Costruzioni, le imprese italiane fanno rotta verso l’estero. Il rapporto Ance


Articolo
Claudio Giorgini

Nel nostro Paese continuano a faticare, e neanche poco, mentre fuori macinano lavori e fatturato. Passano dall’estero il futuro e il presente delle aziende italiane del settore delle costruzioni, alle prese con un contesto interno ancora in contrazione e caratterizzato da numerose difficoltà e per questo sempre più proiettate verso i mercati stranieri. Come emerge dall’ultimo rapporto dell’Ance (l’associazione nazionale costruttori edili) – presentato qualche giorno fa alla Farnesina alla presenza del ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi e del sottosegretario Manlio Di Stefano – dal 2008 al 2017 il fatturato estero delle imprese del comparto è più che raddoppiato: da 6,4 miliardi di euro è passato a 14,4, con una crescita media annua del 9,3%. Se si considera, invece, il 2004 – quando ammontava a 3,1 miliardi – risulta addirittura quintuplicato.

Nel 2017, dopo 10 anni consecutivi di espansione, il valore della produzione oltre confine dei contractors italiani è aumentata ancora: +1,9% su base annua. Il portafoglio commesse si è arricchito di 298 nuovi lavori per un valore di 17,4 miliardi di euro, di cui 12 di competenza esclusiva delle aziende nazionali. In totale, le imprese italiane sono impegnate all’estero nella realizzazione di 811 opere per un controvalore complessivo di 82,2 miliardi e un portafoglio lavori di 51,3 miliardi.

Negli ultimi anni, peraltro, si è registrato un riposizionamento verso mercati sempre più competitivi e meno esposti al rischio politico. Nel 2017, più della metà delle nuove commesse – il 55% – è stata vinta nei Paesi Ocse e il 50% tra gli Stati del G20. In totale – secondo quanto afferma il rapporto Ance – le imprese italiane sono presenti in 92 Paesi. In assoluto a raggiungere i risultati migliori è il Gruppo Salini Impregilo.

Numeri certamente positivi ma che devono spingere a fare ancora di più, come ha sottolineato il ministero degli Affari esteri Moavero: “I dati sulla presenza italiana all’estero sono lusinghieri ma non dobbiamo cullarci sugli allori. Si può fare meglio, soprattutto nelle gare per le reti Ten-T in Europa“. “Dobbiamo essere orgogliosi delle straordinarie capacità dimostrate dalle nostre imprese, che rimangono tra le più competitive al mondo”, ha invece commentato il presidente Ance, Gabriele Buia, sottolineando l’indispensabile sinergia con il ministero degli Esteri e dello Sviluppo economico, con Ice e Sace. Una collaborazione – ha aggiuntosempre più strategica che garantisce un supporto costante anche alle imprese, grandi, medie e piccole, con risultati visibili e concreti“.

Secondo il vicepresidente Ance – e numero uno del Comitato Lavori all’estero – Giandomenico Ghella, le imprese italiane di costruzioni hanno dimostrato nuovamente nel 2017 “di avere le qualità e le competenze per potersi affermare anche in mercati fortemente complessi e competitivi“. “Lo dimostra” – ha osservato ancora – “il trend sempre in aumento della presenza delle nostre imprese nei Paesi del G20 e in quelli Ocse“. Lo stesso Ghella ha infine sollecitato con forza un’efficace e decisa politica di semplificazione delle regole nazionali, con l’obiettivo “di ridurre i tempi amministrativi, di velocizzare le procedure e di accelerare la spesa, attraverso l’eliminazione di tutte le norme superflue“. Che, come noto, non sono poche.