Le piccole imprese italiane sulla rotta del digitale

Articolo
Maria Rosaria DELLA PORTA

È giunta alla seconda edizione la ricerca “La digital transformation e l’innovazione tecnologica delle PMI italiane nel 2018”, condotta da TAG in collaborazione con Enel, Cisco Italia e Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo primario di comprendere e indagare il livello di predisposizione delle piccole e medie imprese italiane all’innovazione digitale e tecnologica.

Dall’analisi emerge la crescente consapevolezza delle aziende in merito all’importanza della digitalizzazione e un maggiore interesse verso le possibili soluzioni tecnologiche. Soprattutto nelle PMI, la digitalizzazione vive un periodo di particolare fermento e gli imprenditori sono impegnati a capirne le reali potenzialità.

Passando ai numeri, dal campione di 500 aziende analizzate, risulta che sono le piccole e medie imprese più giovani – il 53% del campione intervistato – a investire una percentuale più alta del loro fatturato in digital transformation, rispetto al 47% delle PMI più veterane (presenti sul mercato da più di 25 anni). Tendenza che proseguirà anche in futuro: le aziende più giovani, infatti, stimano di investire in digitale una quota di fatturato significativamente maggiore rispetto a quelle che sono sul mercato da più tempo. Questo trend conferma, dunque, un divario che caratterizza realtà native dell’epoca digitale e quelle che invece più faticano ad adeguarsi a trend innovativi.

Le PMI sono, inoltre, consapevoli che per sopravvivere al cambiamento è necessario tenere in considerazione e investire in due fattori fondamentali: le tecnologie all’avanguardia e le figure professionali. Relativamente a quest’ultimo fattore, le aziende confermano il loro interesse verso Digital Marketing Specialist (34%), Data Analyst (26%) e Digital Officer (23%) quali figure da reclutare nei prossimi 3 anni.

Per quanto riguarda le tecnologie innovative che le aziende intervistate hanno intenzione di adottare nel prossimo triennio, si rileva che oltre un quarto del campione sia interessato alle applicazioni dell’Internet of Things (IoT), della Blockchain, del Cloud Computing, del Machine Learning, della Messaggistica istantanea e del CRM. In termini assoluti, il Cloud Computing e l’IoT, rispettivamente con il 35% e il 33% del campione, guidano la classifica delle tecnologie digitali più interessanti.

Le aree di business invece più inclini alle tecnologie digitali sono il marketing (63%), le vendite e il customer care (37%) e ricerca e sviluppo (32%).

Tra le motivazioni che spingono gli imprenditori a investire nella digitalizzazione vi è l’opportunità di acquisire un vantaggio competitivo (per il 67% delle imprese intervistate), un aumento della produttività (49%), un miglioramento della qualità percepita dei clienti (48%) o della qualità interna del lavoro (47%).

Ci sono però diversi ostacoli che possono frenare la digital trasformation. Quello maggiore è sicuramente la mancanza di adeguate competenze digitali (43%). Anche i costi elevati e l’incertezza del ritorno degli investimenti pongono un freno; inoltre, la resistenza al cambiamento da parte del management e dei dipendenti è un altro fattore che tuttora impedisce l’evoluzione dell’ecosistema imprenditoriale italiano verso una maggiore digitalizzazione.

Sempre sullo stesso tema relativo alla predisposizione delle PMI italiane all’innovazione tecnologica, l’Osservatorio Nazionale Innovazione PMI di Axélero ha pubblicato i risultati di un’analisi condotta su un campione di circa 4.200 PMI sparse su tutto il territorio nazionale. Ciò che emerge è molto in linea con quanto riportato in precedenza, ovvero una tendenza positiva verso la digitalizzazione. Interessante, però, appare in questo caso il dato sulla concentrazione geografica che mostra che le PMI più sensibili alle tematiche digitali si localizzano nel Mezzogiorno. Sul podio, al primo posto la Sicilia (21%), seguita dalla Campania (14%) e dalla Puglia (12%).

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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