Il summit Juncker-Trump, la tregua commerciale tra Ue e Usa e la posizione dell’Italia

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Eleonora Mazzoni

L’ultimo comunicato stampa dell’Istat sul commercio estero dell’Italia è arrivato nel giorno precedente il vertice alla Casa Bianca tra Donald Trump e il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker. Il summit (qui il racconto di Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera) era finalizzato al tentativo di ridurre le potenziali tensioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico iniziate nel mese di marzo, quando il governo americano aveva annunciato l’imposizione di dazi sull’importazione di alluminio e acciaio dall’Europa. In una conferenza stampa congiunta al termine del vertice, Trump e Juncker hanno detto di avere raggiunto un accordo affinché si vada verso l’azzeramento dei dazi sui beni industriali e hanno inoltre sospeso l’imposizione di nuovi dazi come parte dei negoziati commerciali in corso. Dal gentlemen agreement sembra restare però esclusa l’industria automobilistica.

I dati del comunicato stampa Istat, relativi al mese di giugno 2018, segnalano un incremento congiunturale dei flussi commerciali con i Paesi extra Ue, più significativo per le esportazioni (+7,9%) rispetto alle importazioni (+2,1%) con una crescita delle esportazioni estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie. In particolare viene segnalato l’aumento molto marcato delle esportazioni di beni strumentali (+16,9%) dovuto principalmente alla vendita di mezzi di navigazione marittima. Dal lato delle importazioni la crescita è invece particolarmente significativa per l’energia (+9,5%).

Le stesse dinamiche vengono confermate dai dati trimestrali. Anche in termini di variazione su base annua le esportazioni e le importazioni italiane sono in aumento, con una crescita tendenziale dell’8%. Il comunicato stampa fotografa un surplus commerciale italiano di +3,5 miliardi di euro, in aumento rispetto a +3,2 miliardi dello stesso mese del 2017. Proprio gli Stati Uniti si confermano il primo principale partner commerciale del nostro Paese, nei confronti del quale l’Italia vanta un saldo commerciale pari a 2,4 miliardi di euro. Inoltre, nel primo semestre 2018 le esportazioni italiane verso gli USA sono cresciute del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dando un contributo del 18,8% alla crescita tendenziale del totale delle esportazioni italiane osservata a giugno 2018.

Come e quanto potrebbe essere coinvolta e colpita l’Italia dagli accordi relativi ai dazi tra l’Ue e gli Stati Uniti d’America non è ancora chiaro. Un’analisi della società di consulenza Prometeia, effettuata a seguito dell’entrata in vigore delle imposte del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio con cui terminava l’esenzione temporanea concessa all’Unione Europea dall’amministrazione americana, applica la teoria dei giochi e simula quel che potrebbe accadere al commercio tra i due blocchi economici. L’interscambio tra Europa e Stati Uniti, si legge, ammonta a circa 700 miliardi di euro ed è il principale flusso bilaterale negli scambi mondiali. Un’escalation nella guerra dei dazi potrebbe portare a una perdita in termini di minori esportazioni pari a 7,8 miliardi di euro per gli USA e a 4,4 miliardi di euro per l’UE nel caso in cui reagisca, proteggendosi a sua volta. Nel caso in cui non ci fosse una risposta alle tariffe da parte dell’Europa, invece il danno si ridurrebbe a 2,1 miliardi di euro.

Per l’Italia, tuttavia, il danno sembrerebbe limitato, almeno per ora. Nelle tariffe sarebbero coinvolti 71 codici prodotto che rappresentano attualmente solo l’1,2% delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, con una perdita in termini di minori esportazioni pari a 200 milioni di euro. Gli accordi presi dovrebbero ridurre il rischio di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea che era sembrato piuttosto concreto nelle ultime settimane, anche se nell’occhio del ciclone resta l’automotive, le cui esportazioni italiane verso gli Stati Uniti valgono circa 3 miliardi di euro.

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