Startup innovative, i numeri del ministero dello Sviluppo economico (cresce l’occupazione)

Articolo
Michele Masulli

Continua a crescere il sistema delle startup innovative in Italia. È quanto emerge dalla sedicesimea edizione del rapporto trimestrale del ministero dello Sviluppo economico dedicato ad analizzare le tendenze demografiche e le performance economiche delle startup ad alto tasso di conoscenza applicata.

A partire da dicembre 2012, quando è stata introdotta la normativa che definisce le startup innovative e ne sostiene la nascita e lo sviluppo, questa nuova tipologia di impresa si è guadagnata una quota sempre più ampia e significativa nel panorama industriale italiano.

Al 4 luglio 2018, la data di riferimento del rapporto del Mise, risultavano 9.396 startup iscritte nella sezione appositamente dedicata del registro delle imprese, che rappresentano il 3% di tutte le società di capitali costituite in Italia negli ultimi 5 anni e tuttora in stato di attività.

Solo negli scorsi tre mesi sono nate ben 500 startup, un valore di crescita che si riflette sull’aumento degli occupati. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che al 31 marzo 2018 le persone impegnate grazie alle startup innovative erano 48.965 di cui circa 13.000 dipendenti e 35.000 soci, con un incremento del 34,1% rispetto all’anno precedente. Sulla base del trend storico – ha sottolineato il Mise – si può affermare che alla data odierna le startup innovative italiane presentano una forza lavoro superiore alla soglia delle 50.000 unità.

Fonte: elaborazioni MiSE su dati Infocamere

Questi dati sono ancora più indicativi, se si considera la particolarità dei criteri di iscrizione nel registro delle startup. Il database, infatti, è soggetto a turnover continuo: se da un lato, infatti, è evidente un flusso di entrata progressivo di società di nuova costituzione, dall’altro è costante la fuoriuscita di imprese “mature”, che hanno cioè superato il limite dei cinque anni di età o dei cinque milioni di fatturato annuo e con questo perdono lo status di startup innovativa e accedono alla categoria di “piccola o media impresa innovativa”.

Il rapporto, inoltre, fornisce approfondimenti statistici su diversi aspetti del sistema delle startup. In merito alla distribuzione geografica delle società in possesso dello status speciale, emerge, ad esempio, come la Lombardia sia senza dubbio la regione italiana che ne ospita il maggior numero: 2.286, pari al 24,3% del totale nazionale. Inoltre 1.598 di queste, il 17% del dato italiano, sono localizzate nella provincia di Milano.

La provincia invece che mostra il rapporto più elevato tra startup innovative e società di capitali avviate negli ultimi 5 anni è Trieste, con un valore del 7%, segue di stretta misura Trento (6,9%) e poi Ascoli Piceno (5,9%). Fanalini di coda nella stessa classifica sono Spezia e Crotone, che si fermano allo 0,57%.

Se si guarda ai settori che riguardano le attività delle startup si nota una prevalenza nell’ambito dei servizi. Il 7,6% delle imprese di questo settore, infatti, è una startup. Nello specifico, c’è un’incidenza particolarmente alta di startup innovative tra le società che si occupano di ricerca e sviluppo (66,1%) e sviluppo di software (32,9%).

Salta all’occhio dai dati di bilancio, poi, che queste imprese innovative dimostrano una considerevole propensione all’investimento. Il rapporto tra immobilizzazioni e attivo patrimoniale è infatti del 27,9%, un valore più di sei volte superiore al dato medio registrato in altre società di costituzione recente (4,3%).

Dallo studio risulta però come la maggioranza delle startup innovative (il 56,6%) sia in perdita: solo il 43,4% presenta un utile di esercizio. Un dato in parte fisiologico per imprese a elevato contenuto tecnologico, che hanno tempi più lunghi di accesso al mercato, per cui la quota di società in perdita è maggiore rispetto a quella riscontrabile tra le società non innovative (che comunque si attesta al 34,3%).

Lo studio mette infine in evidenza che le startup innovative sono più “giovani” delle altre nuove società di capitali: gli under 35 sono il 44,8% nelle prime ed il 35,2% nelle seconde. Più debole rispetto alla media, invece, è la presenza di donne: le startup innovative con una prevalenza femminile, le cui quote di possesso e cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne, sono 1.278 (il 13,6% del totale). Un’incidenza inferiore al 22,4% però riscontrato se si considera il complesso delle neo-società di capitali.

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