5G, le priorità dell’Unione europea e lo stato dell’arte in Italia


Articolo
Silvia COMPAGNUCCI
unione europea

Lo sviluppo del 5G rappresenta una priorità ineludibile per l’Unione europea che, a fronte di servizi digitali sempre più sofisticati, si trova ad affrontare sfide tecnologiche che – sebbene molto complesse – non ammettono ritardi. Al fine di assicurare quella competitività indispensabile a stare al passo col resto del mondo, le istituzioni europee hanno fissato obiettivi precisi a proposito dello sviluppo del 5G.

Dopo il 5G Action Plan e la Comunicazione Gigabit Society, con la firma nel dicembre 2017 del provvedimento presso il Transport, Telecommunications and Energy Council, è stato indicato il 2019 come termine per l’armonizzazione tecnica delle bande 3.4-3.8 GHz e 24.25-27.5 GHz. Il 2020 dovrebbe essere, invece, l’anno di avvio della fornitura di un sevizio 5G in almeno una città per ogni stato membro. Si auspica di riuscire ad assegnare nello stesso anno la banda a 700 MHz nella maggior parte degli Stati membri fino ad arrivare, nel 2022, a una copertura in tutti gli stati. Nella fascia 2018-2025 gli obiettivi da raggiungere sono il roll-out delle infrastrutture 5G e il definitivo avvento della Gigabit Society.

In un contesto sempre più proiettato al 5G e alle straordinarie opportunità di sviluppo che offre, l’Italia ha deciso di giocare un ruolo da protagonista. Il primo passo è stato avviare le sperimentazioni del 5G in ben cinque città (e non solo in una come richiesto a livello europeo). Si è poi proseguito con l’assegnazione delle frequenze in banda 700 MHz (libere dal 2022), 3.6-3.8 GHz e 26.5-27.5 GHz.

Ma qual è ad oggi la situazione del 5G in Italia?

Con il comunicato del 13 settembre scorso il ministero dello Sviluppo economico ha annunciato che dopo la sesta tornata di rilanci si è chiusa la procedura di gara per la banda 700 FDD per i blocchi generici con un introito totale di 1.363.436.396 euro. A questi si aggiunge il blocco riservato già aggiudicato alla società Iliad Italia S.p.A. per un importo pari a 676.472.792 euro.
Tutti i blocchi per la banda 700 FDD risultano aggiudicati per un ammontare complessivo di 2.039.909.188 euroalle società Vodafone, Telecom Italia e Iliad Italia. In particolare, Tim e Vodafone si sono aggiudicate 2 lotti a testa, ognuno da 5+5 MHz (10 in upload e 10 in download, disponibili a partire dal 2022) rispettivamente per 680,2 milioni e € 683,2 milioni di euro.

Per la procedura di assegnazione delle frequenze sulla banda 3.6 -3.8 Ghz (che hanno raggiunto la quota di 4.148.442.258 euro, l’introito della precedente gara multibanda del 2011, così come comunicato dal ministero) sono ancora in atto le giornate per i miglioramenti competitivi.

Resta ancora da assegnare anche la fascia dei 26 Ghz, per la quale, al momento, c’è un’offerta per ciascuno dei cinque lotti da tutte le compagnie: Telecom, Iliad, Fastweb, Wind Tre e Vodafone.

Sicuramente la gara appare molto frizzante, gli operatori particolarmente agguerriti e determinati ad assicurarsi le frequenze su cui sviluppare e offrire i propri servizi 5G. Nella consapevolezza che da questa sfida passa gran parte del futuro del settore e una buona parte delle opportunità di sviluppo del sistema paese.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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