In futuro voteremo tramite blockchain? I casi più significativi e i dubbi (che non mancano)

Articolo
Domenico SALERNO

Il Japan Times ha diffuso pochi giorni fa la notizia che la cittadina giapponese di Tsukuba, nella Prefettura di Ibaraki, ha sperimentato un sistema di voto elettronico che sfrutta la blockchain. In questa prima fase la tecnologia sviluppata non verrà utilizzata per le elezioni politiche ma come strumento di consultazione per permettere ai cittadini di esprimere la propria preferenza su progetti sociali in maniera semplice e veloce. Per autenticare la propria identità gli aventi diritto al voto useranno l’Individual number, un codice personale che garantisce l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione giapponese, simile al nostro “Sistema pubblico di identità digitale (SPID)”. Una notizia simile è stata diffusa qualche mese fa negli Stati Uniti dove, durante le primarie del West Virginia, è stato permesso ad alcuni militari in missione e alle rispettive famiglie di votare a distanza sfruttando un sistema basato su blockchain sviluppato dalla Voatz.

L’idea di effettuare elezioni tramite canali telematici non nasce però oggi. Nel corso degli anni già in vari Paesi sono stati sperimentati sistemi di questo tipo con la volontà di rendere il processo elettorale più veloce ed economico e di coinvolgere il maggior numero possibile di elettori. Pioniera in questo campo è certamente l’Estonia. La Repubblica baltica è considerata uno dei Paesi più digitalizzati del mondo e, da una decina d’anni, ha aperto al voto telematico. Il sistema di I-Voting estone, alle ultime elezioni, ha coinvolto circa 186 mila elettori che hanno potuto esprimere la propria preferenza direttamente dal pc di casa o dal proprio smartphone. Il 37,7% dei votanti estoni ha espresso la propria preferenza a distanza e di questi il 23,8% ha utilizzato il telefono.

Ma possiamo considerare gli attuali sistemi di espressione delle preferenze online sicuri?
Tutte le transazioni che viaggiano tramite la rete, per quante precauzioni si decida di prendere, sono comunque soggette a una quota più o meno ampia di rischio. Gli esperti di sicurezza informatica sono costretti a fronteggiare minacce sempre nuove che spesso riescono a mandare in tilt decine di migliaia di computer. Affidare il destino politico di un Paese ai canali digitali in questo contesto sembra quantomeno prematuro. Uno dei sistemi che potrebbe aiutare a superare questo problema è proprio la catena a blocchi. Essendo la blockchain un database decentralizzato e immutabile, dovrebbe essere immune dal rischio di eventuali tentativi di alterazione dei risultati tramite attacchi informatici.

Restano però altri tipi di problemi come la verifica dell’identità degli elettori mantenendo il segreto elettorale e la sicurezza dei device degli stessi votanti per non parlare dell’incremento del rischio di voto di scambio. La strada quindi sembra ancora lunga come tanti sono i problemi da risolvere, ma le elezioni del futuro sembrano destinate a viaggiare in rete e questo forse proprio grazie all’utilizzo della blockchain.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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