E’ la blockchain la nuova frontiera della filiera controllata

Articolo
Domenico Salerno
Blockchain

I consumatori di oggi sono sempre più attenti alla qualità e alla provenienza dei prodotti che acquistano, soprattutto se questi sono destinati all’alimentazione. In Europa dal 2005 è possibile avere una precisa tranciabilità degli alimenti con strumenti che permettono di conoscere le informazioni principali dell’alimento e mettono in condizione il consumatore di fare scelte consapevoli.

La procedura di rintracciabilità prevista dall’Unione viene definita come: “uno strumento che consenta ai consumatori di effettuare scelte consapevoli, avendo la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione”.

L’importanza di questo strumento è indiscussa ma, anche grazie all’enorme diffusione di internet, i consumatori stanno diventando sempre più informati e attenti non solo alla provenienza dei prodotti ma anche a come questi vengono trattati e perfino ai principi etici di chi li produce (per esempio all’attenzione ecologica dell’azienda).

Secondo uno studio di Coldiretti, i consumi di prodotti biologici sono cresciuti del 10,5% nel 2018 proseguendo un trend positivo ininterrotto da un decennio. La crescita dilagante della domanda, a discapito dei prezzi molto più alti rispetto ai prodotti tradizionali, sta portando tantissimi soggetti ad investire nel settore. Per mantenere la propria clientela e accrescerne la fiducia le grandi aziende stanno investendo in strumenti digitali che permettano di seguire l’intera vita del prodotto e delle materie prime che lo compongono. La blockchain tra tutti è quello che sta salendo maggiormente alla ribalta negli ultimi tempi e forse anche il più adatto allo scopo.

È di pochi giorni fa la notizia che la storica azienda di pollame della Val Chiavenna Valle Spluga ha deciso di trasformare i propri impianti in chiave 4.0 utilizzando la catena a blocchi per tracciare i propri prodotti per garantirne la qualità. Ma l’azienda lombarda non è l’unica italiana che ha espresso la volontà di utilizzare la blockchain a questo scopo. Oltre a Barilla e Perugina (di cui ci siamo occupati in un precedente articolo sul tema) anche il vino italiano potrebbe iniziare a sfruttare la catena. EY Italia insieme alla start-up Ez Lab sta studiando la creazione di una Wine Blockchain. Il progetto prevede l’intera tracciabilità digitale all’interno della filiera di trasformazione e produzione del vino.

La catena quindi sembra destinata a diventare l’arma in più a difesa dell’agroalimentare italiano aiutando a sconfiggere fenomeni come l’Italian sounding che secondo uno studio di Assocamerestero ha raggiunto un giro d’affari di 90 miliardi di euro a livello globale (circa il triplo dell’export alimentare italiano).

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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