado di curare patologie ritenute in precedenza incurabili e di migliorare i risultati di efficacia rispetto ai trattamenti già presenti nel mercato, ha consentito di ridurre la mortalità associata a numerose patologie, rendendo di fatto croniche varie condizioni morbose.

La possibilità di modificare la via di somministrazione e di ridurne la frequenza, nonché di puntare su un’azione terapeutica più rapida, costituiscono importanti elementi per favorire l’aderenza terapeutica, fondamentale in questo periodo storico caratterizzato da una popolazione spesso affetta da più di una patologia cronica. L’uso di formulazioni che consentono al principio attivo di durare più a lungo sta permettendo ai pazienti affetti di schizofrenia di ottenere una migliore aderenza al trattamento farmacologico grazie all’uso dei Long Acting Injectables (LAI), mentre il passaggio dall’infusione endovena alla somministrazione sottocute sta migliorando i day hospital onco-ematologici della Puglia.

A tal proposito, un’idea dei risultati che si possono ottenere da una differente somministrazione dei medicinali nelle strutture pugliesi ci viene offerta da Aboutpharma, che in data 12 giugno 2018 ha riportato: “Tempi di permanenza ridotti del 50% nei day hospital onco-ematologici della Puglia, grazie al miglioramento del percorso assistenziale legato all’impiego di anticorpi monoclonali in formulazione sottocute (Sc) in luogo della tradizionale infusione endovena (ev). In oncologia si è passati da circa 4 ore a meno di 2 ore e mezza, mentre in ematologia da quasi 6 ore a poco meno di 4. Aumentano di conseguenza sia il numero di pazienti trattati e le terapie erogate (da 40 a oltre 65 al giorno) e si evidenzia anche, dal punto di vista del paziente, la preferenza per il Sc (fino al 70% dei pazienti con linfoma). Considerato il gradimento e l’efficientamento del sistema, sono ottimistiche le previsioni sulla riduzione della mobilità passiva e sui risparmi potenziali, in termini di costi sanitari evitati, pari a 3.548,78 euro per paziente l’anno.”

L’aumento della popolazione affetta da cronicità e, non di rado, polimorbida, ci invita a riflettere sulla questione dell’aderenza terapeutica, fattore fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti trattati. Puntare su una modalità di somministrazione più agevole o su una minore frequenza delle somministrazioni consente al paziente di ridurre il tempo impiegato per l’assunzione del farmaco, migliorandone la qualità della vita e creando vantaggi per medici e strutture.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Biotecnologie Mediche presso l'Università di Tor Vergata nel 2012, ha conseguito un master in Management e Marketing Farmaceutico nel 2013.

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