Ecco le strategie della Commissione europea per rilanciare l’audiovisivo

Articolo
Bruno Zambardino

Come ogni anno la Commissione europea ha approfittato della Mostra del Cinema di Venezia per fare il punto sulle strategie di sostegno al cinema e all’audiovisivo nel quadro delle politiche di attuazione del Digital Single Market.

Un’utile occasione per dar conto del nuovo Programma Europa Creativa che per il 2021-2027 prevede oltre un miliardo di euro a sostegno delle imprese del settore e per discutere più in generale dell’impatto che le trasformazioni sempre più repentine a livello internazionale generano sull’industria dei contenuti audiovisivi in termini di qualità, linguaggio, formati, abitudini di consumo.

Impatto che nessun analista è in grado di misurare compiutamente. Pensiamo solo alle grandi operazioni internazionali di fusione e acquisizioni o allo spostamento progressivo delle risorse pubblicitarie dai media tradizionali al web. Dopo una lunga battaglia antitrust a giugno i giudici hanno dato il via libera senza condizioni alla fusione tra AT&T e Time Warner (operazione da 90 miliardi di dollari): darà vita ad un colosso senza precedenti che potrà affrontare meglio Google e FB. Comcast intanto ha rinunciato a Fox dando strada libera a Disney per concentrarsi su Sky (si parla di un valore di 25 miliardi).

Instagram ha annunciato da poco l’applicazione Igtv che permette di caricare video fino a 60 minuti (per legittimare la presenza di minispot) ponendosi in concorrenza con YT. Ogni giorno in media il tempo speso dai giovani guardando contenuti sui social supera di un’ora e mezza quello dedicato ai programmi tv. Anche FB sta lavorando per rafforzare l’esperienza video sui social (wacht). Anche alla luce del voto del Parlamento Europeo che ha approvato il nuovo testo della Direttiva sul Copyright al centro del dibattitto ci si domanda quale debba essere il ruolo delle piattaforme on line e se e in che modo adottare regole quilibrate e a prova di futuro per raccogliere le sfide e le opportunità connesse al loro prepotente ingresso nel mondo dei contenuti.

Tornando alla Commissione Europea a Venezia il direttore generale della DG Connect Roberto Viola oltre ad illustrare i punti fondamentali della proposta di regolamento della Commissione sul nuovo programma Europa Creativa, si è soffermato sulle tante novità che si sono susseguite negli ultimi anni, che hanno portato ad un profondo ripensamento del sistema di regole sull’audiovisivo, che culminerà nella revisione della Direttiva AVMS. Questa prevede, tra le altre cose, quote di produzione e programmazione a sostegno della produzione indipendente, quote sul VOD e la possibilità per gli Stati membri di imporre agli operatori on demand – anche quelli non localizzati sul nostro territorio – contributi finanziari alla produzione di opere europee e nazionali. Un sistema di regole che dovrà essere recepito negli ordinamenti nazionali entro 21 mesi e che comporterà anche per l’Italia, la necessità di fare delle scelte importanti, ad esempio sul VOD.

La proposta di regolamento su Europa Creativa prevede che i due sottoprogrammi Cultura e Media vengano mantenuti, come negli anni passati, legati a Europa Creativa, una importante scelta di continuità che costituisce un doppio riconoscimento: il primo riguarda il successo del programma, il secondo è la constatazione che il settore ha bisogno di un sostegno per poter fare prodotti di qualità. Il nuovo regolamento, prevede, se sarà approvato, un aumento della dotazione finanziaria dell’intero programma Europa Creativa, in particolare quella del sottoprogramma MEDIA, sarà portata dagli 820 milioni di euro attuali a 1,081 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 30%. L’invito da parte della Commissione – in vista dei negoziati in Parlamento e in Consiglio che porteranno all’approvazione del regolamento – è di evitare il rischio di cannibalizzazione tra cultura e media.

Ma come si sta comportando l’Italia all’interno del sottoprogramma Media di Europa Creativa? Nel 2017 l’Italia ha beneficiato del 6,2% dei contributi erogati da MEDIA, con dati altalenanti nei diversi settori. In particolare, su un totale di 111 milioni di euro, a 41 società e associazioni televisive sono andati quasi 7 milioni di euro. Il programma MEDIA ha inoltre supportato la distribuzione di 31 film italiani in altri Paesi europei. La fetta più grossa, 3,7 milioni di euro, è andata 18 società indipendenti di distribuzione cinematografica. La formazione ha invece beneficiato di oltre 1 milione di euro, ovvero il 14% del totale fondi destinati alla formazione. I produttori sono stati sostenuti con circa 827mila euro. Alla promozione sono andati 364mila euro, per la film education si sono stanziati 280.500 euro mentre sono arrivati in Italia 315mila euro in fondi di coproduzione a sostegno del TFL Coproduction Fund & TFL Audience Design Fund del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Nulla invece è andato alla produzione di opere online.

Se dunque i dati relativi alla formazione possono definirsi più che positivi non si può dire lo stesso del sostegno ai produttori, così come difficoltosi sono gli aiuti ai film e documentari destinati alla programmazione televisiva laddove viene richiesto ai broadcaster di cedere al produttore i diritti di sfruttamento delle opere dopo un periodo massimo di 7 anni.

Deludente invece l’assenza di contributi concessi alle opere online. Un sostegno che non va considerato un sussidio e che è molto piccolo rispetto al valore complessivo del mercato delle imprese creative europee (circa un miliardo a fronte di 500 miliardi di valore), ma che comunque, integrato con i sistemi di contributi nazionali e regionali, costituisce un pilastro importante per il funzionamento dell’intero mercato necessario per rafforzare la competitività delle nostre imprese e garantire una ricca diversità culturale.

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