Cinema, ecco la ricetta (e i rilievi) dell’Antitrust

Articolo
Bruno Zambardino

Per la prima volta l’Antitrust inserisce nella sua relazione annuale un capitolo dedicato al cinema. Altra piccola rivoluzione della Legge Cinema e Audiovisivo (la numero 220 del 2016) che all’articolo 31 – recante “Misure dirette a favorire una migliore distribuzione delle opere cinematografiche” – incoraggia lo sviluppo equilibrato del mercato cinematografico, allo scopo di impedire il formarsi di fenomeni distorsivi della concorrenza, nei settori della produzione, distribuzione, programmazione e dell’esercizio cinematografico, e agevolare, in ultima analisi, la diffusione delle opere cinematografiche, in particolare quelle europee e nazionali.

Per rispondere a tale finalità, la legge prevede che l’Autorità, oggi presieduta da Giovanni Pitruzzella, trasmetta annualmente alle Camere una relazione sullo stato della concorrenza nel settore della distribuzione cinematografica.

La prima analisi dell’Antitrust, resa nota pochi giorni fa, ha fornito un quadro non proprio lusinghiero del settore, evidenziando l’esistenza di una filiera della distribuzione fortemente integrata, non solo al proprio interno, come conseguenza dei forti legami tra distribuzione nazionale, distribuzione locale e proiezione cinematografica, ma anche all’esterno con il settore della produzione.

La strategia dei produttori influenza fortemente l’offerta dei distributori avendo come obiettivo quello di massimizzare il valore del prodotto filmico nelle varie finestre di distribuzione, dalla programmazione nelle sale alla trasmissione in tv passando per l’home video e il VOD (acronimo di Video on demand) nelle sue varie declinazioni.

In base all’analisi svolta dall’Autorità sono tre i mercati rilevanti nel settore della distribuzione cinematografica: la distribuzione nazionale, la distribuzione locale e la proiezione cinematografica nelle sale.

Il primo può definirsi un mercato di dimensione nazionale, caratterizzato da diversi operatori sia italiani che stranieri, fortemente concentrato e integrato verticalmente nella fase di produzione. In questo mercato, i grandi circuiti cinematografici che operano a livello nazionale, come The Space, UCI e Circuito Cinema, negoziano le condizioni di noleggio dei prodotti direttamente con i distributori nazionali. Tali circuiti rappresentano quasi il 70% del mercato della proiezione cinematografica nelle sale in termini di incassi al botteghino.

Anche il mercato della distribuzione locale è fortemente concentrato, e integrato, a sua volta, con quello dei distributori nazionali e degli esercizi cinematografici. Questo mercato è caratterizzato dall’attività degli agenti regionali, che fanno da intermediari tra i distributori nazionali e gli esercizi cinematografici. Questi ultimi sono indipendenti, ovvero non legati a nessuno dei circuiti nazionali sopra menzionali, e rappresenterebbero più del 30% del mercato della proiezione cinematografica nelle sale in termini di incasso al botteghino.

Quello della proiezione cinematografica infine è un mercato di dimensione locale: è composto da varie tipologie di sale cinematografiche che si distinguono in sale, multisale (fino a 7) e multiplex (oltre 7). I rapporti con gli altri pezzi della filiera cambiano a seconda del loro legame con essi.

Ma se i circuiti nazionali negoziano con i distributori nazionali e quelli locali indipendenti passano attraverso gli agenti regionali che agiscono su base esclusiva per conto dei distributori nazionali, il vero problema – secondo gli analisti di Agcm – è rappresentato dalle restanti sale, quelle non aventi alcun legame di natura societaria o familiare con gli agenti regionali e con quello che questi rappresentano. Per questa ragione l’Antitrust ha individuato negli agenti regionali un collo di bottiglia, e di conseguenza alcuni possibili comportamenti escludenti nei confronti degli esercizi non collegati ad essi. A causa di questi comportamenti, tali esercizi sarebbero indotti a offrire prodotti di minor richiamo, o con tempistiche e condizioni poco favorevoli. Un sistema che diminuirebbe di conseguenza la loro capacità di autofinanziarsi e effettuare investimenti in servizi di migliore qualità per gli spettatori. Motivo per cui tali piccoli esercizi, nel corso degli anni, hanno finito per ridursi progressivamente, con conseguente danno per la varietà dell’offerta e per i servizi agli spettatori. Un circolo vizioso che andrebbe fermato attraverso meccanismi correttivi delle distorsioni individuate.

Articolo scritto con Monica Sardelli

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