E’ possibile applicare la blockchain per distribuire il reddito di cittadinanza?

Articolo
Domenico SALERNO

Qualche giorno fa sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato un articolo in cui viene illustrata l’applicabilità della tecnologia blockchain alla distribuzione del reddito di base.

Il reddito di cittadinanza è stato uno degli storici cavalli di battaglia del MoVimento Cinque Stelle ed è uno dei punti fondamentali del contratto di governo con la Lega. Il leader dei pentastellati Luigi Di Maio, intervenuto il 27 giugno durante il question time alla Camera, ha ribadito la volontà di voler attuare il provvedimento già entro la fine di quest’anno.

L’articolo pubblicat sul blog di Grillo descrive in particolare il sistema sviluppato da una società tedesca, la “Horizon ngo”, che ha lanciato una piattaforma web decentralizzata che permette di unire le iniziative di reddito di base universale.

L’organizzazione è indipendente, non governativa e lavora sfruttando la blockchain di Ethereum. Il sistema prevede la distribuzione di Token cifrati che garantiscono a ciascun detentore il diritto di ricevere un reddito pagato nella criptovaluta Ether. Questa moneta virtuale è la seconda più diffusa al mondo e attualmente ha una capitalizzazione di circa 50 miliardi di dollari.

Attraverso la cosiddetta “Horizon factory” le organizzazioni o gli enti che decidono di aderirvi possono creare il proprio servizio di reddito di base. Ogni iniziativa lavora in maniera indipendente dalle altre ed è indirizzata esclusivamente al proprio target di riferimento. Ad esempio se il Governo italiano decidesse di utilizzare questa piattaforma per un eventuale reddito di cittadinanza, dovrebbe distribuire i Token personalizzati a tutti i cittadini aventi diritto che riceverebbero il pagamento in criptovaluta tramite il sistema. L’unica punto in comune delle differenti iniziative di reddito di base è la riserva finanziaria, che si alimenta tramite conferimenti da parte dei partner e donazioni. Ogni organizzazione che aderisce deve infatti contribuire tramite il pagamento di una commissione iniziale e di una percentuale della quantità di reddito da distribuire ai propri beneficiari.

Il sistema si basa quindi sulla creazione di un unico fondo in cui tutte le transazioni effettuate in ingresso e in uscita sono gestite in maniera semplice, veloce e trasparente. L’obiettivo ultimo di questa organizzazione è quello di creare una società in cui le persone non siano più prigioniere dei soldi, ma possano dedicare più tempo alla cura dei propri affetti e dei propri interessi. Poter distribuire un reddito di base a costi ridotti è senza dubbio interessante, ma è difficile comprendere se il sistema possa essere effettivamente sostenibile dal punto di vista economico e applicabile a un organismo grande e complesso come può essere uno Stato.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.